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Data: 07/09/2009 09:00:00 - Autore: Cristina Matricardi La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione (Sent. n. 18231/2009) ha stabilito che l'amministratore che ha determinato la crisi aziendale è tenuto a risarcire i danni e ciò anche se non ha violato precise norme di legge o lo statuto della società. Gli Ermellini hanno infatti evidenziato che se è vero, come costantemente affermato dalla giurisprudenza di questa Corte, che non sono sottoposte a sindacato di merito le scelte gestionali discrezionali, anche se presentino prifili di alea economica superiori alla norma, resta invece valutabile la diligenza mostrata nell'apprezzare preventivamente se necessario, con adeguata istruttoria i margini di rischio connessi all'operazione da intraprendere, così da non esporre l'impresa a perdite, altrimenti prevenibili. Nel caso di specie, ha precisato la Corte la corte territoriale ha desunto l'inosservanza di tale canone di diligenza, non con il senno del poi sulla base, cioè, dell'esito economico negativo delle operazioni bensì dall'imprudente omissione della richiesta di garanzie, reali o personali, nei confronti delle società terze, che si andava a finanziare. In particolare, si è imputato agli amministratori di non aver adottato le cautele atte ad assorbire le conseguenze dell'insuccesso economico dell'impresa, consentendo il recupero dei finanziamenti corrisposti. Al riguardo, è stata anche messa in evidenza la lacunosità della documentazione contabile, non essendo stato neppure rinvenuto il libro fidi con l'annotazione dei beneficiari, degli importi e delle garanzie offerte. |
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