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La clausola "salvo incasso" e il c.d. storno

Il principio contenuto nell'art. 1829 c.c.
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Avv. Giampaolo Morini - La presunzione dell'esistenza di una clausola "salvo incasso", in mancanza di diversa volontà delle parti, è giustificata dall'esigenza di evitare che il rischio dell'insolvenza del debitore gravi sul ricevente. Pertanto, se il terzo debitore è inadempiente, il ricevente può agire per la riscossione, oppure, e anche se ha già infruttuosamente esercitato azioni contro il debitore, eliminare la partita dal conto, reintegrando nelle sue ragioni colui che ha effettuato la rimessa.

La natura della clausola salvo incasso

Dalla lettera della norma si deduce che la clausola "salvo incasso" non si riferisce all'inclusione nel conto del credito rimesso, ma al negozio di trasferimento. Quindi, si ritiene che la reintegrazione nelle proprie ragioni di colui che ha effettuato la rimessa, non tragga la propria ragione d'essere dall'eliminazione della partita dal conto (c.d. storno), ma dal venir meno del trasferimento. Il ricevente, in sostanza, deve compiere tutti gli atti necessari per conservare impregiudicato il diritto e le azioni che il rimettente può promuovere verso il terzo e gli eventuali obbligati. Due sono, pertanto, le condizioni per risolvere il negozio attraverso lo storno: che il credito non sia stato pagato e che il diritto del rimettente verso il terzo non sia stato pregiudicato[1].

Sulla natura della clausola sia la dottrina che la giurisprudenza hanno mostrato opinioni contrastanti. Taluni autori, attribuiscono alla clausola natura di condizione risolutiva mista ritenendo che la risoluzione del trasferimento sia subordinata al verificarsi di un avvenimento futuro ed incerto[2].

Secondo un'altra teoria la clausola corrisponderebbe ad una garanzia della solvenza , per cui il mancato pagamento del terzo farebbe sorgere nel ricevente il diritto potestativo di avvalersi di tale garanzia e causare, pertanto, lo scioglimento del rapporto con la restituzione di quanto ha dato in corrispettivo (la c.d. controannotazione)[3].

La giurisprudenza, nel differenziare il conto corrente bancario da quello ordinario, stabilisce che mentre nel primo la clausola "salvo incasso", ricollegandosi ad un mandato conferito alla banca per la realizzazione del credito portato dal titolo, non opera come condizione risolutiva, ma come condizione sospensiva del trasferimento stesso, nel conto corrente ordinario, la rimessa ha carattere traslativo e la clausola in questione è da considerarsi come una condizione risolutiva che incide sul trasferimento del credito facendone venire meno gli effetti e giustificando l'eliminazione della partita dal conto (C. 5325/91)[4].

Avv. Giampaolo Morini

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[1] Così testualmente Fiorentino, 20; Martorano, 662

[2] Fiorentino, 21; Scozzafava, Grisi, Conto corrente ordinario , in Tratt. Rescigno , 12, IV, Torino, 1985, 768, secondo i quali l'inclusione del credito verso un terzo deve ritenersi effettuata pro solvendo e non pro soluto ; Molle, I contratti bancari , in Tratt. Cicu-Messineo , Milano, 1981, 400

[3] Martorano, 663

[4] Cass. civ. sez. I, 13.05.1991 n. 5325 : La clausola , inerente al versamento in conto corrente bancario di un titolo di credito, non opera come condizione risolutiva del trasferimento della proprietà del titolo medesimo alla banca ricevente (come si verifica nel conto corrente ordinario), ma, ricollegandosi ad un mandato conferito alla banca per la realizzazione del credito portato dal titolo, ha effetto sospensivo del trasferimento stesso - anche in caso di esito positivo della richiesta di benefondi - in attesa che il mandato sia compiutamente adempiuto con la riscossione della somma menzionata nel titolo; ne consegue che il rimettente acquista la disponibilità di tale somma solo dopo che il titolo sia stato effettivamente pagato.

Cass. civ. sez. I, 13.05.1991 n. 5325 : Alle operazioni bancarie in conto corrente si applica il principio contenuto nell'art. 1829 c.c., richiamato dal successivo art. 1857, secondo cui l'accreditamento sul conto corrente del cliente dell'importo di un assegno trasferito alla banca per l'incasso deve ritenersi sempre effettuato , con la conseguenza che, se il creditore portato dall'assegno non viene soddisfatto dal terzo obbligato, la banca può eliminare la partita dal conto, reintegrando il correntista nelle sue ragioni con la restituzione del titolo.

(24/09/2017 - Avv.Giampaolo Morini)
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