Entro fine anno la Banca del DNA anche in Italia

Anche in Italia ci sarà un registro genetico dei pregiudicati per il contrasto alla criminalità
Immagine di frammenti del DNA

Ancora pochi mesi di attesa, e poi (al massimo entro la fine del 2015), la Banca Dati del DNA per il contrasto della criminalità, istituita con legge 85/2009, dovrebbe finalmente prendere corpo.

È quanto assicura il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che insieme al Consiglio dei Ministri ha appena dato un primo (provvisorio) placet allo schema del regolamento attuativo. Così, sulla base della normativa interna approvata 6 anni fa, a ratifica delle disposizioni contenute nel Trattato di Prüm, anche nel nostro Paese esisterà un “registro genetico” di soggetti pregiudicati – ma anche di cadaveri e familiari di persone scomparse –, che possa agevolare il lavoro di magistratura e polizia giudiziaria.

Le attese sono alte: l'archivio nazionale delle doppie eliche si è infatti già dimostrato decisivo nel risolvere il 45% dei casi giudiziari in Gran Bretagna, il 43% in Olanda e il 17% dei crimini in Germania. Inoltre, la possibilità di coordinamento fra le Banche Dati e gli organi inquirenti dei vari Paesi aderenti all'accordo, ne amplificherà senz'altro l'efficacia.

Molte le potenzialità applicative del nuovo strumento, secondo il ministro: dalla conduzione di analisi più celeri e di successo sui delitti appena commessi, alla riapertura dei cosiddetti “casi freddi” (che magari avevano subito un arresto delle indagini perché ai tempi non era possibile avvalersi delle sofisticate tecniche scientifiche disponibili oggi), alla ricerca mirata di persone scomparse, all'identificazione di corpi e resti umani non ancora riconosciuti.

Ma anche la possibilità di scagionare innocenti detenuti illegittimamente, che invocano giustizia!
Mara M.
(08/07/2015 - Mara M.)
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