Da due a quattro euro in più per far fronte alle spese aggiuntive dovute alla pandemia, come nel caso delle sanificazioni. Le denunce di Codacons e Uniconsum
donna che controlla lo scontrino fiscale

di Gabriella Lax - Fa capolino sugli scontrini la tassa Covid, ovvero un surplus, da due a quattro euro solitamente, per far fronte alle spese aggiuntive dovute alla pandemia, come nel caso delle sanificazioni e messa in sicurezza.

Covid-tax: la denuncia di Codacons

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La denuncia arriva da Codacons che sta ricevendo da giorni le segnalazioni dei consumatori su rincari delle voci di spesa originali. Come evidenzia il presidente Carlo Rienzi: «Numerosi consumatori hanno denunciato al Codacons un sovraprezzo, mediamente dai 2 ai 4 euro, applicato in particolare da parrucchieri e centri estetici ai propri clienti Un balzello inserito in scontrino con la voce "Covid" e che sarebbe imposto come contributo obbligatorio per sostenere le spese degli esercenti per sanificazione e messa in sicurezza dei locali. Abbiamo anche registrato - aggiunge Rienzi - casi di centri estetici che obbligano i clienti ad acquistare in loco un kit monouso costituito da kimono e ciabattine, alla modica cifra di 10 euro - aggiunge Rienzi - Chi non versa tale 'tassa' e non acquista il kit, non può sottoporsi ai trattamenti, sempre per le esigenze legate al Covid». Dall'associazione di consumatori è già partita una denuncia alla Guardia di Finanza e all'Antitrust, con tutte le segnalazioni del caso, affinché possano partire le indagini sul territorio.

"Tassa di solidarietà": la segnalazione di Uniconsum

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Sullo stesso tema stata denunciata anche dall'Unione nazionale consumatori che, in una nota del presidente Massimo Dona evidenzia: «Alcuni consumatori ci hanno segnalato una novità. Alcuni centri estetici e parrucchieri avrebbero introdotto un contributo extra, una sorta di tassa di solidarietà per le varie spese aggiuntive, come quelle di sanificazione. Per ora si tratta di singoli casi isolati. Li invitiamo, comunque, a ripensarci spontaneamente. Ci sono, infatti, forti dubbi sulla legittimità di una tale pratica, anche nel caso la 'sovrattassa' fosse segnalata in modo chiaro e trasparente, considerato che il consumatore deve pagare per il servizio reso, non dare contributi per le spese sostenute, salvo siano su base volontaria».

Credito d'imposta per la sanificazione

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Se è vero che l'aumento dei costi c'è stato per gli esercizi commerciali, è anche vero che lo Stato ha previsto, col decreto Rilancio ai soggetti «esercenti attività d'impresa, arte o professione» un credito d'imposta in misura pari al 60 per cento delle spese sostenute nel 2020 (fino a un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario) per le attività di sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l'attività lavorativa e degli strumenti utilizzati. Tra queste: l'acquisto di dispositivi di protezione individuale, come mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione; di prodotti detergenti e disinfettanti; di termometri e termoscanner, di dispostivi per garantire la distanza di sicurezza interpersonale, come barriere e pannelli protettivi, comprese le eventuali spese di installazione.

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Foto: 123rf.com
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