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Data: 06/12/2014 12:00:00 - Autore: Mara M.
Introdurre maggiori e più stringenti vincoli alla custodia cautelare in carcere. Questo è stato il leitmotiv della discussione tenutasi l'altroieri in Parlamento intorno alla riforma carceri, che approvata in terza lettura dalla Camera torna adesso ai Senatori per l'approvazione di alcune piccole correzioni. L'intento principale è quello di abbattere il numero dei detenuti in attesa di giudizio ad oggi poco meno di 19.000 su un totale di circa 54.000 carcerati; ma, come sottolineato da Anna Rossomando (Pd) - relatrice del provvedimento, la riforma mira anche a restituire alla custodia carceraria la sua originaria funzione cautelare, scollegandola dall'idea ormai fortemente radicata nell'opinione comune che essa costituisca una sorta di anticipo di pena. A questo scopo, i principali strumenti di cui intende avvalersi tale legge saranno: obbligo di valutazione approfondita circa la sussistenza delle esigenze cautelari, con un deciso favor verso la scelta di misure extracarcerarie; norme più incisive sull'obbligo di motivazione da parte il giudice; riforma dei procedimenti di riesame e di appello; potenziamento delle misure interdittive. Accennando brevemente ai punti di maggiore impatto della riforma, si sa ad esempio che: l'elemento del pericolo di fuga o di ripetizione del reato dovrà essere oltre che concreto (come è adesso) anche attuale per poter giustificare l'adozione di una misura carceraria, e che la valutazione del singolo caso dovrà estendersi anche ai comportamenti precedenti penali e non solo e alla personalità del soggetto. |
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