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Sui diritti emotivi dei bambini

L'articolo evidenzia alcuni aspetti del mondo interiore dei bambini che gli adulti hanno il compito di riconoscere per poter adeguatamente esercitare il loro ruolo di educazione e di guida



Le emozioni di un bambino sono le emozioni dell'umanità, non vanno né sottovalutate né enfatizzate ma accolte, raccolte e colte per farne l'alfabeto della vita con cui esprimere e scrivere la vita di ogni giorno (non a caso hanno avuto un esplicito riconoscimento giuridico nella legge 19 febbraio 2025 n. 22). Come chiarisce la consulente educativa Serena Cesaroni: "L'emozione di un bambino non si risolve ma si accoglie. La si prende in braccio. Anziché fare la domanda "Perché piangi"" sarebbe il caso di "allargare" la domanda, anche se è difficile sostenere il pianto di un bambino, anche perché va sollecitare la nostra parte bambina. Bisogna aiutare a consolidare il quoziente emotivo. A scuola, invece, ci si preoccupa solo del quoziente intellettivo" (in un webinar del 26 ottobre 2023).

La formatrice Silvia Iaccarino afferma: "Sin dalla prima infanzia è fondamentale – per lo sviluppo armonico di un individuo –, lo sviluppo della competenza emotiva, ovvero la capacità di riconoscere le proprie emozioni, esprimerle e regolarle in maniera equilibrata, senza disorganizzarsi. La competenza emotiva, come evidenziato da innumerevoli ricerche, è centrale per essere resilienti e stabilire buone relazioni con sé stessi e con gli altri. È importante che nella relazione con bambini e bambine gli adulti assumano "un ruolo attivo e propositivo" (D. Goleman) per: • guidarli e aiutarli a sviluppare la competenza emotiva e la resilienza, • creare con loro un rapporto empatico, • rasserenarli nei momenti di crisi. In questo particolare momento storico la sensibilizzazione verso la crescita emotiva di bambini e bambine porta famiglie e professionisti a riflettere su come accompagnarli al meglio e dare loro spazio di espressione di sé". I genitori si preoccupano tanto delle emozioni dei figli fotografando ogni momento o attaccando la scuola per qualsiasi turbamento o altro, ma non se ne occupano adeguatamente tanto che è crescente, tra l'altro, la cosiddetta "trascuratezza emotiva".

Iaccarino aggiunge: "La metafora del tunnel delle emozioni ci può aiutare a comprendere l'idea dell'attraversamento: paragoniamolo a un cammino che avviene all'interno di una galleria buia con un'uscita, una porta finale luminosa, dalla quale tutte e tutti possiamo uscire a "riveder le stelle", come verseggiava anni addietro il Sommo Poeta. In questo contesto il lavoro dell'adulto – genitore o professionista – è entrare nel tunnel delle emozioni insieme al bambino, alla bambina e stare accanto a lui, lei, quando prova emozioni intense, forti che lo/la scuotono e lo/la spaventano. Bambine e bambine, in particolare in età prescolare, hanno spesso paura di ciò che provano dentro di sé, perché percepiscono sensazioni del corpo forti che faticano sia a capire, sia a regolare. Si sentono sopraffatti, soverchiati, travolti dalla forza delle emozioni che provano: questo è il tunnel dentro il quale sentono di trovarsi in certi momenti e dove fanno fatica a vedere la possibilità di uscire. In questa fase della vita di bambini e bambine, il ruolo dell'adulto è essenziale. Diventiamo adulti-guida, affianchiamo bambini e bambine, entriamo insieme a loro nel tunnel delle emozioni e accompagniamoli nella traversata fino all'uscita, al ritorno alla luce". I genitori devono essere consapevoli delle loro emozioni, essere adulti nel gestirle per gestire, poi, e incanalare quelle dei figli. Spesso la famiglia, invece, è culla dell'analfabetismo emotivo che può portare pure a disagi e problemi seri. Etimologicamente "guidare" significa "osservare, vegliare, indicare", tra i principali compiti genitoriali. E il dover guidare i figli nel campo emozionale si ricava anche dall'art. 14 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia in cui si legge che i genitori hanno il diritto e il dovere di guidare il fanciullo nell'esercizio del diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, ovvero tutto ciò che concerne la sfera intima, l'interiorità. Quel dovere di guidare che corrisponde all'obbligo di assistere moralmente i figli secondo gli artt. 147 e 315 bis comma 1 cod. civ..

