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Cassazione: il capo non si offende, neanche nelle riunioni sindacali

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Rischia il licenziamento il dipendente che offende il capo. Nessuna attenuante nemmeno se l'ingiuria viene pronunciata nel corso di una accesa riunione sindacale ''connotata da aggressioni reciproche''. Parola della Corte di Cassazione che ha ritenuto ''adeguata'' la sanzione espulsiva inflitta nel maggio 2000 dalla Cirio Finanziaria ad un impiegato napoletano, Bruno D.C. che, nel corso appunto di una riunione sindacale, aveva inveito prima contro un collega passando alle vie di fatto, poi aveva ingiuriato il capo del personale dandogli del 'delinquente' per denunciare che l'amministrazione aziendale, pur avendone la possibilita', era rimasta indifferente rispetto all'anomala gestione dello spaccio aziendale Secondo la Cassazione, che ha respinto il ricorso dell'impiegato, anche se la discussione accesa era maturata in un contesto di ''aggressioni reciproche'', il comportamento del dipendente e' censurabile in quanto ''l'episodio e' avvenuto in presenza di numerosi impiegati e l'incidenza offensiva dell'epiteto deve essere valutata in relazione alle regole che disciplinano lo speciale vincolo esistente fra il lavoratore subordinato ed il suo superiore gerarchico''.
(29/01/2007 - Roberto Cataldi)
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