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Niente più bisturi per cambiare sesso all'anagrafe

Secondo la Corte costituzionale va lasciata al singolo la scelta delle modalità attraverso le quali realizzare il proprio percorso di transizione di genere
consulta
di Valeria Zeppilli – Recentemente, con la sentenza numero 221/2015, depositata il 5 novembre scorso (qui sotto allegata), la Corte costituzionale si è pronunciata su una questione assai scottante che anima i dibattiti non solo tra gli operatori del diritto, ma anche, e soprattutto, all'interno dell'opinione pubblica: la rettificazione del sesso.

All'esito di un lungo e complesso iter argomentativo, la Consulta, con la pronuncia in commento, ha chiarito che, ai fini dell'accesso al percorso giudiziale di rettificazione anagrafica, non è necessario il trattamento chirurgico.

Ciò, soprattutto, in ragione dell'assenza, nella legge n. 164/1982 (che regola la materia), della specificazione circa le modalità che possono dar luogo alla modifica, ovverosia se esse siano da ricondurre a interventi chirurgici o a cure ormonali o, ancora, conseguano ad una condizione congenita.

All'interprete, dunque, viene lasciato il compito di definire in concreto il perimetro delle modificazioni e le modalità con le quali realizzarle.

La Corte ha a tal proposito precisato che le disposizioni di cui alla suddetta legge costituiscono l'approdo di un'evoluzione volta a riconoscere il diritto all'identità di genere come diritto fondamentale all'identità personale.

A tal fine, viene dato rilievo non solo a elementi di carattere fisico ma soprattutto a elementi di carattere psicologico e sociale. Insomma per i giudici, che si rifanno anche alla loro precedente sentenza n. 161/1985, il sesso è un dato complesso della personalità, determinato da un insieme di fattori.

Così deve essere rimessa al singolo la scelta delle modalità attraverso le quali realizzare il proprio percorso di transizione di genere, ovviamente con l'assistenza di personale specializzato e tenendo conto di tutti gli aspetti che compongono l'identità di genere: psicologici, comportamentali e fisici.

Insomma, è alla varietà delle singole situazioni soggettive che, per la Consulta, va ricondotta l'ampiezza del dato letterale della norma e la mancanza di rigide predeterminazioni.

Rimane così imprescindibile procedere a un accertamento giudiziale rigoroso delle modalità che hanno condotto al cambiamento e del carattere definitivo di quest'ultimo, accertamento rispetto al quale il trattamento chirurgico rappresenta uno strumento solo eventuale.

Corte costituzionale testo sentenza numero 221/2015
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(28/11/2015 - Valeria Zeppilli)
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