Viaggio nel futuro a un'ora da Milano
I. Preludio al confine.
Esiste un luogo, a sessanta chilometri da Milano — meno di un'ora di treno dalla Stazione Centrale — dove un caffè si paga in Satoshi, le imposte comunali si saldano in Tether, e trecentosessanta esercizi commerciali accettano criptovalute come se fosse la cosa più normale del mondo. Quel luogo è Lugano. E non è un esperimento, non più: è una dichiarazione.
Chi scrive ha trascorso anni a cavallo tra Italia e Svizzera. Conosco la frontiera di Gaggiolo non come metafora ma come pratica professionale quotidiana: l'ho attraversata decine di volte per transazioni transfrontaliere, operazioni societarie, consulenze fiscali. E vi posso assicurare che ciò che sta accadendo oggi, a giugno 2026, non ha precedenti nella mia esperienza forense. Non è una divergenza normativa ordinaria: è uno schisma.
Da un lato, la Confederazione Elvetica — e Lugano in particolare — ha costruito in quattro anni un ecosistema integrato di blockchain e crypto-assets che oggi conta oltre quattrocento commercianti aderenti, più di cento startup trasferite, obbligazioni digitali emesse sulla piattaforma SIX Digital Exchange (SDX), e un forum internazionale che nel 2025 ha attirato oltre 4.000 partecipanti da sessantaquattro Paesi.
Dall'altro, l'Italia ha scelto una via diversa: ha accolto il Regolamento europeo MiCA, ha strutturato un apparato di vigilanza tramite CONSOB e Banca d'Italia, e — ciliegina sulla torta — ha progressivamente innalzato l'aliquota sulle plusvalenze da crypto-attività, passata dal 26% al 33% con la Legge di Bilancio 2025, con una proposta governativa discussa nei primi mesi del 2026 che l'avrebbe portata fino al quarantadue percento.
Due mondi, due filosofie regolatorie, un unico confine. E i capitali, come l'acqua, seguono la via di minor resistenza...
II. Plan " Phase II: da esperimento municipale a infrastruttura digitale sovrana.
Era il 3 marzo 2022 quando la Città di Lugano e Tether Operations Limited firmavano un Memorandum of Understanding.
All'epoca, molti commentatori — il sottoscritto incluso — osservarono l'iniziativa con un misto di curiosità e scetticismo. Un comune svizzero di circa 70.000 abitanti poteva davvero diventare un polo globale per Bitcoin e tecnologie decentralizzate" Quattro anni dopo, il 3 marzo 2026, lo stesso Memorandum è stato rinnovato con la Fase II (2026-2030), un impegno finanziario fino a 5 milioni di franchi svizzeri, e un mandato profondamente trasformato. Come riporta Ticino Welcome, non si tratta più di integrare pagamenti in criptovaluta nel tessuto urbano: si tratta di costruire infrastruttura digitale resiliente e interoperabile, in linea con la visione «Lugano Duemilatrenta» e la Strategia Digitale 2025-2030 approvata dal Consiglio Comunale.
La Fase II si articola su cinque pilastri. Il primo, e forse il più ambizioso, è SwissLedger: una infrastruttura blockchain istituzionale aperta, destinata a banche e imprese, che ambisce a diventare lo standard di riferimento per la gestione di asset digitali nel sistema finanziario elvetico. Il secondo pilastro punta a fare di Lugano un hub per il digital trade e il commodity processing. Il terzo riguarda i sistemi di identità digitale privacy-preserving. Il quarto sviluppa ecosistemi locali di intelligenza artificiale e agenti autonomi. Il quinto, non meno rilevante, propone infrastrutture urbane distribuite e modulari per operazioni resilienti.
Si noti la progressione: ciò che era iniziato come un programma di adozione dei pagamenti in criptovaluta — già di per sé notevole — è oggi un progetto di digital sovereignty, di autonomia tecnologica, di posizionamento strategico nella competizione globale per l'infrastruttura finanziaria del futuro. Blockchain.news lo ha definito «un pivot dai pagamenti verso l'infrastruttura», e la definizione è azzeccata.
I numeri, nel frattempo, parlano chiaro. Oltre 400 merchants — dai bar ai ristoranti, dagli studi professionali ai negozi al dettaglio — accettano Bitcoin (BTC), Tether (USD") e il token locale LVGA. Le fatture comunali — tasse, imposte, multe, rette scolastiche — sono pagabili in BTC e USDT senza limite di importo, con conversione gestita da Bitcoin Suisse. Il circuito MyLugano, basato sul token LVGA ancorato al franco svizzero e regolamentato dalla FINMA, offre un cashback del 10% su ogni transazione, generando un effetto di retention economica che trattiene valore all'interno dell'economia locale anziché drenarlo verso i circuiti delle carte di credito tradizionali. The Block Republic ha documentato nel dettaglio il funzionamento del sistema: i commercianti ricevono terminali POS gratuiti dal governo locale, configurati per convertire automaticamente i pagamenti in franchi svizzeri o trattenerne una quota in criptovalute.
