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Cassazione: Feste in piazza? Si, se i decibel non sfondano i timpani!

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di Barbara LG Sordi -
Una sentenza della Cassazione, che mi ha riempito di gioia, lo devo ammettere. Per una mia personale battaglia contro il frastuono prodotto dalla musica, spesso techno, di un centro sociale storico milanese, ormai non più abusivo bensì legalizzato dal Comune stesso. Quello che leggerete mi dà speranza, se non altro per far valere i miei diritti di cittadino non nottambulo. E dare un valore alle mie notti passate in bianco.

Sfogo a parte, i protagonisti della vicenda finita in Cassazione sono i componenti di una famiglia di Castrocaro Terme, residente proprio nella città dove lo storico Festival canoro, oltre a molte altre manifestazioni musicali, si tiene da anni. La famiglia del signor R.R. rivendica di aver subito danni durante le lontane edizioni del 1998-99, che si tennero proprio nella piazza dove si trovava la loro casa, cioè Piazza Machiavelli.

Un incubo che spinse la famiglia a denunciare il Comune stesso, richiedendo il risarcimento per i danni dovuti ai disagi subiti. La famiglia venne da subito riconosciuta come parte effettivamente danneggiata, tanto che al Comune di Castrocaro Terme venne inflitto un risarcimento di tremila euro. Forse non una cifra che ti cambia la vita, ma che almeno qualche giorno in un resort di grande relax, quello si te lo concede.

Il Comune ovviamente non gradì per nulla la decisione, temendo soprattutto in un'ondata continua di richieste, e pertanto decise di fare appello alla Corte di Bologna. I giudici d'appello, però, nel 2008 confermarono la sentenza. Il Comune a questo punto si è rivolto in Cassazione, per tentare un'ultima via per non risarcire un bel niente

LaTerza sezione civile, con sentenza 20592, ha invece dato ragione alla famiglia di Roberto R., ribadendo che le feste organizzate in piazza devono garantire "quel minimo di tolleranza che la convivenza civile ci impone". Bando quindi ai decibel a palla perché in caso contrario, il Comune che ha organizzato la manifestazione può essere (giustamente) chiamato in giudizio per risarcire i danni arrecati.

Gli ermellini hanno convalidato la condanna al risarcimento di tremila euro, "per il danno da compromissione alla sfera personale e di vita accertata la intollerabilità delle immissioni di rumore". Ed ha aumentato la posta, condannando il Comune a tirar fuori altri duemiladuecento euro di onorari.

Forse sarebbemeglio tenere le manifestazioni un po' più in sordina. Meno grane... e grana da sborsare!

P.s.: potrei provaci anch'io? A chiedere un risarcimento, non ad organizzare un festival.
Email barbaralgsordi@gmail.it
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(27/11/2012 - Barbara LG Sordi)
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