"La voce materna, e in modo diverso anche quella paterna, impregnano il corpo e la mente del bimbo/a fin dal suo concepimento. Contribuiscono in modo significativo alla sua maturazione psicoaffettiva e allo sviluppo della relazione di attaccamento. Subito dopo la nascita la relazione tra voci si fa esperienza affettiva irrinunciabile e benefica, capace di attivare funzioni cognitive complesse. Le voci genitoriali veicolano messaggi profondi al loro piccolo: sono "luoghi" d'incontro, ove sperimentare contatto e sintonizzazioni intense con il bambino/a, con i suoi sensi e le sue emozioni" (cit.). Allo sviluppo generale del bambino, e in particolare a quello spirituale e al neurosviluppo (art. 27 Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia), contribuiscono le emozioni, per cui è davvero importante che i genitori si mettano in "con-tatto" (con timbri e codici differenti) con il figlio sin da quando è nel grembo materno.

"Ma cos'è la rabbia nei bambini" La rabbia, di per sé, non è un'emozione né negativa né positiva, ma tutto dipende da come viene gestita. Per i bambini la rabbia è un'emozione centrale, che viene provata in continuazione e fa parte del loro percorso di crescita emotiva e sociale. Quando un bambino è molto arrabbiato non sempre riesce a mettersi nei panni dell'altro e può capitare che si sfoghi. I motivi che portano un bambino ad arrabbiarsi sono tanti. Possono essere causati da promesse non mantenute, dalle prese in giro, dalla stanchezza o dalla separazione da una persona cara. La rabbia in un bambino può anche essere un modo per attirare l'attenzione dell'adulto o la conseguenza di un "no" che il bimbo fatica ad accettare. Un sentimento simile alla rabbia può anche nascere da piccole delusioni, come ad esempio desiderare un giocattolo e non poterlo avere" (un team di esperti). Premesso che "i bambini hanno diritto di provare rabbia di fronte all'ingiustizia" (come scritto negli elenchi dei diritti emotivi dei bambini), i genitori e gli educatori in generale devono conoscere i meccanismi della rabbia infantile per imparare a gestirla e aiutare i bambini a incanalarla senza assecondarla o minimizzarla o farsi travolgere. Questo contribuisce anche a garantire lo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale del bambino (da notare la successione degli aggettivi da "fisico" a "spirituale" nell'art. 27 par. 2 Convenzione) e che non rimanga invece "inviluppato".

"Può capitare che due fratellini o sorelline litighino perché uno di loro è geloso dell'altro. In questi casi, soprattutto se tra i bambini non c'è una grande differenza di età, diamogli la possibilità di risolvere tra loro la situazione e incoraggiamoli a chiarirsi e a spiegare le loro ragioni" (un team di esperti). La gelosia tra fratelli/sorelle è un sentimento normale, per cui i genitori devono evitare di intervenire nelle relazioni tra fratelli soprattutto con affermazioni del tipo "Tu sei il più grande e devi capire", "Sei sempre tu" o simili. Intervenire da adulti e in maniera inadeguata può far evolvere la gelosia in un sentimento diverso e far degenerare le relazioni tra fratelli man mano che crescono, come spesso avviene. I genitori devono prima padroneggiare le proprie emozioni per poter poi gestire (e non controllare) quelle dei figli. Per la tutela della salute dei bambini sarebbe opportuno informare e educare i genitori come previsto nell'art. 24 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia.