Il PoW.space — Proof of Work Space, hub fisico nel centro città — ospita oggi oltre 100 aziende fintech e blockchain, fungendo da ponte tra finanza tradizionale e piattaforme decentralizzate. Il Plan " Forum, giunto alla quinta edizione (23-24 ottobre 2026), ha registrato nel 2025 oltre 4.000 partecipanti da 64 Paesi, con un incremento del 140% rispetto all'edizione precedente.
III. Il quadro regolatorio elvetico: né Wild West né gabbia dorata.
Sarebbe un errore professionale imperdonabile dipingere la Svizzera come una giurisdizione lassista. La realtà è più sottile e — per il giurista — più interessante.
La Confederazione ha scelto una terza via rispetto al proibizionismo e al laissez-faire. L'architrave è il DLT Act (Distributed Ledger Technology Act), entrato in vigore nel 2021 e oggi considerato — come nota Nume.ch — il «gold standard» per la regolamentazione delle applicazioni blockchain. La Svizzera non ha creato una legge ad hoc ex nihilo, ma ha adattato il proprio Codice delle Obbligazioni, innestando i token negli istituti giuridici esistenti: un approccio da legal engineering che garantisce certezza interpretativa senza stravolgere l'ordinamento.
La FINMA (Eidgenössische Finanzmarktaufsicht) vigila con rigore. La Guidance 01/2026 del 12 gennaio 2026 ha affrontato i rischi della custodia transfrontaliera di cripto-attività, ribadendo il principio same risks, same rules. La segregazione patrimoniale degli asset dei clienti è obbligatoria: in caso di bancarotta di una banca o di un custode, i crypto-assets attribuibili al cliente vengono separati dalla massa fallimentare e restituiti direttamente — un vantaggio competitivo decisivo rispetto a giurisdizioni come gli Stati Uniti.
Parallelamente, la consultazione sulla riforma della Legge sugli Istituti Finanziari (FinIG) — aperta il 22 ottobre 2025 e conclusasi il 6 febbraio 2026 — prevede due nuove categorie di licenza FINMA: la Crypto-Institution e la Payment Instrument Institution. Come riporta investrends.ch, l'entrata in vigore è attesa per il 2027, con un periodo transitorio di un anno per i licenziatari esistenti. L'obiettivo dichiarato è «aumentare l'attrattività della Svizzera come centro economico e finanziario per modelli di business innovativi e guidati dalla tecnologia». Parole non banali, se si considera che nel 2025 la Svizzera ha assorbito circa il 47% di tutti gli investimenti europei di venture capital nel settore blockchain — dato confermato da CV VC e ripreso da Nume.ch.
Sul fronte fiscale, il 1° gennaio 2026 è entrato in vigore il CARF (Crypto-Asset Reporting Framework) dell'OCSE, recepito dalla Svizzera tramite la Legge federale sullo scambio automatico internazionale di informazioni a fini fiscali. Dal 2027, i crypto-asset service provider svizzeri dovranno raccogliere e trasmettere sistematicamente i dati dei clienti alle autorità fiscali, e dal 2028 inizierà lo scambio automatico con i Paesi partner. Come nota Cointribune, «la Svizzera, un tempo scrigno discreto, si appresta a svuotare le tasche crypto a 74 Paesi». Il che significa — sia chiaro ai potenziali free riders — che la piazza svizzera non è un paradiso di opacità: è una piazza regolamentata, trasparente, e sempre più integrata nei circuiti di cooperazione fiscale internazionale.
IV. Il Tax gap: la differenza che spiega tutto.
Qui sta il cuore del vantaggio competitivo di Lugano. Ed è un cuore che batte al ritmo di un differenziale fiscale che definire significativo è un eufemismo.
In Svizzera, le plusvalenze realizzate da investitori privati su criptovalute non sono soggette a tassazione. Il principio è consolidato: la gestione privata del patrimonio mobiliare non genera reddito imponibile. L'unica condizione è non svolgere attività di trading professionale o imprenditoriale — nel qual caso scatterebbe la tassazione ordinaria sul reddito, con aliquote che variano da cantone a cantone ma che restano comprese tra l'11,85% e il 20,54% (fonte: Gofaizen & Sherle). L'unico onere è l'imposta patrimoniale annuale (Vermögenssteuer), con aliquote massime intorno all'1%.
