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Prevenire e debellare completamente il bullismo, seguendo un semplice procedimento che si sviluppa in tre fasi

Linee guida di psicologia giuridica applicata per docenti, dirigenti scolastici, assistenti sociali e giuristi che intendono capire le insoddisfazioni e le esigenze dei ragazzi, onde arrestare il bullismo che cresce nelle scuole e colpisce ferocemente anche fuori. Ecco semplici procedure basilari, rapide ed efficaci per risolvere il bullismo (punta dell'iceberg di un'educazione errata), e per evitare anche l'instaurarsi dell'angosciante timore di atti delinquenziali e perversi tra le scolaresche bene ordinate.
Senza aggiungere, quindi, altre pagine di parole inutili, di vecchio stampo psico-pedagogico, consideriamo per un attimo la possibilità di errori significativi commessi nel recente passato, ed abituiamoci all'idea, emersa dalla critica pedagogica, secondo la quale il bullismo non trarrebbe origine dalla natura del bambino, ma sia il risultato di erronee scelte metodologiche del secondo ‘900 italiano, che, dopo tutto, sono state descritte e propagandate negli anni settanta con nomi accattivanti ( = studio per problemi”, “bando al paternalismo”, “teoria dei sistemi”). Queste teorie, fortemente innovative e caratterizzanti del rapporto docente-studente, in pratica hanno soppiantato, a partire dagli anni settante, principalmente nella scuola statale, la pedagogia preventiva ed emendativa. Via via, negli ultimi 50 anni sono stati ignorati o sottaciuti i pregi della pedagogia preventiva, del metodo emendativo e dell'emulazione dei “grandi personaggi”, che hanno permesso, complessivamente, di recuperare generazioni di ragazzi difficili, potenziandone l'io personale e responsabilizzandoli, con costante successo, anche in condizioni sociali di povertà e di arretratezza. – Qui, per economia del discorso, tralascio la elencazione degli autori e degli obiettivi che hanno determinato in tal tempo la svolta pedagogica e procedo nell' esemplificare le modalità per “rilevare” nei bambini, ragazzi e adolescenti, i sintomi del nascente bullismo e delle condotte volgari, prevaricanti e criminali.

Ogni insegnante infatti può agevolmente dedicarsi ad una attenta e scrupolosa osservazione di “particolari sintomi” della condotta dell'alunno a lui affidato dalla famiglia e contribuire a prevenire e debellare completamente il bullismo, seguendo un procedimento, che si sviluppa in tre fasi:
  1. riconoscere i bulli,
  2. esaminare la loro insoddisfazione e le loro esigenze,
  3. provvedere agli interventi emendativi e terapeutici secondo i casi.
Riconoscere i bulli.
Osservazione di “particolari sintomi” della condotta dell'alunno (cioè occorre annotare con discrezione deontologica e sottoporre al vaglio del dirigente scolastico e del consiglio di classe le seguenti sintomatologie comportamentali o condotte dei ragazzi che manifestano atti di bullismo marcato:
- poca attenzione in classe,
- incapacità di ordine personale riguardo al corredo degli attrezzi,
- indugio nei bagni,
- difficoltà nella ripetizione di semplici spiegazioni ricevute,
- largo uso di bugie e di giustifiche fantasiose,
- linguaggio scurrile e truculento,
- minacce, persecuzioni, scritte offensive, telefonate anonime, denigrazioni, raffigurazioni oscene ed aggressioni fisiche,
- sottrazione di compiti e di oggetti,
- lacerazione ed asportazione di pagine dai libri e dai quaderni,
- lancio e distruzione di matite, cancellini, righelli, palle di carta, gomme da masticare,
- comunicazione con lancio di richiami, con fischi da pastore di pecore, con colpi di tosse e rumori da percussione,
- abbigliamento con scritte o monili poco pertinenti al ruolo svolto,
- vandalizzazione di effetti personali, abbigliamento, suppellettili ed ambienti di studio,
- spintonamenti, blocco, sequestro fisico, abuso dei compagni,
- porto di oggetti pericolosi e proibiti atti a colpire,
- torsione laterale alternata, continuata, della testa e del busto, durante la lezione, per richiamare altri svogliati ad osservarli,
- gioco con la sedia (dondolio), con il banco, spostamento parossistico della cartella e della dotazione personale di pennarelli,
- andamento motorio trotterellante, penzolante, con gambe divaricate o a “rana”, con le braccia allargate in maniera irregolare, (impegno esibizionistico con l'incedere nella parte centrale dei corridoio o con strofinio delle mani o del corpo presso le pareti).

Esame della insoddisfazione e delle esigenze dei bulli.
Applicando i dettami della “psicologia evolutiva” (con l'ausilio di colloqui psicologici “protetti”, realizzati da specialisti) si individuano caso per caso le “richieste complessive” e le “aspettative” che l'alunno ha nei confronti della scuola e della famiglia e si provvede a soddisfarle con l'offerta didattica e formativa mirata, in piena serenità ed armonia. (Insoddisfazione della vita familiare per povertà, per disgregazione, per sofferenze, per sparizione di congiunti) – (insoddisfazione scolastica per carenza di stimoli nuovi, interessanti ed accattivanti – rifiuto del docente eventualmente incapace).

Gli interventi emendativi e terapeutici, secondo i casi di bullismo.
Dall'approccio scientifico summenzionato emerge un metodo per la risoluzione positiva del bullismo la cui efficacia è direttamente proporzionata alle capacità didattiche personali del docente (preparato per l'intervento) e delle altre componenti scolastiche nel decriptare tali sintomatologie comportamentali esplicitate.
I sintomi rilevati sono preziosi in quanto aiutano a capire la insoddisfazione, la “richiesta complessiva” e le “aspettative” dell'alunno nei confronti della scuola e della famiglia.
In determinati casi patologici, i sintomi non servono soltanto a determinare un profilo attinente al bullismo, ma sono necessari per individuare la presenza di patologie posturali e motorie o carenze e disordini attentivi-psico-attitudinali, da evidenziare nella eventuale diagnosi funzionale e nei successivi controlli auxolicici dello sviluppo.

Prof. Gennaro Iasevoli http://www.giurisprudenza.uniparthenope.it/siti_docenti/SitoDocentiStandard/default.asp?sito=giasevoli
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(05/04/2010 - Prof. Gennaro Iasevoli)
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