Il reato di ingiuria

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Il reato di ingiuria di cui all’art. 594 c.p. è commesso da chiunque offenda “l’onore o il decoro di una persona presente”.

La pena prevista è la reclusione fino a sei mesi o la multa fino a 516 euro, fatte salve le aggravanti di cui al terzo e al quarto comma se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato o se è stata commessa in presenza di più persone.

In questa pagina: Il bene giuridico tutelato | Soggetto attivo e passivo nel reato di ingiuria | Elemento oggettivo del reato | La condotta | Elemento soggettivo del reato di ingiuria | Ritorsione e provocazione | La querela e la prova liberatoria | Fac-simile di querela per ingiuria

Il bene giuridico tutelato

La fattispecie incriminatrice tutela i beni giuridici dell’onore, inteso come l’insieme delle qualità morali che concorrono a determinare il valore di una persona, e del decoro, concernente il rispetto (o il riguardo) di cui ciascun individuo è degno (Cass. n. 34599/2008), da ogni attacco diretto alla dignità personale e sociale dell’essere umano, che ricada sotto la sua percezione.

Considerata l’estrema variabilità dei suddetti concetti, la linea di confine tra ciò che può costituire ingiuria e ciò che, invece, non lo è (annoverandosi, ad esempio, come una semplice scortesia) è spesso molto sottile, rimanendo così affidata all’apprezzamento del giudice, il quale dovrà necessariamente contestualizzare l’offesa, “cioè rapportarla all’ambito spazio-temporale nel quale è stata pronunziata” (Cass. n. 30790/2014; n. 37105/2009), tenendo conto della sua obiettiva capacità offensiva e dei rapporti tra le parti (Cass. n. 10188/2011; n. 3931/2010; n. 37301/2013).

 

Soggetto attivo e passivo nel reato di ingiuria

Il soggetto attivo del reato di ingiuria può essere chiunque, considerato che si tratta di un reato comune che, pertanto, può essere commesso contro qualsiasi individuo, a prescindere dalle condizioni soggettive o dalle qualifiche possedute.

Oltre a tutte le persone fisiche, si ritiene possano diventare soggetti passivi del reato de quo anche le persone giuridiche, le associazioni, le organizzazioni, le comunità religiose (ecc.) considerati lesi nell’onore sociale, collettivo quale bene comune a tutti i membri, senza che ciò escluda la configurazione delle offese anche nei confronti dei singoli.

A lungo discusso è stato, invece, l’inserimento degli incapaci di intendere e di volere tra i soggetti passivi del reato, in ragione dell’incapacità, appunto, di una percezione soggettiva del delitto. Ma, considerato che “l’oggetto della tutela penalistica va individuato in termini più ampi, nel valore della dignità umana in quanto tale – e che non è necessario – che il soggetto a cui le espressioni offensive vengono rivolte sia in grado di percepirle e in effetti le percepisca”, l’orientamento della giurisprudenza ritiene non vi sia ragione di escludere dalla protezione i soggetti incapaci (cfr. ex multis, Cass. n. 2486/1998).

 

Elemento oggettivo del reato

Secondo il disposto dell’art. 594 c.p., l’ingiuria deve essere commessa in presenza del soggetto passivo del reato; viceversa, si dovrebbe ritenere sussistente la diversa fattispecie incriminatrice della diffamazione.

Il requisito della presenza, tuttavia, per la giurisprudenza pacifica, non va inteso come una “contiguità fisico-spaziale” tra la vittima e l’autore del reato, potendo configurarsi la fattispecie anche quando “la vittima delle espressioni offensive non possa dirsi effettivamente presente”, essendo sufficiente, per la consumazione del reato che l’ingiuria, pur non proferita direttamente alla persona interessata, sia divulgata a terze persone, in modo che venga comunicata all’offeso. Risponde, infatti, del reato, anche colui il quale si serva di un intermediario, con la consapevolezza “che l’ingiuria sarà comunicata all’offeso e che questi ne abbia effettiva comunicazione” (Cass. n. 29221/2014; n. 2781/1962).

La condotta

Il delitto di ingiuria è a forma libera, per cui può configurarsi mediante una varietà di condotte e con qualsiasi mezzo.

Potrà, pertanto, ritenersi sussistente il reato in presenza di ingiuria verbale, commessa quindi con l’uso della parola, così come, secondo l’espresso disposto dell’art. 594, 2° comma, c.p., potrà configurarsi la fattispecie incriminatrice se l’offesa è manifestata “mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa”.

Possono integrare la fattispecie de qua, anche i comportamenti materiali (ingiuria reale), che costituiscono una manifestazione di disprezzo nei confronti di colui al quale sono diretti (Cass. n. 37301/2013; n. 4845/1990), con l’obiettivo di causare una sofferenza morale e non fisica (si pensi ad es. ad uno sputo, ad uno schiaffo, ecc.).  

 

Elemento soggettivo del reato di ingiuria

Secondo l’orientamento giurisprudenziale dominante, in materia di delitto di ingiuria, non è richiesta la presenza del dolo intenzionale, essendo sufficiente la sussistenza della volontà dell’autore del reato di utilizzare espressioni ingiuriose con la consapevolezza di offendere l’altrui onore e decoro.

Il reato di ingiuria è, infatti, “figura giuridica caratterizzata dal dolo generico e riguarda ogni espressione lesiva della dignità e dell’onore della persona” (Cass. n. 26936/2014).

Ritorsione e provocazione

La punibilità del reato di ingiuria è limitata o esclusa nelle ipotesi espressamente previste dall’art. 599 c.p.

Nel primo caso,  la c.d. “ritorsione” è causa di limitazione “se le offese sono reciproche”, giacchè il giudice può dichiarare non punibili “uno o entrambi gli offensori”.

Nel secondo caso, la c.d. “provocazione”, laddove le offese siano arrecate “nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso”, vale come causa di esclusione della colpevolezza.


La querela e la prova liberatoria

Secondo il disposto dell’art. 597 c.p., il reato di ingiuria è perseguibile a querela della persona offesa.

Qualora, la persona offesa deceda prima della presentazione della querela e non sia ancora decorso il termine (tre mesi da quando il defunto ha avuto notizia del fatto che costituisce reato), questa può essere proposta dai prossimi congiunti, dall’adottante e dall’adottato; analogamente si procede nell’ipotesi in cui la persona offesa muoia successivamente alla proposizione della querela di parte.

Per quanto concerne il regime probatorio, ai sensi dell’art. 596 c.p., l’autore dell’ingiuria non è ammesso a provare, a sua discolpa, la verità o la notorietà del fatto attribuito alla persona offesa (c.d. esclusione della prova liberatoria), se non nei casi previsti espressamente dalla stessa norma.

 

Fac-simile di querela per ingiuria

Per un esempio di querela per il reato di ingiuria si rimanda al formulario giuridico:
» Fac-simile di querela per ingiuria

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