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Genitorialità in divenire

L'articolo mette in luce le difficoltà dei genitori di prendere consapevolezza del loro ruolo e propone un'analisi densa di indicazioni che possono aiutare i genitori a trovare il loro equilibrio



Edoardo e Chiara Vian, esperti di famiglie in difficoltà, affermano: "Le persone liete fecondano la terra, sono portatrici di speranza, sono persone belle dalle quali farci contagiare. Sono persone che sanno anche stare nel dolore della vita, quando arriva, e cogliere in esso una sapienza redentrice". Non sono genitori solo quelli che concepiscono figli, ma anche coloro che fecondano e fertilizzano continuamente la vita, nonostante le iatture. Genitorialità non è geneticità, ma generatività, generazionalità, generosità.

La genitorialità richiede tanto equilibrio ed è una continua ricerca di equilibrio, con se stessi, con l'altro genitore, con i figli, con ogni ambiente esterno e così via. I genitori devono innanzitutto ricordare a se stessi che sono sempre genitori ma non solo genitori.

Rannveig Kaldager Hart, ricercatrice sulla fertilità presso l'Istituto norvegese di salute pubblica, ha indicato (inizi 2025) tra le cause della denatalità in Norvegia (ma non solo), oltre ai costi per la casa, il "cambio culturale" legato alla "genitorialità intensiva" delle nuove generazioni: "avere un solo figlio o al massimo due garantisce un approccio più centrato sul bambino, su cui i genitori riversano più tempo, emozioni e investimenti finanziari per garantirne il successo nella vita, di cui si sentono personalmente responsabili". Bisogna fare molta attenzione ai rischi della "genitorialità intensiva", anche perché è fondamentalmente una concezione adultocentrica, se non proprio egoistica.

Oggi esistono nuove forme di orfanità, tra cui gli "orfani educativi" a causa dell'eclissi della genitorialità, quella stessa eclissi che "genera" altri problemi.

Lo psicologo e psicoterapeuta Mario Di Pietro spiega: "Se un genitore non può diventare parte della soluzione allora significa che è parte del problema, bisogna pensare a un intervento come il parent training per esempio nel caso di genitori di bambini ansiosi" (in un webinar del 4 novembre 2024). Aumentano i cosiddetti bambini problematici perché il problema è a casa, nella mancata educazione da parte dei genitori oppure in una mancata coerenza nella coppia genitoriale o in una genitorialità emotivamente immatura, condizioni che incorrono sempre più spesso in forme di patologia della cura.

Interessante la legge della Campania L. R. 11 novembre 2024, n. 18 "Disposizioni in materia di promozione e valorizzazione della famiglia e della genitorialità in ambito regionale" perché contiene vari principi del moderno diritto di famiglia. Anche se nella rubrica della legge è citata la famiglia al singolare nel testo della legge si parla di "famiglie" al plurale. Si parla ripetutamente di "ruolo", innanzitutto delle famiglie di cui si precisa il "ruolo essenziale" e il "ruolo attivo", poi di ruolo della paternità e della maternità, di ruolo genitoriale, di ruolo chiave dei soggetti pubblici. Si rimarca la funzione educativa, come nell'art. 5: "agevolare la famiglia nell'opera di educazione dei figli e nella formazione della loro personalità in tutti i suoi aspetti psicologici, sociali, relazionali e culturali". È richiamata la cultura dell'infanzia (art. 5). È ribadito il diritto alla bigenitorialità dei figli minori (art. 8).

Il pedagogista Daniele Novara, sugli adolescenti sostiene: "Che vantaggio può avere un quindicenne da una mamma o da un papà che presume di cogliere con l'esattezza di uno specialista i suoi stati psichici ed emotivi nell'età più problematica dell'esistenza" Ribadire che l'adolescenza non è una malattia permette di impostare un'organizzazione educativa che non coincide con le nuove definizioni di genitore-testimone, di genitore-empatico, se non addirittura di genitore-amico. Quel che conta è lo spostamento dal baricentro materno, ossia dal maternage infantile, a un'impostazione più regolativa basata su un paterno educativo, non patriarcale, che sappia offrire i giusti argini e assist a questa età così imprevedibile ma anche così straordinariamente ricca di opportunità. Quando sento tanti genitori continuare a riferirsi a ragazzoni di tredici, quattordici anni, con il termine «il mio bambino» mi viene un po' di magone perché non è certo su questa strada che riusciamo a tirarli fuori dalla dipendenza infantile per concedere loro uno spazio di scoperta e di autonomia" (in un articolo del 30 aprile 2025). L'adolescenza non è un problema ma, oggi, il problema è rappresentato da quello che sono diventati i genitori o quello che non sono i genitori. Nelle Linee Guida sull'infanzia e l'adolescenza (AICS, giugno 2021) si punta molto sulla genitorialità e si specifica, per esempio, genitorialità adolescenziale e genitorialità positiva.

Un altro modo inadeguato di esercitare la genitorialità è quello dei cosiddetti "genitori idealizzanti", aspetto che acuisce le tensioni durante l'età adolescenziale dei figli, periodo in cui si ha la fisiologica decostruzione dell'idealizzazione dei genitori da parte dei figli (da bambini) per distaccarsi dal nido familiare e per strutturarsi una propria identità.