"Se per noi adulti le emozioni sono spesso difficili da gestire e capire, figuriamoci per un bimbo tra i due e sei anni circa, tutto è indecifrabile e sconosciuto. Al bambino, quindi, occorrono delle idee, delle strategie per gestire tutto ciò che prova nel suo mondo interiore e ha bisogno di ordinare e distinguere ogni singola emozione che gli si presenta per la prima volta; nello specifico, parliamo delle emozioni primarie: rabbia, gentilezza, paura, coraggio, tristezza e felicità. Tutte questi sentimenti, spesso nei bambini si sovrappongono e risulta loro molto difficoltoso poterle scinderle, capirle, e quelle più complicate, gestirle. La favola, la lettura delle fiabe diventa un mezzo efficace per comprendere la sfera emotiva dei nostri bambini, e poter rendere loro un valido sostegno, affinché possano acquisire la consapevolezza di ciò che provano, diventando sempre più sicuri di sé, affinando molte delle potenzialità che acquisiranno nel tempo" (cit.). Leggere fiabe fa bene agli adulti e ai bambini. In passato si leggevano le fiabe anche con uno scopo moraleggiante, oggi si è consapevoli che le fiabe sono polivalenti: consentono di entrare in sintonia, di superare ogni barriera spazio-temporale, di ascoltarsi a vicenda (art. 12 Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia), di far conoscere altri mondi e il proprio mondo emozionale (art. 13 Convenzione).

"Perché riproporre oggi Pinocchio ai bambini della scuola primaria" […] Perché Pinocchio è il libro italiano più tradotto nel mondo, è una storia universale e senza tempo che tutti i bambini e le bambine conoscono e fa profondamente parte della nostra tradizione. E perché le emozioni e le vicende che vengono presentate nella sua storia sono senza tempo, descrivono sentimenti e rapporti famigliari e di amicizia in cui ogni bambino può rispecchiarsi e imparare qualcosa di sé" (cit.). Il libro (o la storia) di Pinocchio, criticato da più parti, è didascalico per adulti e bambini: il desiderio di diventare un "bambino vero" e non più un burattino per far compagnia al papà che l'ha modellato, l'avversione per la scuola, gli incontri sbagliati. Lo stesso può dirsi per il libro di Pippi Calzelunghe che può avere tanti significati, tra cui l'elaborazione del lutto per la perdita della madre, l'autonomia dai genitori, il pensiero divergente, la grande potenza della fantasia e tanto altro.

"Il linguaggio verbale non è sempre sufficiente, per questo motivo le emozioni rivestono un ruolo fondamentale nel benessere individuale e nell'apprendimento di bambini e bambine" (cit.). La vita dell'essere umano si basa su ormoni ed emozioni e gli ormoni e le emozioni sono fondamentali anche in ogni forma di apprendimento, non solo scolastico. Oggi in famiglia si assiste a forme di analfabetismo emozionale (come evidenziato anche da Umberto Galimberti), tra cui la disregolazione emotiva, l'alessitimia (difficoltà a riconoscere le emozioni). Nella Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori (ottobre 2018) vi è un continuo richiamo ai genitori a prestare attenzione alle emozioni dei figli in questo delicato momento, in particolare nell'art. 4 è scritto: "I figli hanno il diritto di essere arrabbiati, tristi, di stare male, di avere paura e di avere incertezze, senza sentirsi dire che "va tutto bene". Anche nelle separazioni più serene i figli possono provare questi sentimenti e hanno il diritto di esprimerli". Emozioni cui si cerca di dar voce nei casi in cui si dispone l'ascolto del minore (artt. 336 bis e 337 septies cod. civ.), nel setting di mediazione familiare o in altre sedi opportune.

Silvia Iaccarino riporta: "La letteratura scientifica che si occupa delle emozioni oggi evidenzia l'uso del termine "co-regolazione" per indicare un processo bidirezionale all'interno del quale i soggetti concorrono, reciprocamente, alla regolazione dei loro stati fisiologici, emotivi e dei comportamenti. Questo è un tema centrale perché la co-regolazione, come processo eteroregolativo, crea le basi per un'equilibrata crescita socio-emotiva dei bambini e delle bambine". Gli adulti devono essere consapevoli che l'educazione è una relazione intrisa di emozioni basata sulla co-regolazione così il processo educativo (come nel concetto di "paideia") funziona meglio e si coltiva il ben-essere considerando che i diritti emotivi trovano il loro fondamento anche nella Costituzione, specificatamente nell'art. 2 ove si parla di svolgimento della personalità e nell'art. 4, nel riferimento alla funzione che concorre al progresso spirituale della società (qual è l'educazione).

Data: 11/02/2026 06:00:00
Autore: Margherita Marzario