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Moto d'acqua, surf e altri sport: solo lontano dalla battigia

La sicurezza dei bagnanti è alla base della previsione di stringenti limiti, che vanno rispettati se non si vuole essere sanzionati
modo acqua in mare a largo

di Valeria Zeppilli – Spesso le spiagge italiane e le acque limitrofe vengono sfruttate dai bagnanti in maniera un po' troppo "spensierata", tanto che le località turistiche più in voga si presentano sovente come un vero e proprio caos.

In realtà, però, spiagge e mare fanno parte del demanio e il loro utilizzo è disciplinato da norme di legge e ordinanze locali che è meglio rispettare se non si vuole incorrere in sanzioni anche molto salate.

Tra le attività che vanno poste in essere con "cautela" ci sono, ad esempio, il surf, l'uso di moto d'acqua e gli altri sport "acquatici": per praticare molti di essi occorre allontanarsi dalla costa.

Il codice della navigazione, infatti, ha demandato alle Capitanerie di porto e ai Comuni interessati l'emanazione di ordinanze con le quali regolamentare il demanio marittimo anche in relazione all'utilizzo di mezzi che possono disturbare i bagnanti e arrecare pericoli per la loro incolumità.

Così, spesso anche negli stabilimenti balneari e sempre negli uffici delle Capitanerie o dei Comuni, è possibile consultare tali ordinanze: attività doverosa e di certo anche utile per evitare di trasformare le vacanze in un incubo (almeno dal punto di vista economico).

Specie con riferimento al periodo estivo e in determinate fasce orarie, infatti, praticare sport d'acqua con moto, surf e altri mezzi è disciplinato in maniera rigida e le distanze da rispettare sono ben precise: sempre molto lontano dalla battigia.

Si pensi, ad esempio, alle moto d'acqua: generalmente le ordinanze ne permettono l'utilizzo, peraltro limitato alle ore diurne e a condizioni meteo favorevoli, a una distanza non inferiore a 500 metri dalle spiagge, ridotta a 300 metri in caso di coste a picco.

E non si può neanche decidere di stare tranquilli rispetto alle eventuali sanzioni allontanandosi troppo dalla costa: i divieti possono riguardare anche le distanze massime (tendenzialmente pari a un miglio).

In alcuni giorni (ad esempio a ridosso di Ferragosto), peraltro, utilizzare surf e moto d'acqua può essere del tutto vietato.

Il consiglio fondamentale, quindi, è certamente quello di consultare le ordinanze.

Un aiuto arriva poi dalle segnalazioni che, soprattutto a salvaguardia dei bagnanti, sono apposte in acqua per indicare che la zona è "riservata" ai mezzi acquatici e quindi pericolosa. Ma non sempre ci si può fidare: talvolta tali segnalazioni possono mancare ed essere sostituite da cartelli che allertano i bagnanti di tale assenza ma che sono difficilmente visibili dagli sportivi e soprattutto non aiutano a procedere tranquilli.

Peraltro, oltre che quelle sulle distanze, per praticare numerosi sport acquatici occorre rispettare anche diverse altre prescrizioni.

L'esempio, ancora una volta, è quello delle moto d'acqua: per esse è necessaria la patente nautica da diporto; il varo, l'alaggio, la partenza e l'approdo non possono avvenire ovunque ma sono consentiti solo in strutture adeguatamente attrezzate; devono essere dotate di precisi elementi tecnici e così via.

Violare più di una prescrizione può essere davvero un danno per le finanze: basti pensare che nei giorni scorsi in Sicilia, a seguito di controlli, la polizia ha elevato sanzioni amministrative per un importo complessivo di circa undici mila euro.

Insomma: sì al divertimento, ma con cautela.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(16/08/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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