Corte dei conti: il controllo che non funziona più  Redazione - 23/12/25  |  Bonifico al figlio: cosa scrivere nella causale evitando problemi col Fisco  Redazione - 17/12/25  |  RSA e rette di ricovero: la Corte d'Appello di Milano conferma che paga il SSN Claudia Moretti - 25/09/25  |  La scienza smascherata United Lawyers for Freedom - ALI Avvocati Liberi - 21/06/23  |  Compiti a casa: i docenti devono usare il registro elettronico  Redazione - 12/04/23  |  

Autonomia differenziata e LEP: il prezzo dell'uguaglianza

Diritti uniformi, costi reali e il rischio di un'Italia a velocità permanenti



Dal punto di vista macroeconomico, un Paese cresce quando riduce le asimmetrie, non quando le istituzionalizza.

Questo concetto non è un ideale astratto. Descrive il funzionamento concreto dei sistemi complessi. Vale per l'economia, per le istituzioni, per le comunità umane.

E infatti l'Europa, quando ha deciso di rafforzarsi, ha fatto esattamente questo: ha investito nella coesione territoriale. Non per bontà d'animo, ma per interesse strategico. Ridurre i divari tra regioni non è mai stato un gesto di solidarietà fine a sé stesso, bensì una scelta di potenza: mercati più integrati, mobilità reale, crescita complessiva.

L'Italia, invece, sembra tentata da una strada opposta: trasformare le disuguaglianze in architettura istituzionale.

L'Europa ricuce, noi rischiamo di separare

L'Unione Europea nasce su un'intuizione semplice e profondissima: un continente diviso è un continente debole.
Per questo la coesione economica, sociale e territoriale è un obiettivo strutturale. I fondi di coesione servono proprio a questo: alzare chi è sotto, non a premiare chi è già avanti.

È un modello chiaro: si cresce insieme o si perde insieme.
La coesione costa, certo. Ma la frammentazione costa di più, perché riduce massa critica, competitività e capacità negoziale nel mondo.

LEP: la promessa e la prova di verità

Nel dibattito sull'autonomia differenziata, i Livelli Essenziali delle Prestazioni vengono evocati come garanzia. Ma i LEP sono anche il punto in cui la retorica incontra la realtà.

Garantire davvero che un cittadino italiano abbia gli stessi servizi fondamentali ovunque decida di vivere è un obiettivo nobile. Ma è anche un obiettivo costoso.
Costoso in termini finanziari, perché significa investire dove oggi i servizi sono carenti.
Costoso in termini amministrativi, perché richiede personale, strutture, capacità di spesa.
Costoso in termini politici, perché implica redistribuzione.

Qui sta il nodo: definire i LEP non significa automaticamente finanziari in modo adeguato. E senza risorse adeguate, i LEP rischiano di diventare diritti nominali, buoni per i documenti ma incapaci di cambiare la vita reale delle persone.

E allora emerge un paradosso difficile da eludere:

" se i LEP fossero davvero uniformi e garantiti, l'autonomia differenziata perderebbe gran parte della sua motivazione e diventerebbe una questione organizzativa e di decentramento;

" se invece i LEP restano deboli o incompleti, l'autonomia diventa un moltiplicatore dei divari.

In altri termini: o è inutile, o è pericolosa.

Le motivazioni non dette

Se si guarda sotto la superficie del dibattito, emerge una spinta più concreta: l'aspirazione a un federalismo fiscale, nella speranza che le aree dove lo Stato ha storicamente investito di più possano trattenere più risorse.

È una dinamica comprensibile dal punto di vista psicologico: quando il futuro appare incerto, si tende a proteggere ciò che funziona. Ma lo Stato esiste proprio per impedire che l'istinto di difesa diventi regola permanente di separazione.

Il rischio globale: tanti piccoli sistemi, meno forza

C'è poi una dimensione spesso ignorata: quella internazionale.
Nel mondo globale non competono i campanili, ma i sistemi-Paese. Infrastrutture, energia, ricerca, università, attrazione di investimenti richiedono regia e coerenza.

Un'Italia frammentata in sistemi territoriali disomogenei rischia di essere più efficiente localmente, ma più debole nel suo insieme.
È l'illusione dell'autosufficienza applicata a una realtà che, per definizione, vive di interdipendenze.

L'autonomia differenziata, così come viene oggi proposta, solleva una domanda che va oltre la tecnica giuridica: siamo disposti a pagare il prezzo dell'uguaglianza sostanziale"

Perché se la risposta è no, allora non stiamo riformando lo Stato: stiamo semplicemente rinunciando all'idea di comunità nazionale.

Data: 01/01/2026 06:00:00
Autore: Redazione