"Comunità di pratica" per l'adolescenza

L'articolo cerca di dare un quadro riassuntivo della complessità di quella particolare fase della vita che è l'adolescenza, offrendo spunti e indicazioni per gli adulti chiamati a confrontarsi con gli adolescenti


1. Conoscere gli adolescenti

Secondo una delle tante definizioni: "L'età adolescenziale è una fase molto importante nello sviluppo umano, caratterizzata da profondi cambiamenti fisici, emotivi e sociali. Questi mutamenti sono spesso accompagnati da un'intensa esplorazione dell'identità personale, poiché gli adolescenti iniziano a formare un senso di sé più definito e a stabilire la propria autonomia. Ma l'adolescenza è anche un periodo fondamentale per lo sviluppo cognitivo. Infatti i giovani iniziano a pensare in modo più astratto e critico, sviluppando capacità di problem solving e ragionamento logico". "Adolescente" è etimologicamente "colui che cresce", mentre "adulto" è "colui che è cresciuto". È fondamentale che l'adolescente viva, attraversi, interiorizzi la sua fase adolescenziale per non essere più bambino e per diventare adulto e non pseudotale, come lo sono tanti per i quali è stato coniato il vocabolo "adultescenti".

"L'adolescenza, che va dagli 11 ai 18 anni, è un periodo di significativo cambiamento e crescita, sia per i giovani che per i loro genitori. È una fase di transizione cruciale che richiede comprensione, pazienza e adattabilità […]. Essere genitori non significa essere amici. Ricordatevi che il ruolo di genitore comporta responsabilità e guida. È un equilibrio delicato tra offrire supporto e mantenere una certa autorità. Essere genitori di un adolescente non è semplice, ma è un viaggio ricco di apprendimento e crescita reciproca. È anche un'opportunità per rafforzare il legame familiare e comprendere meglio i propri figli mentre si avventurano verso l'età adulta. Il viaggio dell'adolescenza è tanto una sfida per i ragazzi quanto per i genitori" (un team di esperti). L'adolescenza non è una patologia ma suscita pathos, perché è quel periodo in cui il ragazzo si trova di fronte al proprio progetto di vita, in cui deve partorirsi da solo. È il periodo in cui i genitori devono stare più vicini (anche senza essere visti) al figlio con l'assistenza morale e rispettarne le capacità, le inclinazioni naturali e le aspirazioni (art. 147 e 315 bis comma 1 cod. civ.) dopo essersi occupati prevalentemente di mantenerlo, istruirlo e educarlo; purtroppo questo passaggio o diverso atteggiamento da parte dei genitori risulta difficile.

Tra i tanti commenti, la saggista Ritanna Armeni centra la situazione attuale: "[...] I nostri adolescenti fanno parte di una generazione che per prima ha vissuto la "solitudine" dei social, che ha conosciuto il mondo attraverso lo schermo dello smartphone, che ha consumato un distacco più profondo rispetto ad altre generazioni con la cultura degli adulti, specialmente dei genitori". Oggi c'è un crescente disagio adolescenziale e giovanile (ma non si parli di emergenza) perché mancano sempre più gli adulti consapevoli e responsabili, come ribadisce lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini. Forse questa è la vera emergenza.

Infatti, Matteo Lancini richiama continuamente la responsabilità dei genitori, soprattutto di quegli atteggiamenti, anche inconsapevoli, che emergono poi nella fase adolescenziale dei figli, che è comunque una fase fisiologica della vita e che fa "esplodere" patologie solo in alcuni casi: "I genitori che accompagnano e prelevano i figli da scuola non li abituano all'autonomia, alla vita. Dilaga la pornograficazione che consiste nel fotografare e pubblicare ogni momento. I genitori non abituano i figli alla solitudine, però, poi, li vorrebbero soli in cameretta a studiare durante l'adolescenza. Si dà il cellulare ai figli sin dalla tenera età, anche per sapere cosa fanno e dove stanno per cui li si tiene sotto sequestro. Esaltano, difendono i loro figli a discapito degli altri, per cui non consentono la mentalizzazione [processo mentale attraverso cui si percepiscono e comprendono i propri comportamenti e quelli altrui]. Oggi esiste la fragilità adulta".