In Italia, lo scenario è diametralmente opposto. La Legge di Bilancio 2025 ha innalzato l'aliquota dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze da crypto-attività al 33% a partire dal 1° gennaio 2026, come confermato da Simmons & Simmons. La proposta del Viceministro dell'Economia Maurizio Leo di portare l'aliquota al 42% — poi ridimensionata dopo le critiche del settore — ha comunque segnalato al mercato una direzione di marcia inequivocabile. A ciò si aggiungono l'abolizione della soglia di esenzione di €2.000, l'obbligo di monitoraggio fiscale nel quadro RW, e gli adempimenti dichiarativi che, per un investitore non professionale, rappresentano un costo di compliance sproporzionato.
Il risultato è un differenziale che va dallo 0% (Svizzera, investitore privato) al 33-42% (Italia). Un gap che nessuna strategia di tax planning può colmare, e che produce un effetto prevedibile: l'esodo di capitali, competenze e imprese verso la giurisdizione più favorevole. Una giurisdizione che, per pura coincidenza geografica, dista meno di un'ora da Milano.
V. L'ecosistema che si autoalimenta: network effects e path dependency.
Ciò che rende il caso luganese particolarmente interessante dal punto di vista dell'analisi giuridico-economica è l'effetto rete che si è innescato. Non si tratta soltanto di un regime fiscale favorevole — altrimenti basterebbe una qualsiasi giurisdizione offshore. Si tratta di un ecosistema integrato che comprende:
- Infrastruttura di pagamento funzionante: il circuito MyLugano/LVGA, integrato con Bitcoin Lightning Network e Tether, consente transazioni quotidiane reali, dal caffè al pagamento delle imposte comunali. TradingView / Cointelegraph ha documentato come, camminando per Via Nassa, gli adesivi «Bitcoin accepted here» siano ormai affiancati a quelli di Visa e Mastercard.
- Formazione e ricerca: programmi accademici dedicati a blockchain e Bitcoin presso le università partner, borse di studio, workshop gratuiti al PoW.space. Il direttore scientifico Denis Roio (conosciuto nella comunità come «Jaromil») guida un team che include Marco Argentieri (innovazione), Roberto Gorini (ecosistema) e Massimo Morini (educazione e relazioni accademiche).
- Emissioni obbligazionarie digitali: Lugano ha emesso digital bond sulla piattaforma SDX di SIX Group — un'integrazione della blockchain nella finanza pubblica municipale che va ben oltre i pagamenti retail. È public finance su distributed ledger, non un gadget.
- Attrazione di brain gain: oltre 110 aziende blockchain e fintech si sono trasferite nella regione, attratte dalla chiarezza normativa offerta dal quadro FINMA e dalla vicinanza alla Crypto Valley di Zug — che oggi conta 1.749 aziende del settore, incluse Ethereum Foundation, Cardano e decine di istituzioni regolamentate.
La path dependency che si sta creando è difficilmente reversibile. Quando un numero critico di aziende, talenti e capitali si agglomera in un territorio, si innesca un circolo virtuoso: le aziende attraggono talenti, i talenti attraggono altre aziende, la densità di competenze genera innovazione, l'innovazione attira ulteriori investimenti. È la dinamica che ha fatto della Silicon Valley quello che è, ed è la stessa dinamica che sta operando a Lugano — su scala minore, ma con un'accelerazione notevole.
VI. Luci e ombre: il due diligence del giurista.
Non sarebbe onesto — né intellettualmente, né professionalmente — omettere le criticità. Il dovere di due diligence impone di segnalarle.
Il partner principale del Plan ", Tether, è un colosso da oltre 140 miliardi di dollari di market cap per USD", ma con un patrimonio netto dichiarato di soli 6,78 miliardi a fronte di passivi per 174,45 miliardi — un rapporto di leva che ha sollevato più di un sopracciglio tra i regolatori. I suoi fondatori, Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, hanno recentemente trasferito il domicilio da Lugano a El Salvador. Il Sindaco Foletti ha definito la scelta «dovuta a motivi strategici e geoeconomici», ma l'uscita dei due principali artefici dell'accordo dalla città che lo ospita non può non suscitare interrogativi.
Sul fronte geopolitico, la presenza a Paradiso (comune confinante con Lugano) di Racib Svizzera — associazione che funge da collegamento tra aziende russe del settore blockchain e il governo di Mosca — è stata segnalata dal Corriere del Ticino in un momento in cui la Federazione Russa utilizza proprio le criptovalute per eludere le sanzioni internazionali sulle vendite di petrolio. Un elemento che richiederà attenzione da parte delle autorità competenti.
