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Il Comune, la privacy e un cittadino paladino

Un'amministrazione un po' spregiudicata pubblica le foto di alcuni abitanti definendoli sporcaccioni, ma un residente ne ottiene la cancellazione


La vicenda

Non molto tempo fa un'amministrazione comunale ha installato delle telecamere per accertarsi che i cittadini rispettassero la normativa sull'abbandono dei rifiuti urbani. All'inizio del mese di gennaio 2026 l'amministrazione in questione ha pubblicato sulla propria pagina FB le immagini dei cittadini intenti a violare la norma di riferimento limitandosi ad oscurarne i volti, con ciò ritenendo di aver adempiuto all'obbligo di anonimizzazione. Numerose testate giornalistiche hanno poi ripreso la circostanza, e moltissimi sono stati i commenti di spregio nei confronti dei soggetti ripresi.

Il paladino della giustizia

Un abitante, seppur estraneo alle violazioni, ha deciso di inviare al DPO del Comune una richiesta di rimozione delle fotografie in questione. Egli ha evidenziato che l'iniziativa a tutela dell'ambiente è assolutamente lodevole, così come è apprezzabile l'intenzione di informare la cittadinanza anche attraverso i più moderni canali di comunicazione. Altrettanto vero, però, è che l'oscuramento dei volti non garantisce una completa anonimizzazione dei soggetti ripresi, perché questi potrebbero comunque essere riconosciuti da colleghi, amici, familiari, vicini di casa. La finalità del post deve essere di informare e rassicurare la popolazione sulle iniziative poste in essere dall'amministrazione e sul loro esito, e non quella di diffondere indicazioni sugli autori delle violazioni, oltretutto etichettandoli con l'aggettivo "sporcaccioni" che – quand'anche fosse appropriato – rappresenta, nel contesto di specie, una gratuita lesione della loro dignità e reputazione. La diffusione di tali immagini non soltanto realizza una violazione della privacy, ma ben può incentivare screzi, discussioni e dispetti che potrebbero anche degenerare. La pubblicazione, oltre che illegittima, è inopportuna, come rilevabile proprio dai commenti al post in questione.

Il principio di anomizzazione

Non è un caso che per anonimizzazione si intenda il processo irreversibile di trasformazione dei dati personali in dati anonimi, rendendo impossibile identificare una persona fisica anche con l'uso di informazioni aggiuntive. Ed anonimo non vuol dire "meno visibile", ma non identificabile neanche indirettamente. Un tatuaggio, una cicatrice, un particolare taglio o colore dei capelli, la corporatura, la postura, alcuni dettagli dell'abbigliamento, un handicap, un animale al guinzaglio e, certamente in questa circostanza, il contesto ed il luogo specifico, possono essere sufficienti per identificare le persone ritratte.

L'esito

Il responsabile privacy dell'amministrazione comunale in questione, ricevuta la segnalazione, ha convenuto sulla correttezza tecnica delle osservazioni del cittadino, evidenziando come la priorità del suo ufficio sia di "garantire che l'attività informativa dell'Amministrazione, pur lodevole nelle finalità, avvenga nel pieno rispetto del GDPR e della dignità dei cittadini". Per tali ragioni ha risposto di aver formalmente invitato l'amministrazione comunale "alla rimozione immediata dei contenuti multimediali segnalati", invito cui i rappresentanti del Comune hanno dato immediato seguito.

Considerazioni finali

La vicenda evidenzia come ci sia ancora una scarsa sensibilità nel riconoscere il diritto alla riservatezza, e come – con altrettanta superficialità – si pongano in essere iniziative che, oltre ad essere illegittime, sono inopportune e prive del più banale buon senso, nel caso di specie sacrificato sull'altare della propaganda politica, con una pericolosa incentivazione dell'astio sociale. L'amministrazione comunale ha rischiato, e tutt'ora rischia, pesanti sanzioni e richieste di risarcimento. Il DPO ha fatto da parafulmine, attivandosi prontamente non appena ricevuta la segnalazione. È necessario che i professionisti della riservatezza siano coinvolti ed interpellati da chi gli affida la gestione della propria privacy, e non siano soltanto considerati come figure messe lì per obbligo di legge, quasi fossero d'intralcio anziché un valore aggiunto, mai consultati preliminarmente, e fatti intervenire solo quando i buoi sono usciti dalla stalla. Non ha senso affidarsi a cinture nere di privacy se il DPO deve poi vestire i panni di Benjamin Malaussène che, come noto, di professione è capro espiatorio.

Andrea Pedicone

Consulente investigativo ed in materia di protezione dei dati personali

Auditor/Lead Auditor Qualificato UNI CEI EN ISO/IEC 27001:2017

Sistemi di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni

Data: 02/02/2026 07:00:00
Autore: Andrea Pedicone