Crans-Montana: quando la giustizia svizzera diventa un paradosso elvetico
La scarcerazione di Jacques Moretti con una cauzione di 200.000 franchi svizzeri ha fatto saltare dalla sedia mezza Italia, e francamente anche me.
Come professionista che da anni naviga tra le acque del diritto transfrontaliero italiano e svizzero, devo ammettere che questa volta la proverbiale precisione elvetica ha prodotto un risultato che sa più di barzelletta che di giustizia.
Ma attenzione: dietro l'apparente paradosso si nasconde una realtà processuale che merita un'analisi approfondita, perché la Svizzera, nel bene e nel male, concluderà questo processo con una rapidità che noi italiani possiamo solo sognare.
Il Mito Svizzero che Vacilla (Ma Non Crolla).
Siamo cresciuti tutti con il mito della Svizzera dove tutto funziona perfettamente: gli orologi, i treni, le banche e, naturalmente, la giustizia.
Come ha giustamente osservato l'assessore Bertolaso, "in Svizzera se si supera di un chilometro il limite di velocità fanno immediatamente la foto e addirittura credo sia quasi penale una violazione di questo genere". Eppure, di fronte a una tragedia che ha causato 40 morti e 116 feriti, il sistema giudiziario elvetico ha deciso che 200.000 franchi - l'equivalente di 30-40 stipendi, una cifra che per chi conosce la realtà economica del Vallese è quasi irrisoria - fossero sufficienti per garantire la libertà di chi è accusato di omicidio colposo plurimo.
Il paradosso è evidente: la cauzione è stata pagata da un "caro amico" che ha voluto restare anonimo, elemento che solleva interrogativi non solo sulla trasparenza del procedimento, ma anche sulla reale capacità economica dell'indagato di garantire la propria presenza processuale.
È come se il sistema svizzero, così rigoroso nel multare chi supera il limite di velocità, diventasse improvvisamente comprensivo quando si tratta di una strage.
La Reazione Italiana: Tra Indignazione e Diplomazia.
La reazione di Meloni è stata netta: "Sono indignata dalla notizia della scarcerazione di Jacques Moretti. La considero un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno e un insulto alle loro famiglie".
Parole forti, che riflettono il sentimento di un'Italia che piange ancora i suoi figli migliori: sei giovani italiani tra i 16 e i 17 anni - Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Emanuele Galeppini e Sofia Prosperi - che avevano tutta la vita davanti. L'ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado non ha usato mezzi termini, definendo la tragedia "assurda ed evitabile". E qui emerge il primo elemento di riflessione: se la tragedia era evitabile, come può il sistema giudiziario svizzero trattare con tanta apparente leggerezza chi ne è ritenuto responsabile"
L'Escalation Diplomatica del 24 Gennaio.
Il 24 gennaio 2026 segna una svolta drammatica nella vicenda di Crans-Montana. Il governo di Giorgia Meloni ha richiamato l'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado: un gesto di protesta piuttosto eclatante contro la scarcerazione di Jacques Moretti.
Questa escalation diplomatica rappresenta un momento senza precedenti nei rapporti tra i due Paesi.
Richiamare l'ambasciatore sposta la polemica su un livello ben più rilevante: è un gesto diplomatico con un valore politico forte, che precede l'interruzione delle relazioni diplomatiche e può durare pochi giorni ma anche diverse settimane.
Un segnale inequivocabile che l'Italia non intende accettare passivamente quella che considera una decisione giudiziaria inadeguata rispetto alla gravità dei fatti.
Il Sistema Cautelare Svizzero: Garantismo o Lassismo"
Per comprendere questa decisione, bisogna addentrarsi nelle peculiarità del sistema processuale penale svizzero.
A differenza dell'Italia, dove la custodia cautelare è spesso la regola in presenza di reati gravi, la Svizzera mantiene un approccio rigorosamente garantista.
Il principio cardine è che l'imputato rimanga in libertà fino al processo, poiché la detenzione preventiva può essere disposta solo in casi eccezionali.