Sul piano della sicurezza, il rapimento di un imprenditore italiano e crypto guru torturato per estorcere le password dei suoi wallet — caso seguito dai media locali — ha riproposto i rischi connaturati a un ecosistema in cui la detenzione di chiavi private può trasformarsi in un pericolo per l'incolumità personale.
Segnalo queste criticità non per whataboutism, ma perché il quadro sia completo. La Svizzera le sta affrontando con gli strumenti della regolamentazione — CARF, linee guida FINMA, riforma FinIG — senza rinunciare all'innovazione. Ed è esattamente questo equilibrio dinamico a rendere il modello elvetico più solido di quanto i detrattori siano disposti ad ammettere.
VII. MiCA, DAC8 e il paradosso italiano.
L'Italia non è rimasta immobile. Il Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCA — Markets in Crypto-Assets), pienamente applicabile dal 30 dicembre 2024, ha creato un quadro armonizzato per l'emissione e la prestazione di servizi relativi alle cripto-attività. Il regime transitorio (grandfathering clause) di cui all'art. 143, par. 3, consente ai prestatori già operativi ai sensi delle normative nazionali di continuare ad operare fino al 1° luglio 2026 o fino al rilascio (o diniego) dell'autorizzazione MiCA. ESMA ha predisposto un registro interim che sarà integrato nei sistemi informatici dell'Autorità entro metà 2026.
Nel primo trimestre del 2026, CONSOB ha adottato le linee guida ESMA, e diverse aziende del settore hanno iniziato ad adeguare le procedure di compliance, onboarding e gestione dati — come riporta SpazioCrypto. La Direttiva (UE) 2023/2226 (DAC8), che estende lo scambio automatico di informazioni fiscali alle cripto-attività, è in fase di recepimento e obbligherà i Crypto-Asset Service Providers (CASP) alla raccolta e trasmissione dei dati sulle transazioni dei clienti.
Il problema non è la regolamentazione in sé — il MiCA è un testo normativo sofisticato, che introduce obblighi di white paper, requisiti di capitale, tutele per i retail investors, presidi contro il market abuse. Il problema è che l'Italia ha innestato su questa architettura un regime fiscale che rischia di vanificarne gli effetti. Si costruisce un imponente apparato di vigilanza su una base imponibile che si sta erodendo giorno dopo giorno, transazione dopo transazione, verso la piazza di Lugano.
Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: il framework regolatorio si rafforza, ma i capitali si spostano dove il tax treatment è più favorevole. E il confine è lì, a portata di automobile.
VIII. Conclusioni: la frontiera come laboratorio.
Giugno 2026. Chi osserva la frontiera tra Italia e Svizzera dal punto di vista del diritto dei crypto-assets vede qualcosa di raro: un esperimento naturale di comparative law & economics in tempo reale.
Lugano ha scelto l'integrazione: accogliere la tecnologia, regolamentarla con chiarezza, tassarla con moderazione, e costruire attorno ad essa un ecosistema di competenze e servizi. L'Italia ha scelto il prelievo: un'imposta sostitutiva che ha raggiunto il 33%, adempimenti dichiarativi onerosi, e una narrazione pubblica che continua a guardare alle criptovalute con sospetto.
I risultati sono misurabili. Da un lato, un comune di 63.000 abitanti che attrae oltre cento aziende internazionali e organizza un forum che richiama migliaia di partecipanti da tutto il mondo. Dall'altro, un Paese che vede i propri risparmiatori e imprenditori valutare — assistiti dai propri legal counsel — se e come trasferire residenza fiscale e operatività oltre confine.
Non è una questione di tifo. È una questione di analisi. E l'analisi, per chi esercita la professione forense tra Italia e Svizzera, dice una cosa semplice: la frontiera non è più solo geografica. È diventata il confine tra due modelli di sviluppo. E come tutti i confini che separano regimi giuridici significativamente diversi, genera flussi — di persone, imprese, capitali — in una direzione sola.
Il legislatore italiano farebbe bene a prenderne atto. Non per abbassare la guardia sulla tutela degli investitori — il MiCA è un baluardo necessario — ma per evitare che la tutela si eserciti su un deserto.
Erik Stefano Carlo BODDA è avvocato del foro di Torino, già iscritto nei fori di Madrid e Parigi ed abilitato alle difese avanti le Giurisdizioni Superiori.
Ha conseguito il diploma presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della LUISS e ha operato in Europa, Africa, America latina e Medioriente. È fondatore dello studio legale BODDA & PARTNERS con sedi in Italia e all'estero.
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Data: 13/06/2026 07:00:00Autore: Erik Stefano Carlo Bodda