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Data: 14/04/2015 20:30:00 - Autore: Marina Crisafi
di Marina Crisafi - Se la dimenticanza del capo dello Stato Mattarella che, davanti al Consiglio Superiore della Magistratura, ha omesso di ricordare che tra le vittime dei fatti di Milano c'era anche un giovane avvocato, limitandosi a commemorare il giudice ucciso, ha scatenato l'indignazione e la rabbia degli avvocati, ci pensa il Cnf a sedare gli animi inviando una lettera all'intera categoria. Una categoria che non è certo figlia di un dio minore, ma privilegiata - ci tiene a sottolineare il neopresidente Mascherin nella lettera pubblicata ieri sul sito del Cnf - perché la stessa Costituzione della Repubblica l'ha posta a fianco e a protezione dei diritti fondamentali dei cittadini. Tuttavia, ricorda Mascherin agli avvocati, noi siamo lavoratori e la grande maggioranza di noi cerca di svolgere i propri compiti con coscienza e scrupolo professionale lontano dalla ribalta e dai facili guadagni, pertanto le vittime del nostro lavoro sono vittime come qualsiasi altra. Niente eroismi, dunque, né polemiche o strumentalizzazioni, che è meglio lasciare ad altri, invita dunque Mascherin, ma i fatti di Milano e tutto ciò che ne è seguito devono spingere gli avvocati verso una scelta responsabile nel comunicare la propria identità rifuggendo ogni tentazione autoreferenziale. Senza dimenticare mai che la professione forense, conclude il presidente del Cnf, è una funzione ma anche una missione, perché proprio gli avvocati sono custodi dei diritti e guardiani di una democrazia che deve pensare prima ai deboli e poi ai forti e, se serve, contro i forti.
Leggi la lettera del Cnf agli avvocati |
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