Il Tribunale delle misure coercitive di Sion ha valutato che la cauzione, insieme alle misure restrittive imposte - divieto di lasciare la Svizzera, obbligo di depositare tutti i documenti di identità, obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia - fossero sufficienti a garantire la presenza di Moretti sul territorio.
Una valutazione che, dal punto di vista tecnico-giuridico, rientra nei canoni del diritto processuale elvetico, ma che dal punto di vista della percezione pubblica appare inadeguata rispetto alla gravità dei fatti.
Le Prove che Scompaiono: Un Giallo nel Giallo.
Ma c'è un aspetto ancora più inquietante in questa vicenda. Un fascicolo fondamentale risulta mancante, come ammesso dallo stesso Jacques Moretti poche ore dopo la tragedia: "Non ci sono più i documenti".
Secondo l'imprenditore, una serie di allagamenti avrebbe distrutto prima l'archivio del locale, poi quello conservato nella sua abitazione.
Ora, io non so voi, ma a me questa storia degli allagamenti che distruggono sistematicamente tutti i documenti relativi alla sicurezza di un locale che poi va a fuoco suona come una di quelle coincidenze che farebbero arrossire persino un autore di gialli di serie B.
È come se il destino avesse deciso di accanirsi proprio contro la documentazione che avrebbe potuto chiarire le responsabilità.
Che sfortuna, vero"
La Ricostruzione Tecnica: Un Labirinto Mortale.
Il sopralluogo del team italiano del Dvi ha accertato che la sala interrata del Constellation era collegata al piano superiore da un'unica scala, larga appena 1,3 metri, ripida e con gradini sottili.
In pratica, un imbuto mortale che in caso di emergenza si sarebbe trasformato in una trappola. E qui viene da chiedersi: ma i controlli di sicurezza in Svizzera li fanno con gli occhi bendati"
La tragedia assume contorni ancora più drammatici quando si considera che nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, era in corso una festa di Capodanno con un costo di ingresso di 100 franchi svizzeri a persona.
Cento franchi per entrare in quella che si è rivelata essere una trappola mortale.
Il cinismo del business della movida raggiunge qui vette inimmaginabili.
Il Labirinto Giurisdizionale: Quando Troppi Cuochi Rovinano la Minestra.
La complessità giurisdizionale di questo caso è degna di un thriller legale. Più magistrature nazionali – Svizzera, Italia, Belgio e Francia – indagano contemporaneamente sullo stesso fatto, ciascuna secondo i propri criteri di competenza. È come avere quattro chef che cucinano lo stesso piatto con ricette diverse: il risultato rischia di essere indigesto per tutti.
I P.M. di Roma stanno lavorando per inviare una rogatoria alle autorità svizzere per chiedere la lista degli indagati e gli atti relativi agli interrogatori, mentre l'Italia si è costituita parte civile nel procedimento svizzero. Una mossa diplomaticamente corretta ma giuridicamente complessa, che testimonia la volontà italiana di non lasciare nulla al caso.
Le Pressioni Politiche: Il Sottile Confine tra Cooperazione e Ingerenza.
Un aspetto particolarmente delicato emerso dall'inchiesta riguarda le presunte pressioni politiche.
Gli avvocati di Jessica e Jacques Moretti hanno denunciato pressioni politiche sull'inchiesta e hanno chiesto alla procura del Vallese la trascrizione del colloquio dello scorso 12 gennaio tra la procuratrice generale Béatrice Pilloud e l'ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado. Qui si apre un capitolo delicatissimo: fino a che punto la diplomazia può spingersi senza compromettere l'indipendenza della magistratura" È comprensibile che l'Italia voglia giustizia per i suoi cittadini, ma è altrettanto essenziale che l'inchiesta si svolga secondo i canoni dell'indipendenza giurisdizionale.
Il rischio è che la legittima pressione diplomatica venga percepita come ingerenza, fornendo agli indagati un'arma processuale non indifferente.
