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Cassazione penale: Non costituisce stato di necessità la crisi di astinenza del tossicodipendente

Non ci si può allontanare dagli arresti domiciliari per procurarsi il metadone
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Il tossicodipendente che si trova in crisi di astinenza non può invocare la scriminante dello stato di necessità.  È quanto chiarisce la Corte di Cassazione (sentenza 30 ottobre 2014 n.  45068)  che ha così confermato una sentenza di condanna per il reato di cui all'articolo 385 del codice penale (evasione).

L'imputato (finito sotto processo per essersi allontanato dal domicilio presso cui si trovava agli arresti domiciliari) aveva  impugnato la sentenza dell'appello sostenendo che il suo medico, pur essendo stato contattato dal padre non s'era attivato per far fronte  alla crisi di astinenza e che la corte d'appello aveva omesso di riconoscere la causa di giustificazione dello stato di necessità.

L'imputato, infatti,  nel momento in cui si stava accentuando la crisi di astinenza era stato costretto ad allontanarsi dal domicilio per procurarsi la dose di stupefacente.

Insomma si sarebbe trattato, secondo la difesa, di una situazione  che non era stata determinata dalla volontà della parte dato che egli si era in ogni caso attivato per procurarsi il metadone ed evitare il sopraggiungere della crisi.

La difesa riteneva quindi applicabile l'articolo 54 del codice penale secondo cui "Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo".

La tesi della difesa non ha fatto breccia nei giudici di piazza Cavour secondo cui, nel caso di specie, non è applicabile la causa di giustificazione dello stato di necessità.

La Corte d'appello ha correttamente negato la scriminante rilevando che  in caso d'urgenza è possibile chiedere l'intervento del 118 o chiedere la prescrizione del farmaco attraverso il medico curante e ottenere l'autorizzazione per recarsi in visita per le terapie del caso. 

Nel corso del procedimento il medico che era stato chiamato al momento della crisi di astinenza aveva anche riferito che, al padre dell'imputato, erano state date tutte le indicazioni sulle modalità di approvvigionamento del metadone.  Inoltre era stata effettivamente ottenuta una certificazione dello stato di astinenza dal medico di base ma non era stata mai fatta richiesta al giudice per ottenere l'autorizzazione ad allontanarsi dagli arresti domiciliari

In buona sostanza la dedotta situazione di pericolo era comunque evitabile e anche volontariamente causata perché l'imputato non ha attivato alcune delle opzioni alternative a sua disposizione per procurarsi il metadone.



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(04/11/2014 - N.R.)
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