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Data: 15/04/2008 - Autore: Silvia Vagnoni Nel caso in cui un intervento chirurgico venga effettuato in assenza di consenso o con un consenso prestato in modo invalido non sempre può profilarsi a carico del sanitario una responsabilità a titolo di omicidio preterintenzionale, in caso di esito letale, o di lesioni volontarie. È il principio ricavabile dalla lettura di una recente pronuncia della Corte di Cassazione sez. penale (Sent. n. 11335/2008) in cui gli La Corte chiarisce dunque che "la possibilità di ipotizzare la fattispecie dell'omicidio preterintenzionale richiede, perché possa ritenersi verificata questa ipotesi, l'accertamento dell'esistenza di un dolo dell'agente che possa essere qualificato dolo diretto e non solo eventuale e intenzionalmente orientato a provocare la lesione dell'integrità fisica del paziente; in mancanza il delitto può essere ritenuto colposo, ove ne sussistano i presupposti". Con l'occasione i giudici chiariscono anche la natura del consenso informato stabilendo che esso costituisce un presupposto di liceità del trattamento medico chirurgico purché sia "informato, cioè espresso a seguito di un'informazione completa, da parte del medico, dei possibili effetti negativi della terapia o intervento chirurgico, con le possibili controindicazioni e l'indicazione della gravità degli effetti del trattamento". |
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