Sei in: Home » Articoli

Cassazione: L'inosservanza del termine di comparizione all'udienza pre-fallimentare non comporta nullità se il debitore non ha validi motivi per opporsi al fallimento

Non c'è violazione del diritto di difesa se risulta applicabile alla fattispecie il principio di cui all'art. 156 cpc ossia se risulta raggiunto lo scopo
giudice sentenza martello cassazione
Corte di cassazione, sezione I, sentenza 3 Settembre 2014, n. 18595.

Nuova interessante pronuncia della Corte di Cassazione sull'inosservanza del termine di cui all'art. 15 Legge Fallimentare, per la comparizione all'udienza di istruttoria pre-fallimentare. 

Con sentenza n. 18595/2014, la Suprema Corte interviene sul ricorso avverso la sent. nr. 135/2011 della Corte d'Appello di Napoli, dichiarandone infondati i 4 motivi alla base. 

Per quanto riguarda i primi 2 motivi di ricorso, la Corte ha solo accertato che la notificazione fu correttamente eseguita ex art. 143 c.p.c., essendo stato impossibile eseguirla ex art. 140 c.p.c., nè vi fu vizio processuale ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.  Per quanto riguarda invece il terzo motivo (che qui ci interessa), sul mancato rispetto del termine dilatorio di 15 gg. previsto per l'audizione delle parti, ex art. 15, co. 3 L.F., la Corte osserva che il mancato rispetto di tale termine non è da considerarsi causa di nullita' per violazione del diritto di difesa se risulta applicabile alla fattispecie il principio generale di cui all'art. 156 del codice di procedura civile, ossia laddove risulti raggiunto lo scopo

Nel caso in esame infatti il ricorrente, non ha indicato, sul piano probatorio, elementi utili ai fini di un diverso esito del procedimento, nè ha dimostrato di aver subito alcun pregiudizio sotto il profilo processuale, avendo avuto meno tempo a disposizione per la redazione delle proprie difese. 

C'è anche un quarto motivo di ricorso che la Corte ha rigettato e riguarda gli effetti dell'avvenuta cessazione dell'attività dell'impresa. La Corte ha ricordato che l'iscrizione e la cancellazione dal registro delle imprese sono richieste per il principio della pubblicità nell'interesse dei terzi previsto dal nostro ordinamento. L'imprenditore per questo non può essere ammesso a dimostrare di aver cessato l'attivita' in data anteriore rispetto a ciò che risulta dalla cancellazione presso il suddetto registro, perché diversamente verrebbe meno la tutela dell'affidamento dei terzi. 

La Suprema Corte ha, così, respinto il ricorso con condanna alle spese di lite della parte soccombente.
testo sentenza Corte di Cassazione n. 18595/2014
Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF
(01/10/2014 - A.V.)
Le più lette:
» La manovra è legge: tutte le novità punto per punto
» Cani che abbaiano in condominio: Il punto della giurisprudenza
» Legge Pinto: cosa accade ai procedimenti in corso al 1° gennaio 2016?
» Eredità: 10 cose da sapere per una consapevole pianificazione successoria
» Con la depressione si può avere la 104?
Commenta
con Facebook
 
Commenta
con disqus
Commenta con Disqus: Selezionando "Preferisco commentare come ospite" non serve password. Ultime discussioni
blog comments powered by Disqus
Newsletter f g+ t in Rss
Print Friendly and PDF