Ci risiamo. Ancora una volta le lobby del telemarketing bussano alla porta del legislatore e quest'ultimo apre con una solerzia inaudita e mostrandosi disponibile a farsi carico delle esigenze di pochi in danno dei diritti - quelli alla privacy - di molti. La storia è sempre la stessa e concerne l'utilizzabilità per finalità di telemarketing dei dati contenuti negli elenchi telefonici. Tali dati sono attualmente utilizzati - e potrebbero continuare ad esserlo sino al 31 dicembre 2009 - in deroga a quanto previsto nel Codice Privacy, in virtù di una delle mille proroghe contenute nell'ormai celeberrimo decreto legge
con il quale il Governo, ogni anno, rimedia ai propri ed agli altrui ritardi. Si tratta, come ricorderanno i lettori di Punto Informatico, di una brutta vicenda perché con la citata disposizione di legge inserita nella legge di conversione del "Milleproroghe", all'epoca, si è sostanzialmente legittimata una condotta palesemente illecita e lo si è fatto con il dichiarato intento di superare l'orientamento espresso dall'Autorità Garante per il trattamento dei dati personali in una lunga sequenza di provvedimenti.

Una proroga, tuttavia, in Italia non si nega a nessuno e, quindi, dopo un po' di rumore e benché la previsione avesse travolto i diritti dei cittadini in nome dell'esigenza dell'industria del telemarketing, ci si rassegnò all'idea e ci si pose in attesa della scadenza del 31 dicembre quando, finalmente, si sarebbe potuto tornare a sedersi sul divano senza rischiare di doversi rialzare per rispondere ad una telefonata di disturbo.
Nei mesi successivi, tuttavia, le lobby del telemarketing tornarono a bussare in Parlamento
ottenendo la presentazione di disegno di legge attraverso il quale si intendeva fissare un principio tanto semplice quanto devastante per il bilanciamento degli interessi di industria e cittadini: tutti i dati contenuti negli elenchi telefonici dovrebbero ritenersi utilizzabili per finalità promozionali salvo che gli interessati non manifestino una volontà negativa inserendo il proprio nominativo in un apposito registro da istituirsi, implementarsi e gestirsi a cura dell'Autorità Garante per il trattamento dei dati personali.

Si tratta di una soluzione in palese contrasto con il principio generale dell'opt-in - necessità del consenso dell'interessato prima dell'utilizzo dei suoi dati personali - cui è ispirata la nostra disciplina e che, peraltro, si è rivelata fallimentare in altri Paesi in cui è stata adottata. I molti dubbi e le perplessità su tale iniziativa legislativa, tuttavia, sono già stati riassunti qualche mese fa e restano, oggi, validi ed attuali.
Il Parlamento
in Italia ha però tempi lunghi, a volte elefantiaci, persino se si tratta di assecondare le esigenze di un comparto industriale che, evidentemente, sa farsi ascoltare e, quindi, il DDL presentato alla Camera a firma degli Onorevoli Della Vedova e Gozi è ancora li, assegnato alla Commissione Giustizia, ma in attesa che il suo esame abbia inizio.

L'ormai imminente scadenza del 31 dicembre e la conseguente esigenza di far tacere i telefoni di migliaia di abbonati non più utilizzabili per telefonate promozionali, nelle ultime settimane, deve quindi aver spinto le lobby del telemarketing a tornare a bussare in Parlamento con ancor maggior energia ed urgenza. Questa volta la porta che si è aperta è stata quella della Commissione Affari Costituzionali del Senato che nelle prossime ore è chiamata, tra gli altri, ad esaminare il testo della legge di Conversione del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee.

Come spesso accade, a dispetto dei titoli rassicuranti, c'è un emendamento al disegno di legge che non può non destare preoccupazione e che è stato presentato all'ultimo momento - quasi si trattasse di un'attività routinaria e di scarso rilievo - dal Senatore Malan. Il testo dell'emendamento ricalca fedelmente quello del DDL Della Vedova-Gozi e mira ad introdurre nel nostro Ordinamento i medesimi principi.
Come se non bastasse, inoltre, l'emendamento propone di differire - a data sostanzialmente da definirsi (due mesi dopo l'istituzione del registro negativo nel quale dovranno iscriversi quanti non vorranno essere disturbati!) - la scadenza fissata per il prossimo 31 dicembre della proroga attraverso la quale, come già ricordato, si è legittimato l'utilizzo dei dati contenuti negli elenchi telefonici per finalità di telemarketing in deroga a quanto previsto dalla vigente disciplina in materia di privacy e da quanto più volte ribadito dalla competente Autorità.

Si tratta di un ennesimo grave attacco ai diritti dei cittadini e degli utenti in relazione al quale - più che il contenuto - offende il metodo: una così profonda modifica della disciplina della materia viene, infatti, sottratta all'esame dell'Aula ed alla dialettica parlamentare per essere fugacemente discussa e decisa nelle stanze di una Commissione Parlamentare.
Dante, probabilmente, scriverebbe "e 'l modo ancor m'offende".

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
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