L'ascolto del minore nei casi di violenza assistita
Un punto di vista criminalistico
Da un punto di vista criminalistico, l'ascolto del minore non rappresenta un mero adempimento formale, bensì uno strumento investigativo essenziale per la ricostruzione della dinamica relazionale e della sistematicità delle condotte abusive. La narrazione del minore, se raccolta con modalità scientificamente corrette (audizione protetta, ambienti neutri, personale specializzato), consente di individuare indicatori di abitualità, escalation della violenza e clima intimidatorio, elementi strutturali del delitto di maltrattamenti.
Sul piano giuridico, l'obbligo di ascolto trova fondamento nell'art. 315-bis c.c., nell'art. 351 c.p.p. e nella normativa sovranazionale (Convenzione di Lanzarote e Carta di Nizza), che impongono la considerazione del minore quale soggetto titolare di diritti e non semplice oggetto di protezione. L'ascolto diviene così presidio di legalità sostanziale: tutela il minore e rafforza l'accertamento penale.
La mancata o inadeguata valorizzazione della voce del minore rischia di tradursi in una sottovalutazione del fatto-reato, favorendo l'invisibilità della violenza domestica. Al contrario, un ascolto correttamente condotto consente di prevenire la reiterazione del reato, interrompere precocemente la spirale criminogena e orientare le misure cautelari e di protezione.
L'ascolto del minore non è dunque solo atto processuale, ma strumento di giustizia preventiva: dà prova al reato e, insieme, sottrae la vittima silenziosa al circuito della violenza.
Dott. Alessandro Pagliuca
Avvocato abilitato all'esercizio della professione forense- Criminologo
alessandropagliuca12@gmail.com
Data: 29/01/2026 07:00:00Autore: Alessandro Pagliuca