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Omicidio stradale: a piedi fino a 5 anni anche se si è assolti

La misura cautelare prevista dalla nuova legge si applica anche alle lesioni e a prescindere dall'assoluzione dal reato
uomo alla guida di una macchina giocattolo simbolo senza patente

di Valeria Zeppilli – La recente entrata in vigore della legge numero 41/2016 sull'omicidio stradale (sulla quale leggi: "L'omicidio stradale è legge. Le novità in breve e il testo del DDL".) comporta molte più novità di quelle che a prima vista sembrerebbero essere state introdotte e che sono note ai più.

Basti pensare che, se a seguito di incidente stradale si causa una lesione con prognosi superiore a 40 giorni, il rischio è quello di vedere sospesa la propria patente per una durata che non è più di massimo tre anni ma che può arrivare sino a cinque.

Se sussistono elementi fondati di evidente responsabilità, al Prefetto ciò basta per disporre la misura cautelare senza che a tal fine assuma rilievo l'eventuale corresponsabilità del ferito nella quantificazione del danno complessivo.

L'obiettivo del legislatore, nel prolungare la durata massima della sospensione della patente di guida, è quello di evitare che chi abbia causato incidenti gravi torni presto al volante.

Di certo, però, si tratta di una misura rigida, perfettamente in linea con il carattere che è stato conferito alla recente legge. Specie se si considera che la sua incidenza nella vita di chi subisce la sospensione prescinde dal fatto che poi, nei fatti, vi sia stata assoluzione rispetto al reato contestato.

È chiaro quindi che le forze dell'ordine, nel redigere il verbale, devono prestare una minuziosa attenzione a tutti i dati che trovano sul luogo del sinistro senza limitarsi a concentrare del tutto prioritariamente l'attenzione sulla (seppur fondamentale) esigenza di sgomberare la strada.

È infatti proprio al verbale che il Prefetto deve fare riferimento per valutare la sussistenza di elementi fondati di evidente responsabilità idonei a lasciare a piedi il responsabile del danno.

Non resta che attendere le risposte che la prassi darà alle nuove norme.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(13/04/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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