Incentivi ai legali che favoriscono i rimpatri volontari
Deontologicamente inaccettabile e a rischio incostituzionalità la previsione del Dl Sicurezza
Le due disposizioni di legge contenute nel decreto-legge n. 23/2026, testo emendato dal Senato e ora all'esame della Camera rappresentano una deriva che mina il diritto di difesa per le persone di origine straniera destinatari di espulsione, piegandolo alle logiche di reimigrazione.
L'emendamento del decreto Sicurezza che prevede incentivi economici per gli avvocati che spingono i propri assistiti stranieri verso il rimpatrio volontario è deontologicamente inaccettabile e a rischio di incostituzionalità.
Nello specifico, con l'art. 30-bis si prevedono fino a 615 euro per pratica e contestualmente il decreto limita il gratuito patrocinio nei ricorsi contro le espulsioni dello straniero.
Da esperto di diritto, non posso che condividere la dura posizione e le preoccupazioni del Consiglio nazionale forense, ossia il massimo organismo di rappresentanza della categoria, e dell'Associazione nazionale magistrati.
Intanto l'Organismo congressuale forense, la rappresentanza sindacale dell'avvocatura italiana, ha ribadito la contrarietà al decreto sicurezza lanciando lo stato di agitazione. Il diritto alla difesa è un pilastro democratico dello Stato di diritto, una delle garanzie fondamentali riconosciute dall'ordinamento giuridico e un principio inviolabile sancito dall'art. 24 della Costituzione italiana, in particolare per i soggetti più vulnerabili come le persone straniere, migranti e richiedenti asilo, assicurando il patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti.
Trovo deontologicamente inaccettabile incentivare i rimpatri con un compenso al legale, questa misura contrasta con l'idea stessa di difesa, rischiando di orientare la strategia difensiva. Considero positivamente l'attenzione del Colle di queste ultime ore e l'auspicio è che il Parlamento intervenga chiedendo lo stralcio dell'emendamento. Sebbene, considerato che sul testo il Governo ha intenzione di porre la questione di fiducia, si stia facendo strada l'idea di un nuovo decreto legge correttivo.
Michele Conìa, avvocato, sindaco di Cinquefrondi (RC) e consigliere metropolitano della città metropolitana di Reggio Calabria, delegato a Trasparenza ed Anticorruzione, Politiche dell'Immigrazione e dell'Accoglienza e della Pace, Beni Culturali, Cultura, Spettacolo, Sanità, Sviluppo e crescita della Piana di Gioia Tauro.
Data: 21/04/2026 06:00:00Autore: Michele Conia