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2.2. L'intervento dei terzi nel giudizio

Guida di procedura civile > Cap. 1 "Processo di cognizione davanti al Tribunale" > 2.2. L'intervento dei terzi nel giudizio

Non sempre il processo si svolge solo tra le parti originarie (Attore e convenuto) essendo sempre possibile che un terzo possa entrare nel processo o di sua iniziativa o perchè chiamato in causa dalle parti o per ordine del giudice.

L'intervento volontario è disciplinato dagli articoli 105 e 267 c.p.c.

Chiunque può intervenire in un processo che pende tra altri soggetti se vuole far valere nei confronti di una o più parti un suo diritto relativo all'oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel processo medesimo.
E' anche possibile intervenire solo per sostenere le ragioni di alcuna delle parti, sempre che abbia un proprio interesse (si parla in tale ipotesi di intervento adesivo).

Per intervenire nel processo, l'art,. 267 dispone che il terzo deve costituirsi presentando in udienza o depositando in cancelleria una comparsa (atto di intervento) con cui espone le proprie ragioni, propone mezzi di prova e deposita documenti.

 

L'intervento può avvenire anche su istanza di parte ai sensi dell'art. 106 cpc 

Le parti infatti possono chiamare nel processo un terzo al quale ritengono la causa comune o da cui pretendono di  essere garantite.

Alla chiamata di un terzo in causa si provvede ai sensi dell'art. 269 cpc. Ttale norma dispone che la parte che vuole chiamare un terzo in causa vi provvede mediante citazione a comparire nell'udienza fissata dal giudice istruttore ai sensi del presente articolo, osservati i termini dell'articolo 163-bis.
E' importante però il rispetto di alcune norme procedurali: il convenuto che intenda chiamare un terzo in causa deve, infatti, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di risposta e contestualmente chiedere al giudice istruttore lo spostamento della prima udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell'articolo 163-bis. Il giudice istruttore, entro cinque giorni dalla richiesta, provvede con decreto a fissare la data della nuova udienza. Il decreto è comunicato dal cancelliere alle parti costituite. La citazione è notificata al terzo a cura del convenuto.
Anche l'attore potrebbe essere interessato a chimare un terzo in causa. Ove, infatti, a seguito delle difese svolte dal convenuto nella comparsa di risposta, sia sorto l'interesse dell'attore a chiamare in causa un terzo, l'attore deve, a pena di decadenza, chiederne l'autorizzazione al giudice istruttore nella prima udienza. Il giudice istruttore, se concede l'autorizzazione, fissa una nuova udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell'articolo 163-bis. La citazione è notificata al terzo a cura dell'attore entro il termine perentorio stabilito dal giudice.
La parte che chiama in causa il terzo deve depositare la citazione notificata entro il termine previsto dall'articolo 165, e il terzo deve costituirsi a norma dell'articolo 166.


C'è infine l'intervento per ordine del giudice.

Se infatti il giudice ritiene opportuno che il processo si svolga in confronto di un terzo al quale la causa e' comune, ne ordina l'intervento (art. 107 cpc)

In tal caso la chiamata del terzo può essere ordinata in ogni momento dal giudice istruttore per una udienza che viene fissatta dallo stesso giudice.

In questi casi una qualsiasi delle parti deve provvedere a citare il terzo per tale udienza. Se nessuna delle parti lo fa il giudice istruttore dispone con ordinanza non impugnabile la cancellazione della causa dal ruolo (art. 270 cpc).


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