Alla voce di Lancini fa eco quella del pedagogista Daniele Novara: "Molti genitori vivono con ansia i silenzi, gli allontanamenti e le chiusure emotive dei figli adolescenti, temendoli come segnali di fallimento, quando in realtà sono passaggi fisiologici e inevitabili della crescita. L'adolescente maturo non esiste. Cerca sé stesso, e per riuscirci ha bisogno di uno spazio libero dall'invadenza adulta. I figli non chiedono ai genitori di essere perfetti. Non chiedono di risolvere ogni problema, ma di restare un punto di riferimento saldo e accessibile. Non chiedono di guidarli sempre per mano, ma di lasciar loro la possibilità di seguire la propria strada. Questa è la vera sfida educativa: restare presenti, ma con la giusta distanza" (in un articolo del 30 aprile 2025). È vero che l'adolescenza sta diventando sempre più implosiva e imperscrutabile, ma bisogna riconoscere che questo è più un problema per i genitori la cui genitorialità entra in adolescenza.

Il pedagogista Novara analizza: "Quando i figli e le figlie abbandonano la condizione infantile, il cambiamento è profondo. Hanno il desiderio di allontanarsi dal nido materno, che per i primi anni li ha accuditi e protetti, di andarsene dal controllo genitoriale per trovare la propria libertà e conquistarsi uno spazio tutto loro. La vita si affaccia a una nuova fase, nella quale essi sono decisi ad affrontare con le proprie forze le sfide che si presentano, provando a superare quei limiti che fino a ieri parevano insuperabili. Una ricerca di libertà per staccarsi dalle protezioni e dal controllo". Genitori e educatori devono tener conto delle differenti età e caratteristiche, anche in base alle indicazioni fornite dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, come per esempio "dare alle opinioni del fanciullo il giusto peso in relazione alla sua età ed al suo grado di maturità" (art. 12 par. 1).

A tale proposito lo psicologo e psicoterapeuta Gianluca Marchesini precisa: "Gli adolescenti hanno tante cose da dire ma bisogna saper fare le domande e mettersi in ascolto" (in un webinar del 12 maggio 2025). Per gli adolescenti bisogna tenere conto, perciò, di quanto scritto nell'art. 12 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia: sono capaci di formarsi una loro opinione e bisogna assicurare il diritto di esprimerla liberamente e in qualsiasi materia, dando alle opinioni dei ragazzi il giusto peso in relazione alla loro età e al loro grado di maturità.

Durante l'adolescenza i figli hanno ancora più bisogno di ascolto (art. 12 Convenzione), di libertà di espressione (art. 13 Convenzione) e di libertà di pensiero, di coscienza e di religione (art. 14 Convenzione), ovvero di acquisire autonomia personale piena e consapevole per diventarne, poi, anche responsabili.

Daniele Novara aggiunge: "Con i figli e le figlie adolescenti è meglio che le madri passino la palla al "paterno", ossia a quella modalità educativa che crea argini e sponde, spinge alla libertà e suscita coraggio. Oltre che al «gruppo adolescente»". Durante l'adolescenza del figlio occorrono un secondo (e definitivo) taglio al cordone ombelicale e un arretramento del codice materno. Non si perde così il figlio lasciandolo andare, ma ci si ritrova davanti al figlio che vuole conquistarsi questa sua dimensione, con cui ci si deve confrontare e che non è più (solo) da coccolare e controllare. Ad ogni figlio bisogna garantire "crescita" e "sviluppo" (distinzione che si ricava dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia).

Novara analizza: "Ma come gestire l'adolescente che cerca questo allontanamento" La mamma, in particolare, rappresenta l'infanzia e questo nido da cui figli e figlie intendono schiodarsi e allontanarsi. La pretesa di mantenere lo stesso ruolo di quando i figli erano bambini costituisce un'inutile zavorra. Molte madri continuano imperterrite a comportarsi e ad agire come se i loro figli fossero ancora piccoli, ma non funziona. Un approccio puramente materno, se non addirittura di maternage [quello che caratterizza i primi anni di vita di un bambino], oltre che inutile, spesso è pericoloso e dannoso". Le mamme devono prendere esempio dagli animali: per esempio le mamme rondini, quando i piccoli raggiungono circa i primi 20 giorni di vita, li assecondano nello spiccare il loro primo volo e per la prima settimana li accompagnano a far ritorno al nido fin quando si involano definitivamente e raggiungono la loro indipendenza alimentare.

