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Whatsapp: rischi legali di un utilizzo superficiale dell'app

Casi di un utilizzo superficiale della nota app di messaggistica


Croce e delizia

WhatsApp è ormai diventato la scatola nera di ognuno di noi. Lo utilizziamo per comunicazioni lavorative, ludiche, personali, intime, di gruppo. È parte integrante delle nostre vite, e contiene anche tutti i nostri segreti. Ragion per cui è al centro di una serie di sentenze scaturite da un suo utilizzo spesso disinvolto o inconsapevole, con serie conseguenze di natura civile e penale. L'applicazione è talmente diffusa che averla è quasi una necessità. L'importante è però utilizzarla con giudizio e buon senso. Facciamo quindi alcune considerazioni, cominciando con il premettere che i messaggi tramite l'app in questione sono corrispondenza a tutti gli effetti (cfr. Corte costituzionale, sentenza 170/2023 e Cassazione SS.UU. civili, sentenza 4009/2026).

Tradimenti virtuali

Incorre nell'addebito della separazione il coniuge sorpreso a scrivere via chat parole d'amore all'amante, perché la realtà dei fatti si presume essere quella riprodotta nei testi (Cassazione, ordinanza 12794/2021; 8750/2022). Naturalmente foto, filmati e chat debbono essere acquisiti in modo lecito da coniugi ancora sposati tra loro, e che hanno quindi reciproco accesso ai propri telefoni dei quali condividono le password (cfr. Cassazione, ordinanza 4530/2025).

Chat di gruppo

Commette il reato di diffamazione chi posta un messaggio che lede la reputazione professionale di un altro partecipante ad una chat di gruppo (cfr. Cassazione, sentenza 39414/2025 – messaggio nella chat genitori contro un insegnante). Analogo reato commette chi pubblica sul proprio stato messaggi tesi ad offendere altre persone (cfr. Cassazione, sentenza 33219/2021).

Il WhatsApp dell'ex

Chi accede all'applicazione di messaggistica istantanea del proprio ex, conoscendone la password perché rimasta invariata, commette il reato sia di accesso abusivo a sistema telematico sia di violazione di corrispondenza: quanto al primo, perché l'utilizzo delle credenziali dà un risultato in contrasto con la volontà della persona offesa, anche se la chat è aperta e se l'agente ne utilizza il contenuto esclusivamente nel giudizio di separazione (cfr. Cassazione, sentenza 34141/2019); con riguardo al secondo, il reato si realizza proprio perché trattasi di corrispondenza, ed è ininfluente che la utilizzi in un giudizio civile (cfr. Cassazione, sentenza 3025/2025).

WhatsApp e la privacy

Configura invece il reato di trattamento illecito di dati personali pubblicare sui social la foto profilo WhatsApp altrui senza il consenso dell'interessato, in quanto il danno necessario ad integrare tale delitto ben può avere natura non patrimoniale (cfr. Cassazione, sentenza 29683/2025).

Stalking via messaggio

Inviare una serie di messaggi insistenti può invece realizzare il reato di stalking, seppur questi casi si riferiscono ad una mole importante di comunicazioni nell'ambito di rapporti di coppia in corso o terminati (cfr. Cassazione, sentenze 27453/2024; 46834/2022; 33707/2025).

Reati sessuali

Integra invece il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti inoltrare foto o filmati di tale natura senza il consenso della persona ritratta, anche se sono stati acquistati su una piattaforma a pagamento tipo OnlyFans (cfr. Cassazione, ordinanza 30169/2025). Inviare proprie immagini di questo tipo, tramite Whatsapp, ad un minore di anni 14, realizza invece il reato di corruzione di minorenni (cfr. Cassazione, sentenza 38751/2019).


Andrea Pedicone
Consulente investigativo ed in materia di protezione dei dati personali
Auditor/Lead Auditor Qualificato UNI CEI EN ISO/IEC 27001:2017

Data: 02/04/2026 06:00:00
Autore: Andrea Pedicone