Data: 19/02/2015 08:00:00 - Autore: VV. AA.
Tra le novità che potrebbero essere apportate a breve con la conversione in
legge del decreto Milleproroghe (che
dopo la Camera dovrà ultimare l'iter al Senato entro la scadenza del prossimo 3
marzo), c'è un emendamento inerente alla
voluntary disclosure, ossia alla procedura volta a
favorire il rientro di capitali dai Paesi
Black List (Paesi con regime a fiscalità privilegiata) che abbiano
sottoscritto degli accordi sullo scambio di informazioni con l'Italia.
Introdotta dalla l. n. 186/2014,
la voluntary disclosure è un procedimento di “pacificazione fiscale” tra contribuenti e amministrazione
finanziaria, ad iniziativa dei contribuenti stessi, con il fine di
regolarizzare le attività (denaro, beni) detenute all'estero in violazione
delle disposizioni fiscali, attraverso il versamento delle imposte dovute ma
con abbattimenti delle sanzioni e la non punibilità per i reati tributari
commessi.
La normativa prevede l'esclusione del raddoppio dei termini di accertamento
per chi aderisce volontariamente alla procedura, fatta eccezione per quelli che
fanno riferimento alla contestazione di sanzioni per i paesi Black List che entro
60 giorni (e cioè entro il prossimo
2 marzo) stipuleranno accordi con il nostro Paese.
L'emendamento (presentato
dallo stesso relatore della legge sulla voluntary disclosure, Giovanni Sanga) propone
di riallineare i termini di accertamento relativi all'applicazione delle
sanzioni da monitoraggio fiscale agli ordinari termini quinquennali, sì da
rendere ancora più invitante il rientro
dei capitali provenienti dai paesi in Black list che abbiano sottoscritto gli accordi sullo scambio di informazioni con
l'Italia.
Con l'approvazione dell'emendamento,
pertanto, si registrerebbe un trattamento
sanzionatorio di favore, con caratteristiche analoghe a quello di cui
godono i Paesi della White list italiana,
ossia sanzioni da quadro RW senza raddoppio dei termini (per un periodo di
cinque anni anziché dieci) e ridotte allo 0,5% invece che all'1% annuo.
In tale eventualità (ormai
prossima alla certezza), rientrerebbero nel novero dei “favoriti” tutti i Paesi della Black List che hanno
nascosto i propri capitali ma che poi sono diventati fiscalmente collaborativi
secondo gli standard dell'Ocse e, quindi, non solo la Svizzera, ma anche il Liechtenstein,
il Lussemburgo e San Marino che hanno già sottoscritto con l'Italia gli accordi
e probabilmente il Principato di Monaco
che in questi giorni sta ultimando il
percorso per arrivare ad analoga intesa sullo scambio automatico delle
informazioni in modo da riuscire ad ottenere tutti i vantaggi della voluntary disclosure
con la firma definitiva entro il 2 marzo.
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