Ancora Novara: "Gli adolescenti non necessitano di accudimento. Troppi ragazzi e ragazze di 12-13 anni sono ancora nel lettone, troppi ancora alla ricerca di una conferma materna senza riuscire a staccarsi, a prendere la propria strada". Gli adolescenti hanno bisogno di "paternità", di "autorità", ovvero del definitivo taglio del cordone ombelicale: non hanno bisogno di accudimento ma di ascolto nel silenzio, accrescimento della loro identità, aspirazioni proprie, allontanarsi dalle proprie mura e avvicinarsi ad altri. Non a caso nell'art. 27 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia si parla di "sviluppo sociale" e dai 14 anni scatta l'imputabilità penale.

Secondo il pedagogista: "Da sempre l'uscita dall'infanzia coincide con la scoperta del gruppo adolescente. Una forza viva che mamme e papà possono e devono sostenere stabilendo regole di vigilanza educativa, ma senza mai bloccare la libertà che non è capriccio, ma bisogno profondo di mettersi alla prova, spingere al massimo le proprie risorse, provarci per affrontare le sfide della vita con coraggio". Essere genitori è un atto di coraggio, quel coraggio che i genitori sono chiamati a trasfondere e trasmettere ancor di più nell'età adolescenziale dei figli, come nella storia di Cappuccetto Rosso.

"I ragazzi e le ragazze hanno un bisogno estremo di ritrovarsi in un gruppo di coetanei adolescenti – afferma Daniele Novara –. Perché i loro sono anni magici ma difficili, ed è più facile scoprire il mondo assieme ad altri che a loro volta lo stanno scoprendo". Anche la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia è un "crescendo" di situazioni, per cui dopo aver disciplinato il diritto all'ascolto del fanciullo in relazione alla sua età e al suo grado di maturità nell'art. 12, successivamente stabilisce il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione e alla libertà di associazione e alla libertà di riunione pacifica (artt. 13, 14, 15) che sono proprio le esperienze che si vivono in maniera più esplicita in età adolescenziale e con i coetanei.

Edoardo e Chiara Vian, esperti di famiglie in difficoltà, riportano la loro prospettiva di genitori: "[...] c'è un tempo in cui perdiamo i nostri figli, in cui non sappiamo dove sono (spesso anche solo metaforicamente) e navighiamo nell'angoscia genitoriale, ma se continuiamo a occuparci di loro, se non demordiamo nel cercarli e nel cercare di riallacciare con loro una relazione, ci sarà il terzo giorno, il giorno in cui loro risorgeranno a una nuova identità adulta, consapevoli della loro missione. E allora potremo tornare a gioire di una nuova relazione più adulta con loro". I genitori devono essere consapevoli che i figli non sono i "loro" e, pur vedendoli sempre "piccoli", devono imparare a crescere con loro, superando le crisi adolescenziali della genitorialità per ritrovarsi tutti più adulti, nuovi adulti.

"Genitori in cerca di risposte, insegnanti alle prese con classi complesse, educatori e psicologi che cercano chiavi di lettura e buone pratiche. Intanto, media e cronaca spesso rincorrono stereotipi, raccontando solo devianza e "baby gang", quasi a voler scaricare sugli adolescenti le fatiche di un mondo adulto in affanno. Noi crediamo, invece, che serva uno sguardo diverso: più inclusivo, più curioso, più costruttivo" (cit.). Nei confronti degli adolescenti bisogna avere innanzitutto uno sguardo, uno sguardo che non sia indagatore o accusatore ma curioso di conoscerli. Quello sguardo che tutti, facendo comunità e aprendosi come comunità, devono avere per impartire l'orientamento e i consigli necessari all'esercizio dei diritti riconosciuti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia (art. 5) che, a maggior ragione, durante l'adolescenza il ragazzo prova a sperimentare autonomamente.

Il sociologo Franco Garelli definisce gli adolescenti di oggi increduli, non credenti, non coinvolti, e parla di "perdita delle antenne per intercettare, perdita delle narrazioni collettive". I ragazzi vanno, perciò, accompagnati, coinvolti, fatti entrare in un circolo di comunicazione (e non telecomunicazione, come si fa ora che si sta sempre al cellulare pur stando seduti vicini).

