L'evoluzione della giurisprudenza penale in materia di violenza domestica Erik Stefano Carlo Bodda - 12/01/26  |  La richiesta di invalidità civile  Alessandro Pagliuca - 12/01/26  |  RSA e rette di ricovero: la Corte d'Appello di Milano conferma che paga il SSN Claudia Moretti - 25/09/25  |  La scienza smascherata United Lawyers for Freedom - ALI Avvocati Liberi - 21/06/23  |  Compiti a casa: i docenti devono usare il registro elettronico  Redazione - 12/04/23  |  

DDL antisemitismo: quando si confonde l'odio con il dissenso

Il confine che una democrazia non può smarrire tra l'antisemitismo e la libertà di critica


C'è un punto in cui la lotta all'odio rischia di smarrire se stessa: quando, nel tentativo di colpire l'antisemitismo, si finisce per confondere l'odio con il dissenso. È un passaggio sottile, ma decisivo. Perché una democrazia non si misura solo da ciò che vieta, bensì da ciò che è capace di tollerare senza paura.

Il lavoro che stiamo svolgendo in Commissione sui disegni di legge in materia di antisemitismo ruota esattamente attorno a questo crinale. Contrastare l'antisemitismo è un dovere storico e morale, prima ancora che giuridico. Ma proprio per questo richiede precisione concettuale, non scorciatoie simboliche. Disambiguare non significa indebolire la tutela, bensì rafforzarla: separare con nettezza l'odio antiebraico — che va colpito senza ambiguità — dalle critiche legittime alle politiche del governo israeliano, comprese quelle più radicali.

Altrimenti il rischio è quello, già visto altrove, di norme che scivolano verso una deriva liberticida, fino a colpire manifestazioni di dissenso politico nei confronti delle scelte di Netanyahu, come se la critica a un governo potesse essere assimilata a un pregiudizio etnico o religioso. È una confusione pericolosa, sul piano giuridico e su quello psicologico: perché trasforma il conflitto politico in colpa morale, e il pensiero critico in sospetto.

Il compito del legislatore oggi dovrebbe essere quello di fissare limiti netti all'odio, senza allargare indebitamente l'area del divieto fino a comprimere la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero. In una società già attraversata da polarizzazioni profonde, la legge deve raffreddare, non irrigidire.

Le audizioni svolte in commissione affari costituzionali in Senato hanno mostrato quanto questo equilibrio sia delicato e quanto sia necessario affrontarlo senza slogan. La memoria si difende con il rigore, non con l'ambiguità. E una norma giusta non teme il dissenso: lo riconosce, lo distingue, e proprio per questo riesce a colpire l'odio là dove davvero nasce.

Data: 15/01/2026 17:00:00
Autore: Roberto Cataldi