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Separazione e divorzio: i soldi non bastano. Torno a vivere da mamma e papa'

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Di Laura Tirloni - Quando un matrimonio naufraga, non sono solo i soggetti coinvolti ad uscirne a pezzi ma anche le loro finanze. Di questi tempi il divorzio è un lusso che non tutti possono permettersi, volendo ironizzare un po' su una vicenda che, in realtà, il più delle volte si rivela molto dolorosa, oltre che onerosa, sia sul piano emotivo che su quello economico. 
Con la separazione ed il divorzio, infatti, le spese si moltiplicano e tutto raddoppia: le case, le macchine, le bollette, le assicurazioni e si potrebbe proseguire a lungo. Quello che davvero non cambia è il budget della, ormai ex, famiglia, che si ritrova a tirare la cinghia su molti fronti. 

Per analizzare in modo più approfondito il fenomeno, facciamo riferimento ad una ricerca condotta da Demoskopea per un noto sito di annunci immobiliari, che ha coinvolto un campione di 2.700.000 divorziati e separati del nostro Paese. 
Dallo studio si è evidenziato che la separazione determina una situazione di sofferenza economica.  Uno degli elementi di maggiore contesa diventa la casa e un numero nutrito di italiani divorziati o in fase di divorzio “decide” di tornare a vivere da mamma e papà

L'indagine mette anche in luce che, sul piano economico, il primo anno dalla separazione è sicuramente il più arduo, tanto che, nei dodici mesi dall'avvio delle pratiche, la maggior parte dei separati vive ancora nella casa coniugale (57,8%), magari ancora insieme all'ex partner; un quarto si è trasferito a vivere in affitto (26,6% tra chi è separato da meno di un anno) e più di uno su dieci si ritrova tra le mura della famiglia di origine (10,9%), soprattutto tra gli under 35, che costituiscono anche il 24% del totale di chi affronta una separazione. 
Dalla ricerca emerge che in linea generale, le condizioni di vita tendono a migliorare con il tempo: a distanza di cinque anni dalla separazione, solo il 3,3 per cento del campione continua a vivere con la famiglia d'origine, a conferma del fatto che la ricerca del supporto genitoriale è una fase temporanea nel lungo percorso. 
Sono per lo più gli uomini, soprattutto se in presenza di figli, a scegliere di tornare a vivere con i genitori, una scelta che tuttavia si accompagna ad un certo grado di malessere, in quanto vissuta come regressiva ed espressione di inadeguatezza e vulnerabilità. 

Generalmente, tra l'altro, la casa coniugale viene assegnata al genitore che si occupa dei bambini, senza considerare il fatto che successivamente alla separazione, la situazione economica muta e far fronte agli impegni economici presi in precedenza, come un mutuo troppo oneroso, può diventare impraticabile, il che necessiterebbe, forse, di una maggiore flessibilità normativa. 
Di certo appare concretamente difficile, se non impossibile, garantire lo stesso tenore di vita tenuto in costanza di matrimonio. 
Gli ex coniugi andrebbero comunque sempre supportati e accompagnati in questa delicata fase di passaggio, alla ricerca di un nuovo equilibrio di vita, che presuppone un cambiamento radicale nell'esistenza della persona e spesso, anche nel suo mondo interno. E qui vengono chiamate in causa tutte le figure professionali e non, che generalmente possono venire coinvolte nella separazione di due coniugi (familiari, amici, colleghi di lavoro, avvocati, psicologi, mediatori familiari, medici di base ecc) e che devono condurli con delicatezza e un occhio sempre vigile lungo questo percorso, aiutandoli a rendere quest'esperienza, se non indolore, almeno il più sopportabile possibile.
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(08/04/2014 - Laura Tirloni)
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