2. Rispondere agli adolescenti

In un report si legge: "La fotografia che ci troviamo ad osservare è quella che ritrae una realtà in cui le ragazze ed i ragazzi che vivono nel nostro Paese "stanno male". Il malessere delle giovani generazioni è diffuso, si esprime in diversi modi, ma riguarda tutte le sfere dell'esistenza, coinvolge le diverse fasce d'età, i ragazzi e le ragazze che vivono nelle grandi città e quelli che vivono nelle città di provincia. […] Mettendo insieme i dati e le riflessioni dei numerosi operatori coinvolti nella stesura del 13° Rapporto CRC, abbiamo di fronte una realtà complessa, in cui però emerge chiaramente la difficoltà che hanno sia i ragazzi che le famiglie a gestire tale complessità. Gli adulti non riescono a fornire appieno risposte adeguate ed essere sempre quei punti di riferimento di cui invece i ragazzi/e avrebbero bisogno in ogni ambito della loro vita. Le figure genitoriali sono oggi spesso impreparate ad affrontare le sfide legate alle varie fasi di crescita, disorientate e lasciate sole. La scuola è spesso percepita lontana, i giovani che hanno difficoltà faticano a chiedere aiuto e trovare risposte in tale contesto, anche perché non avvertono la presenza di un sistema attorno a loro. Ma anche gli insegnanti si sentono soli" (dalla Premessa del 13° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia, novembre 2023).

È quanto scrive anche, tra gli altri, la giornalista Giulia Cananzi: "Una recente ricerca dell'Istat rileva che sono raddoppiati negli ultimi due anni gli adolescenti insoddisfatti della vita o che accusano una sofferenza mentale. Potremmo addurre mille motivazioni per cercare di spiegare tanto disagio, ma un punto fondamentale è capire se c'è un modo di rispondere, e possibilmente prevenire, a quella che sembra una deriva aggressiva in costante aumento, senza perdere i ragazzi e tutelando la collettività" (dicembre 2023).

Lo psicologo e psicoterapeuta Fulvio Scaparro, quale specialista dell'età evolutiva (e non solo) centra, invece, la sua riflessione sulle caratteristiche degli adolescenti e non su fatti e dati: "I ragazzi e le ragazze, quelli che oggi chiamiamo adolescenti e vivono in un ambiente profondamente mutato e soggetto ad apparenti o reali cambiamenti sempre più rapidi nel giro di una stessa generazione, non hanno subìto in profondità una mutazione nel senso che la biologia dà a questo termine. Abbiamo documentazioni provenienti da un passato più o meno remoto che dimostrano come certi comportamenti che oggi ci affascinano o ci preoccupano negli adolescenti nostri contemporanei, fossero ben presenti da sempre. Da questa documentazione risulta con tutta evidenza che quella che oggi chiamiamo 'adolescenza' sarebbe stata meglio chiamarla 'l'età di Parsifal', da parsi, puro, e fal, folle. È l'età dei folli puri, non quella alla quale pensavano gli psichiatri dell'Ottocento quando hanno coniato il termine ebefrenia mettendo una pietra tombale sulla bella follia dei ragazzi". L'adolescenza è una fase fisiologica e gli adulti devono fare in modo di non renderla patologica con le loro ansie (soprattutto di inadeguatezza) o interventi sbagliati.

