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Cassazione: marito resta indifferente alla depressione della moglie? Può essere motivo di addebito della separazione

La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione (Sent. 1906572008) ha stabilito che, nelle separazioni, può essere riconosciuto l'addebito al coniuge che è rimasto 'indifferente' alla depressione dell'altro e che non gli ha offerto nessun tipo di supporto nè morale nè economico. In particolare, gli Ermellini hanno evidenziato che, nel caso di specie, correttamente, i giudici di merito hanno rilevato la violazione del marito "dell'obbligo di assistenza posto a suo carico dall'art. 143 c.c. in favore della moglie, quale ammalata e parte più debole nel rapporto; le circostanze di fatto riportate nella relazione del servizio sociale, da cui si è rilevato il distacco dell'uomo e la mancata cura della moglie, sono risultate 'in sostanza riferite anche dai testi di parte ricorrente, sentiti nel giudizio di primo grado'. Nessun riesame di tali disturbi psichici […] e della indifferenza con cui il marito ha seguito la malattia di lei, è possibile in sede di legittimità e quindi la violazione di legge come denunciata, in rapporto a una pretesa insufficiente motivazione della sentenza nella applicazione dell'art. 151 c.c., non prospetta un'erronea interpretazione di tale norma, ma solo una carente valutazione dei fatti posti a base della lettura della norma stessa dai giudici di merito e come tale non è configurabile quale vizio di legittimità e deve quindi dichiararsi inammissibile".
Secondo la Corte, nel caso di specie, i Giudici di merito, hanno evidenziato che l'intollerabilità della convivenza non è dipesa dall'aggravamento della malattia psichica della donna bensì è stata causata dalle omissioni e dagli ostacoli frapposti dal marito alle terapie della moglie: tali inadempimenti costituiscono anche violazione dei doveri di assistenza coniugale da parte del marito cui si è collegata la crisi coniugale e che ha determinato l'addebitabilità della separazione.
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(20/07/2008 - Cristina Matricardi)
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