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Cassazione: i prof devono avere pazienza con gli alunni difficili

Quando i docenti hanno a che fare con alunni indisciplinati debbono mantenere un atteggimento di pazienza e di tolleranza. E' quanto afferma la Corte di Cassazione in una sentenza con la quale ha respinto le richieste di un professore che dopo essersi dimesso per non riuscire più a trattare con un alunno indisciplinato aveva chiesto un indennizzo. Secondo la Suprema Corte, uno dei compiti dell'istituzione scolastica e del suo corpo docente è "quello di assicurare, nella prima fase di approccio degli alunni alla nuova realta' in cui sono inseriti, oltre agli aspetti prettamente didattici, anche un graduale inserimento e un crescente conformarsi dei comportamenti agli standard minimi necessari per un proficuo lavoro di apprendimento''. Il caso esaminato dalla corte riguardava il difficle inserimento di unragazzo brasiliano che per diversi anni aveva vissuto in una favelas. Nella scuola si era reso protagonista "di episodi gravi quali avere chiuso a chiave la classe e gettato dalla finestra la chiave, l'avere colpito con un calcio un altro professore rivolgendogli espressioni triviali, l'avere scagliato un barattolo di vernice contro la cassettiera dell'aula, l'avere agitato un ombrello contro un prof preso di mira''. L'insegnante di lettere, esasperato, aveva quindi rassegnato le dimissioni e il Tribunale di Firenze gli aveva riconosiuto l' indennita' sostitutiva del preavviso pari circa a 3 mila euro.
S In appello la sentenza era stata ribaltata sulla base del rilievo che il ragazzo, aiutato anche da una psicologa, era riuscito a portare a termine l'anno scolastico. Il docente ricorrendo in Cassazione aveva sostenuto che le sue dimissioni era volte ''a tutelare la sua persona e quella dei colleghi da atteggiamenti potenzialmente lesivi ed autolesivi dell'alunno''. I giudici di Piazza Cavour nel respingere il ricorso hanno così ricordato che di fronte a casi di alunni difficili i docenti debbono avere ''doti di pazienza e tolleranza, oltre a specifiche conoscenze psicopedagogiche dell'eta' evolutiva''.
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(06/02/2008 - Roberto Cataldi)
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