Fulvio Scaparro aggiunge: "Se gli adolescenti sono costretti a mostrare un volto non gradevole, questo è in parte da considerarsi un aspetto fisiologico della crescita e della ricerca di un'identità ma molto è anche dovuto all'adulto smemorato, immemore perfino della propria adolescenza. Quando si specchiano l'uno nell'altro non si piacciono: il giovane non ama quell'anziano' che gli si propone come modello, l'anziano disconosce la paternità o la maternità di quel giovane che gli sta di fronte. In comune hanno spesso solo l'arroganza. Non si ha più voglia di giocare, di esplorarsi, di corteggiarsi. Entrambi si pietrificano in rigide maschere. Visto dal punto di vista del ragazzo, entrare nella società dei grandi vuol dire, allora, pietrificarsi in una delle innumerevoli maschere possibili, quella del cattivo, del bravo figliolo, del duro, del sottomesso, del malato, del violento, del tossicodipendente, del fumatore… La pietrificazione è l'opposto del dialogo fertile, riduce la vita a un tragico teatro di marionette. Uno dei sintomi di questa pietrificazione del ruolo e del rapporto tra adulto e adolescente è quel giovanilismo ridicolo e tragico che spesso gli adulti – purtroppo proprio quelli che hanno funzioni e ruoli formativi – mettono in mostra nel loro rapporto con i ragazzi e le ragazze. Non bisogna inseguire i giovani, non bisogna 'fare i giovani', non occorre adularli. L'adulto, così facendo, rinuncia alla risorsa della diversità e si rende ridicolo e tragico come chiunque sia fuori posto e fuori tempo in circostanze che esigerebbero invece autenticità e responsabilità. L'adulto dovrebbe essere disponibile senza attendersi che l'adolescente faccia altrettanto. Disponibilità vuol dire presenza non intrusiva. Essere pronti a dare, consigliare, accogliere, raccontare le proprie esperienze e i propri sogni, dare esempio, dire 'no' ma anche sostenere e incoraggiare quando occorre, evitando di sostituirsi al giovane e di rafforzarne la dipendenza gettando così le basi di future dipendenze. Disponibilità è dare un tranquillo esempio di maturazione quale può dare solo chi ha vissuto molti distacchi e molte unioni ma non ha perduto la voglia di vivere". L'adolescenza è un saggio di maturità per gli adolescenti che devono superare questa fase e per gli adulti che devono mostrare di averla già vissuta e superata. L'adolescenza è il periodo in cui gli adulti devono assicurare ancor di più l'ascolto (art. 12 Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia) e promuovere lo sviluppo, da quello fisico a quello sociale (art. 27 Convenzione), dei ragazzi. L'art. 27 della Convenzione offre uno spunto ai genitori come dovrebbero accompagnare i figli nell'"età dello sviluppo", dal loro chiuso ai loro coetanei "soci" (letteralmente "compagni, alleati").

La famiglia da normativa, incentrata su dovere e obbedienza, è diventata "famiglia narcisista", che privilegia altre priorità, quali espressività, emozionalità, originalità, felicità; secondo l'esperto Lancini, dopo la pandemia è diventata "famiglia postnarcisista", segnata dalla rarefazione nelle relazioni, la perdita di grandi valori e punti di riferimento e l'accresciuta difficoltà da parte dei genitori ed educatori ad accettare la fragilità dei figli. Gli adolescenti odierni sono più fragili e tendono all'implosione perché sono più fragili i genitori, perché manca l'adultità. L'art. 315 bis comma 2 cod. civ. ha introdotto una grande novità rispetto alla vecchia normativa codicistica: "Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti". Il legislatore ha specificato il diritto di crescere e l'importanza dei rapporti, proprio quello che avviene nell'adolescenza: "adolescente" deriva dal verbo latino adolèscere, che significa "crescere".

Matteo Lancini richiama: "Non bisogna trascurare alcun gesto degli adolescenti perché loro provano veramente dolore. Se un ragazzo tenta il suicidio, continuerà a pensarci; se una ragazza soffre di anoressia, continuerà a pensarci" (in un webinar del 05 febbraio 2021). In passato le mamme "odoravano" i figli per sentirne odori sospetti, ne sollevavano il mento per guardarli negli occhi e altre "accortezze". Gli adolescenti non necessitano tanto di "protezione" (non sono una "specie protetta") quanto di "protensione".

Di solito i genitori si preoccupano fin troppo della protezione dei figli ma non adeguatamente del loro "ben-essere" (come, invece, richiesto nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia), per cui sono in aumento fenomeni di ogni sorta, per esempio quello degli "hikikomori", ragazzi chiusi in casa senza prospettive né di studio né di lavoro.

Dato il numero sempre maggiore di tentativi di suicidio e di suicidi adolescenziali e giovanili, in particolare in Italia, Lancini consiglia: "Anziché mandare i figli dallo psicologo, i genitori dovrebbero parlare direttamente con i figli e chiedere loro se hanno mai avuto idee suicide e perché" (in un convegno del 17 ottobre 2023). Assistere moralmente i figli (artt. 147 e 315 bis comma 1 cod. civ.), cioè fermarsi con loro, accostarsi al loro mondo, far venir fuori le loro vere esigenze, è uno degli adempimenti più difficili per i genitori, soprattutto nel periodo adolescenziale dei figli.

