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Cassazione: anche il tempo necessario per mettere la tuta di lavoro va retribuito

La Corte di Cassazione ha stabilito che il tempo necessario per indossare la divisa di lavoro deve essere retribuito dal datore di lavoro. Anche canbiarsi d'abito infatti comporta una "spesa di energie messe a disposizione del datore di lavoro". La decisione della Suprema Corte arriva dopo diversi anni di contrasti giurisprudenziali e chiarische che "al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro deve corrispondere una retribuzione aggiuntiva". Sulla scorta di tale principio Piazza Cavour ha respinto il ricorso di un'azienda della capitale, che non vleva riconoscere ai pripri dipendenti una paga aggiuntiva per il tempo che impiegavano a mettersi la tuta. Come si legge in sentenza (la n.19358/2010) i lavoratori per entrare in azienda dovevano usare un tesserino magnetico e poi percorrere cento metri per accedere allo spoiatoio dove dovevano indossare la tuta ed effettuare una seconda timbratura del tesserino prima dell'inizio del lavoro. In questo modo i lavoratori dovevano mettere a disposizione dell'azienda un tempo aggiuntivo di cui volevano essere retribuiti. Il Tribunale di Roma, aveva dato torto ai lavoratori, che chiedevano venti minuti giornalieri in pił. La Corte d'Appello aveva poi ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha ora detto la parola definitiva respingendo le difese dell'azienda e stabilendo che "nel rapporto di lavoro deve distinguersi una fase finale, che soddisfa direttamente l'interesse del datore di lavoro, e una fase preparatoria, relativa a prestazioni o attivita' accessorie e strumentali, da eseguire nell'ambito della disciplina d'impresa ed autonomamente esigibili dal datore di lavoro, il quale ad esempio puo' rifiutare la prestazione finale in difetto di quella preparatoria". Di conseguenza, concludono gli 'ermellini', "al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro deve corrispondere una retribuzione aggiuntiva".
(17/09/2010 - Roberto Cataldi)
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