Il Confronto Impietoso: Italia vs Svizzera nei Tempi della Giustizia.
Ed eccoci al punto che più mi preme sottolineare come professionista che opera in entrambi i sistemi.
Mentre noi italiani ci indigniamo per la scarcerazione di Moretti, dovremmo anche riflettere su un dato incontrovertibile: la durata media dei processi civili in Italia è di 8 anni, quattro volte superiore a quella svizzera, nonostante entrambi i Paesi investano nella giustizia lo 0,2% del PIL. Secondo l'OCSE, il tempo medio stimato per la conclusione di un procedimento nei tre gradi di giudizio è di 788 giorni in Italia, con un minimo di 368 in Svizzera e un massimo di 2.866 giorni (quasi 8 anni) in Italia.
Numeri che fanno riflettere: mentre noi ci scandalizziamo per le decisioni cautelari svizzere, loro concluderanno questo processo in tempi che per noi sono fantascienza.
Inoltre diversi cantoni stanno investendo nella costruzione di nuovi Uffici Giudiziari e nuove carceri per centinaia di milioni di franchi, investimenti nel sistema della giustizia.
La Procuratrice Pilloud e la Realtà dei Tempi Investigativi.
La procuratrice generale del canton Vallese, Beatrice Pilloud, ha dichiarato che per completare le indagini sull'incendio ci vorrà "un'enorme quantità di tempo. Siamo nella vita reale, non in una serie Tv di 45 minuti".
Una dichiarazione di realismo che, tradotta dal "diplomatichese", significa: "Abbiate pazienza, ma faremo le cose per bene".
E qui sta il paradosso: mentre la decisione cautelare ci appare inadeguata, il sistema svizzero sta dimostrando una metodicità investigativa che noi italiani possiamo solo invidiare.
Le indagini si stanno allargando ai mancati controlli, si stanno acquisendo testimonianze attraverso piattaforme crittografate per garantire l'anonimato, si stanno analizzando tutti gli aspetti tecnici dell'incendio. Insomma, stanno facendo quello che dovrebbe fare ogni sistema giudiziario degno di questo nome.
Il Profilo Penalistico: Dolo Eventuale o Colpa Cosciente"
Dal punto di vista sostanziale, la tragedia solleva questioni fondamentali sulla qualificazione giuridica dei fatti.
Nel sistema svizzero, come in quello italiano, la distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente assume particolare rilevanza per la determinazione delle responsabilità e, conseguentemente, per i termini di prescrizione.
Se venisse riconosciuta la colpa cosciente, il termine di prescrizione dell'azione penale sarebbe di 10 anni. Se venisse riconosciuto il dolo eventuale, il termine salirebbe a 15 anni.
La presenza di evidenti carenze strutturali e di sicurezza, unite alla consapevolezza dei rischi da parte dei gestori, potrebbe configurare ipotesi di dolo eventuale, specialmente considerando che i documenti sulla sicurezza sono misteriosamente scomparsi.
La Tutela delle Vittime: Quando i Soldi Non Bastano.
La Svizzera sta lavorando a un pacchetto di aiuti economici per le famiglie colpite, con indennizzi che potrebbero superare i 200.000 franchi. Ironico, non trovate"
La stessa cifra della cauzione per liberare l'accusato è quella che potrebbe essere riconosciuta come risarcimento per ogni vittima.
È come se il sistema svizzero avesse messo sullo stesso piano il valore della libertà dell'accusato e quello della vita delle vittime.
L'Efficienza Svizzera: Il Lato Positivo del Paradosso.
Ma ecco il punto che voglio sottolineare con forza: nonostante tutte le perplessità sulla decisione cautelare, il sistema giudiziario svizzero concluderà questo processo con una rapidità che noi italiani possiamo solo sognare.
In Italia la durata media di un processo penale è di tre anni e nove mesi, ma questo è solo il dato medio: nei casi complessi si può arrivare facilmente a superare i dieci anni.
In Svizzera, invece, il processo di Crans-Montana sarà probabilmente concluso entro due o tre anni, con una sentenza definitiva che farà chiarezza sulle responsabilità.
