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Il diritto d'impugnare il licenziamento può essere oggetto di transazione

Il lavoratore può liberamente disporre del diritto d'impugnare il licenziamento, facendone oggetto di rinunce o transazioni, che sono sottratte alla disciplina dell'art. 2113 c.c., che considera impugnabili i soli atti abdicativi di diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili di legge o dei contratti collettivi o accordi collettivi. Infatti, l'interesse del lavoratore alla prosecuzione del rapporto di lavoro rientra nell'area della libera disponibilità, com'è desumibile dalla facoltà di recesso ad nutum, di cui il medesimo dispone, dall'ammissibilità di risoluzioni consensuali del contratto di lavoro e dalla possibilità di consolidamento degli effetti del licenziamento illegittimo per mancanza di una tempestiva impugnazione. Nell'applicare il suesposto principio al caso di specie, la Corte (sez lav. sentenza n. 22105/2009) ha evidenziato che, una volta che il lavoratore ha rinunziato alla reintegrazione nel posto di lavoro, accettandone, sia pure ad altro titolo, una somma 2 a saldo e stralcio di ogni sua spettanza”, allora “il recesso datoriale non era più illegittimo e, non erano più dovute somme a risarcimento di una eventuale illegittimità originaria del licenziamento”.
(15/01/2010 - Francesca Bertinelli)
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