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Vividown: la Cassazione assolve Google

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Dott.ssa Chiara Mazza
mazzachiara@libero.it
Dott.ssa Chiara Mazza - Google non è penalmente responsabile dei contenuti di filmati caricati in rete dagli utenti del web, nel caso in cui questi violino il Codice della Privacy.
Lo ha stabilito la terza sezione penale della Corte di Cassazione nella sentenza di qualche giorno fa, n. 5107/2014, relativa alla discussa vicenda del video raffigurante un ragazzo disabile offeso e deriso da altri soggetti minorenni e caricato su Google video, all'insaputa di tale soggetto.
A seguito di questo episodio, la società Google – che fornisce un servizio di Internet hosting provider - è stata accusata di non aver vigilato sui contenuti del filmato in questione, segnalato da alcuni utenti nei giorni 5 e 6 novembre 2006 e rimosso dal provider il giorno 7 novembre, dopo una richiesta di rimozione pervenuta anche dalla Polizia Postale.
A seguito di un'affermazione di responsabilità penale del provider in primo grado, i giudici della Corte d'Appello di Milano invertirono le sorti del processo con sentenza di assoluzione nel dicembre 2012, poi confermata in questi giorni dalla Cassazione.
Ebbene, giova segnalare alcuni punti salienti della sentenza che dal punto di vista giuridico risultano molto interessanti.
Innanzi tutto, la Cassazione qualifica Google Video come un host provider, poiché svolge un ruolo di mera intermediazione tecnica, pur essendo proprietaria della piattaforma sulla quale gli utenti possono liberamente caricare i filmati, del cui contenuto restano gli esclusivi responsabili. Si esclude, in sostanza, sia un concorso omissivo nel reato contestato agli utenti sia il dolo specifico – incompatibile con il dolo eventuale individuato dal Tribunale - richiesto dalla norma incriminatrice, atteso che gli imputati non erano preventivamente a conoscenza del video e del suo contenuto offensivo.
Oltretutto, la Suprema Corte, con riguardo alla privacy e al trattamento dei dati personali, ribadisce che "non sussiste in capo al provider alcun obbligo sanzionato penalmente di informare il soggetto che ha immesso i dati dell'esistenza e della necessità di fare applicazione della normativa relativa al trattamento dei dati stessi". In sostanza, Google non è titolare del trattamento dei dati sensibili eventualmente contenuti nel video, mentre lo sono gli utenti stessi che lo hanno caricato, ai quali possono essere applicate le sanzioni penali e amministrative previste dal Codice della Privacy.
La natura del servizio reso - mero servizio di hosting - esclude la responsabilità penale dei manager di Google non essendo configurabile in capo a questi alcun obbligo generale di controllo.
La decisione in commento ha senz'altro messo in luce l'importanza di non attribuire al provider eccessive responsabilità sui contenuti dei filmati caricati dagli utenti, atteso che il servizio di hosting non ha alcun controllo sui dati che vengono caricati, né contribuisce in qualche modo alla loro scelta. 
L'esito cui è pervenuta la Cassazione non consente di escludere, però, una responsabilità etica tale per cui è necessario dimostrare di aver predisposto tutte le misure idonee a evitare vicende come quella in oggetto. Risulterebbe efficace, ad esempio, accelerare i tempi di reazione al cospetto di filmati potenzialmente offensivi e segnalati da utenti che ne evidenziano l'inopportunità.
Dott.ssa Chiara Mazza - mazzachiara@libero.it
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(10/02/2014 - Dott.ssa Chiara Mazza)
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