Mentre noi saremo ancora qui a discutere delle misure cautelari, loro avranno già emesso una sentenza definitiva, magari con condanne esemplari che renderanno giustizia alle vittime.
Il Sindaco Féraud: Quando l'Insensibilità Diventa Virale.
Ha superato in poche ore le 600 firme la petizione che chiede le dimissioni del sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud, travolto dalle polemiche dopo aver mancato di chiedere scusa alle vittime nella conferenza stampa convocata all'indomani della tragedia.
Un esempio di come, nell'era dei social media, l'insensibilità istituzionale venga punita più rapidamente della giustizia tradizionale.
Il messaggio della vice sindaca Nicole Bonvin Clivaz, che ha dovuto rimediare al disastro comunicativo del sindaco, testimonia come anche in Svizzera la gestione della comunicazione istituzionale possa essere disastrosa quanto quella italiana. Almeno su questo siamo pari.
La Lezione di Crans-Montana: Efficienza vs Percezione.
La tragedia di Crans-Montana ci insegna una lezione fondamentale sui sistemi giudiziari comparati. Il sistema svizzero, con la sua decisione di scarcerare Moretti, ha dimostrato i limiti del garantismo quando si scontra con la percezione pubblica della giustizia.
Tuttavia, lo stesso sistema dimostrerà probabilmente la sua superiorità nell'efficienza processuale, concludendo il processo in tempi ragionevoli.
Il paradosso è evidente: mentre noi italiani ci indigniamo per una decisione cautelare che ci appare inadeguata, dovremmo anche riconoscere che il sistema svizzero, nel complesso, funziona meglio del nostro.
Come ha osservato un responsabile svizzero, senza la solidarietà internazionale la Svizzera non avrebbe potuto far fronte alla tragedia, ma con quella stessa solidarietà riuscirà a fare giustizia in tempi che per noi sono impensabili.
Conclusioni: Tra Indignazione e Realismo.
La scarcerazione di Jacques Moretti e il conseguente richiamo dell'ambasciatore italiano rappresentano un momento di tensione senza precedenti nei rapporti italo-svizzeri.
Come professionista del diritto transfrontaliero, ritengo che sia essenziale mantenere la distinzione tra valutazione tecnico-giuridica e reazione emotiva, pur comprendendo le ragioni di quest'ultima.
L'indignazione italiana è comprensibile e legittima: sei giovani vite spezzate meritano una risposta giudiziaria all'altezza della gravità dei fatti. Tuttavia, dobbiamo anche riconoscere che il sistema svizzero, nonostante questa decisione discutibile, concluderà il processo con una rapidità ed efficienza che noi possiamo solo invidiare.
La vera sfida per le istituzioni elvetiche sarà quella di dimostrare che il rigore garantista del proprio sistema processuale non compromette l'efficacia dell'azione penale e la ricerca della verità processuale. E su questo, conoscendo il sistema svizzero, sono ragionevolmente ottimista: quando arriverà la sentenza definitiva, probabilmente tra meno di due anni, avremo finalmente le risposte che le famiglie delle vittime meritano.
Nel frattempo, noi italiani dovremmo forse riflettere su come migliorare il nostro sistema giudiziario, invece di limitarci a criticare quello degli altri. Perché è facile indignarsi per una cauzione di 200.000 franchi, ma è più difficile spiegare perché i nostri processi durano otto anni.
La giustizia svizzera avrà anche i suoi paradossi, ma almeno funziona. E questo, purtroppo, non sempre possiamo dirlo della nostra.
Erik Stefano Carlo Bodda è avvocato del Foro di Torino, che opera da anni nel Ticino e nel Vallese, occupandosi delle complesse questioni giuridiche che investono i rapporti tra diritto italiano, francese e svizzero.
Ha maturato una significativa esperienza nella tutela dei diritti frontalieri e nella gestione di controversie internazionali.
Autore: Erik Stefano Carlo Bodda