Non vi è coincidenza tra la sfera della genitorialità (che è ampia e prevalentemente "interrelazionale") e quella della responsabilità genitoriale (artt. 315 cod. civ. e ss.) – che discende dalla prima e da cui si può decadere – e, comunque, in ogni caso che riguardi la relazione genitori-figli il criterio principe è l'interesse superiore del bambino. È quanto conferma l'ordinanza Cass. civ. Sez. I, 21.10.2024, n. 27171 secondo cui la decadenza dalla responsabilità genitoriale non è incompatibile con il diritto di visita del minore: può essere consentito il diritto del minore a mantenere rapporti col genitore decaduto, qualora ciò corrisponda al suo interesse.

"Il panorama relazionale adulto appare spesso avvolto da fosche nubi – secondo la psicologa Ameya Canovi –. Insicurezza, smarrimento e difficoltà nel costruire legami autentici caratterizzano non solo le relazioni amorose, ma anche quelle familiari e amicali. Sembra che abbiamo smarrito la capacità di intrecciare relazioni da cui poter trarre piacere, arricchimento, e da cui, al tempo stesso, potersi anche svincolare senza annullarsi. Molti adulti restano imprigionati in schemi relazionali fondati sul possesso, sull'illusione che l'altro debba colmare i propri vuoti, fungere da àncora o da garanzia. La relazione viene così vissuta come colla che incolla o come gabbia che trattiene, in una dinamica dove sicurezza fa rima con controllo. Ma da dove nasce tutto questo" Le radici affondano spesso lontano, in un'infanzia in cui si è stati esposti a pratiche educative rigide, punitive, manipolatorie. È qui che entra in gioco la pedagogia nera, quel sistema educativo che, pur travestito da educazione onesta e correttiva, insegna fin da piccoli a obbedire senza discutere, a reprimere emozioni, bisogni, desideri. Un sistema che alimenta la paura del conflitto, la sfiducia in sé stessi, e la convinzione di dover sempre meritare l'amore o la considerazione altrui". Prima di o per diventare genitori, bisognerebbe acquisire la consapevolezza di quale imprinting educativo si sia ricevuto, dei nodi relazionali per non ripetere gli stessi errori, per non provocare le stesse ferite, per non riproporre lo stesso modello genitoriale. La genitorialità dovrebbe essere la massima espressione dell'adultità, amore gratuito e liberante.

Daniele Novara ribadisce: "Si aggiunge anche la tendenza di tanti genitori a un eccesso di controllo, a pretendere dai bambini comportamenti non ancora adeguati alla loro età. In un'epoca profondamente narcisistica, si è creata una sorta di intolleranza verso atteggiamenti tipicamente infantili e quindi si ricorre spesso a urla, se non addirittura alla ricerca di neurodisturbi che altro non sono che la normale dimensione infantile". Genitorialità: darsi una misura, dare una misura all'amore, dare amore a misura di bambino, di quel figlio che si ha di fronte e non nel proprio immaginario. Alcune "dritte" sono fornite dagli artt. 18 e 27 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia.

La psicologa Daniela Lucangeli richiama: "La prima cosa da comprendere è che oggi, nella società occidentale, a sentirsi attaccati, inadeguati, stressati non sono i genitori, sono gli esseri umani. Il diventare genitore si aggiunge a una serie di altri doveri, è una delle tante richieste sociali a cui assolvere. È una condizione che gli esperti chiamano «gestione performativa dell'adulto»". Oggi la genitorialità è sempre più immatura, inadeguata, fragile perché è latitante l'adultità in generale che richiede responsabilità e responsività. In questo clima di deresponsabilizzazione e giovanilismo si dimentica pure che l'educazione di un bambino è a carico di tutta la comunità, come si faceva in passato, si fa tuttora in altre culture ed è richiamato in alcuni articoli della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia. La genitorialità non è una performance ma una relazione di vita, una sfera intrapersonale e interpersonale.

A inizio ottobre 2025, a Roma è stato presentato il 6° Piano Nazionale infanzia e adolescenza, che punta a valorizzare il ruolo della famiglia, rafforzare le competenze genitoriali e promuovere l'affido familiare. Affronta, inoltre, le sfide educative contemporanee, come l'alfabetizzazione digitale e la partecipazione giovanile, dando risalto al ruolo dei Centri per la famiglia e individuando interventi per contrastare l'isolamento e la povertà educativa. In ambito sanitario, punta alla prevenzione del disagio mentale e relazionale e trasversalmente investe nella raccolta e analisi dei dati per orientare le politiche pubbliche. A differenza del precedente, il 6° Piano è più concreto e mirato, suddiviso in tre parti: genitorialità, educazione, salute. Quelli che sono i pilastri della vita e del benessere di ogni bambino (basti considerare la complessa questione della cosiddetta "famiglia nel bosco").

La psicologa e psicoterapeuta Ljuba Lucariello precisa: "La genitorialità non è un atto, ma un processo. […] I figli nascono da un desiderio, quello di genitorialità, ma non sono l'oggetto, la realizzazione di desideri, perché hanno quelli loro" (in un webinar del 18 novembre 2025). La genitorialità è una responsabilità, è un compito da assolvere tenendo conto l'interesse superiore del fanciullo che è la "giusta via di mezzo" (art. 18 Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia).

Genitorialità: non pianificazione ma tutt'al più "panificazione" della vita dei figli.

La parola "genitori" contiene "giorni", perché si fa, si è, si diventa genitori nei giorni, con i giorni che passano, tutti i giorni. Genitorialità è quotidianità, ordinarietà, non geneticità o genericità.

Data: 16/03/2026 06:00:00
Autore: Margherita Marzario