Un altro fenomeno inquietante è quello del "Teen Dating Violence" (TDV, letteralmente "violenza negli appuntamenti con adolescenti", ovvero il "non amore" tra adolescenti), cui si aggiunge quella online, un aspetto critico del percorso di esplorazione adolescenziale, cioè la violenza che può caratterizzare le prime relazioni sentimentali in adolescenza e che può comportare, oltre a pericoli nell'immediato, anche problematiche nel lungo periodo. La migliore prevenzione è sempre la relazione genitoriale fatta di attenzione e ascolto (e non controllo o interrogatorio), lo sguardo d'amore dei genitori tra di loro e nei confronti dei figli, presenza, dialogo, contrasti, impegno, costanza, regole. Regole che sono state bandite, anche come vocabolo, per evitare possibili reazioni da parte dei bambini e ragazzi, invece vanno recuperate e rinnovate. L'adolescenza sembra essere diventata o considerata una forma di autismo.

Tenendo conto dell'aumento dei disturbi del comportamento alimentare in varie forme, oltre alla più riconoscibile anoressia (tra cui il "binge eating", disturbo da alimentazione incontrollata), a scuola gli insegnanti devono essere attenti a cogliere i segnali dei disturbi (per esempio per l'anoressia: assenze frequenti, mani fredde o rosse, mancata sudorazione, perfezionismo, abbigliamento per nascondere il corpo, stanchezza…) non per segnalarli ai genitori o agli stessi adolescenti che ne soffrono ma per dare loro uno sguardo diverso, come lo avrebbero desiderato sino a quel momento e che richiedono con il loro disturbo. Quello sguardo che manca sempre più in famiglia e a scuola.

La neuropsichiatra infantile Chiara Davico puntualizza: "I disturbi propri del neurosviluppo ad esordio nei primi anni di vita rappresentano i precursori per traiettorie evolutive psicopatologiche gravi e maggiormente impattanti in adolescenza. In tale ottica promuovere il neurosviluppo, sostenendo una crescita armonica e serena, così come intervenire quando compaiono difficoltà e disturbi deve rappresentare una priorità del sistema sanitario, così come della comunità in senso lato" (il 10 ottobre 2023 in occasione della Giornata mondiale della salute mentale). I genitori devono conoscere le caratteristiche dell'infanzia e gli eventuali disturbi comportamentali (dall'aggressività al mutismo selettivo, disturbo non così raro) e come gestirli per poter, poi, affrontare il ritorno di alcune dinamiche durante l'età adolescenziale dei figli, quali chiusura in se stessi, isolamento sociale, distruttività e altro.

Spesso in età adolescenziale (e successivamente) i ragazzi seguono, si aggrappano a eroi, leader negativi perché vanno alla ricerca di coerenza e coraggio, valori di cui dovrebbero essere portatori gli adulti che, invece, sono sempre meno adulti.

Si ribadisce che l'adolescenza non è un problema o, meglio, è un problema nel senso letterale di "mettere innanzi, proporre, gettare avanti", ossia una tappa della vita in cui il ragazzo o la ragazza si proietta (o così dovrebbe essere) verso il proprio progetto di vita. Di questo devono essere consapevoli innanzitutto i genitori che hanno altresì la responsabilità di far vivere ai ragazzi l'adolescenza come un periodo fisiologico e non patologico in cui affiorano dipendenze e disturbi vari. L'adolescenza stessa è "disturbante". Già lo psicologo John Bowlby spiegava: "La caratteristica più importante dell'essere genitori è fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato" (in "Una base sicura", 1989).

Il bioeticista Paolo Marino Cattorini dà una bella definizione: "L'adolescenza è il tempo della rinascita. A innescare la trasformazione ci pensa il corpo, che cresce in dimensioni e accoglie vissuti mai provati. Sono messe in vibrazione le certezze infantili: la rappresentazione di sé, il legame con altri, il principio della speranza, l'idea del mondo".

L'adolescenza è il momento in cui si sperimentano la libertà personale e gli altri diritti inviolabili, in cui ci si lancia nel gioco della vita, in cui si concretizza quanto scritto nell'art. 31 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia: il diritto al riposo, allo svago, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie dell'età, ed a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica. Quella partecipazione alla vita culturale e artistica che è stata messa in risalto nell'istituzione, da parte dell'ONU nel 2014, della Giornata mondiale delle competenze giovanili che ricorre il 15 luglio, per sottolineare l'importanza di investire nei giovani, garantendo loro opportunità di crescita personale e professionale.

Data: 18/02/2026 06:00:00
Autore: Margherita Marzario