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Avviso bonario

Cos'è l'avviso bonario, quando deve essere inviato, se occorre fornire riscontro e quali sono le conseguenze sulla cartella in caso di mancata ricezione

di Annamaria Villafrate: non ci si deve spaventare l'Agenzia delle Entrate invia un avviso bonario. Questa comunicazione infatti concede 30 giorni al contribuente per rimediare agli errori commessi in materia d'imposte. Il termine "bonario" che accompagna quello di "avviso" però non deve trarre in inganno. Si tratta infatti di una procedura formale obbligatoria, tanto che, come precisato dalla cassazione la cartella esattoriale spedita senza preventivo avviso bonario, è nulla.

Indice

Cos'è l'avviso bonario?

Quando viene inviato?

Il controllo automatico

Il controllo IVA

Il controllo formale

Liquidazione delle imposte su redditi a tassazione separata

E' obbligatorio rispondere all'avviso bonario?

Si può chiedere il rateizzo dell'importo indicato nell'avviso?

Se non si riceve l'avviso bonario la cartella è nulla?

Per l'abbonamento televisivo non occorre l'avviso bonario

Cos'è l'avviso bonario?

L'avviso bonario è una comunicazione formale che viene inviata dall'Agenzia delle Entrate al contribuente, per informarlo di aver rilevato nella sua dichiarazione dei redditi incongruenze e irregolarità. Con l'avviso bonario l'Agenzia concede al contribuente 30 giorni per correggere gli errori commessi in fase di compilazione della dichiarazione dei redditi e per richiedere, a causa delle rilevate inesattezze, il pagamento d'imposte, interessi e sanzioni d'importo superiore.

Quando viene inviato?

L'avviso bonario viene inviato al contribuente quando l'Agenzia delle Entrate, effettuati i consueti controlli, riscontra delle imprecisioni nella compilazione della dichiarazione dei redditi. Nello specifico, i controlli a cui può seguire l'avviso bonario sono quello automatico, Iva e formale. L'invio dell'avviso bonario è previsto però anche quando l'Agenzia delle Entrate procede alla liquidazione delle imposte sui redditi a tassazione separata. Analizziamo questi controlli più in dettaglio.

Il controllo automatico

Come suggerisce il termine stesso, questo controllo si realizza in modo automatizzato per verificare se la dichiarazione contiene errori di compilazione. Fondato sui dati e gli elementi ricavabili dalla dichiarazione, come previsto dall'art. 36 bis del DPR 600/1973 in caso di errori, all'amministrazione è consentito di:

"a) correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti nella determinazione degli imponibili, delle imposte, dei contributi e dei premi;

b) correggere gli errori materiali commessi dai contribuenti nel riporto delle eccedenze delle imposte, dei contributi e dei premi risultanti dalle precedenti dichiarazioni;

c) ridurre le detrazioni d'imposta indicate in misura superiore a quella prevista dalla legge ovvero non spettanti sulla base dei dati risultanti dalle dichiarazioni;

d) ridurre le deduzioni dal reddito esposte in misura superiore a quella prevista dalla legge;

e) ridurre i crediti d'imposta esposti in misura superiore a quella prevista dalla legge ovvero non spettanti sulla base dei dati risultanti dalle dichiarazione;

f) controllare la rispondenza con la dichiarazione e la tempestività dei versamenti delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti a titolo di acconto e di saldo e delle ritenute alla fonte operate in qualità di sostituto d'imposta."

Il controllo IVA

Questo secondo tipo di accertamento invece, disciplinato dall'art. 54 bis DPR 633/1972, fa si che l'amministrazione provvede a:

"a) correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti nella determinazione del volume d'affari e delle imposte;

b) correggere gli errori materiali commessi dai contribuenti nel riporto delle eccedenze di imposta risultanti dalle precedenti dichiarazioni;

c) controllare la rispondenza con la dichiarazione e la tempestività dei versamenti dell'imposta risultante dalla dichiarazione annuale a titolo di acconto e di conguaglio nonché dalle liquidazioni periodiche di cui agli articoli 27, 33, comma 1, lettera a), e 74, quarto comma."

La presenza di errori nella dichiarazione dei redditi, risultante da questi due tipi di controlli, comporta l'invio alla residenza del contribuente, senza formalità, di un avviso bonario con l'invito a correggerli e a pagare l'eventuale differenza, nel termine di 30 giorni.

L'avviso, oltre alle eventuali imposte aggiuntive frutto di errori nella compilazione, provvede anche a liquidare le sanzioni, nella misura di un terzo rispetto a quelle ordinarie.

Può però accadere che il contribuente, in disaccordo con i rilievi dell'Agenzia, decida di aprire un "contenzioso"perché ritiene di aver compilato correttamente la dichiarazione e di non dovere pagare quindi importi aggiuntivi.

Il controllo formale

Ultimo, ma non per importanza, è il controllo formale, disciplinato dall'art. 36 ter del DPR n. 600/1973 che consente agli uffici di:

"a) escludere in tutto o in parte lo scomputo delle ritenute d'acconto non risultanti dalle dichiarazioni dei sostituti d'imposta, dalle comunicazioni di cui all'art. 20, DPR n. 605 del 29/09/1973 o dalle certificazioni richieste ai contribuenti ovvero delle ritenute risultanti in misura inferiore a quella indicata nelle dichiarazioni dei contribuenti stessi;

b) escludere in tutto o in parte le detrazioni d'imposta non spettanti in base ai documenti richiesti ai contribuenti o agli elenchi di cui all'art. 78, comma 25, legge n. 413 del 30/12/1991;

c) escludere in tutto o in parte le deduzioni dal reddito non spettanti in base ai documenti richiesti ai contribuenti o agli elenchi menzionati nella lettera b);

d) determinare i crediti d'imposta spettanti in base ai dati risultanti dalle dichiarazioni e ai documenti richiesti ai contribuenti;

e) liquidare la maggiore imposta sul reddito delle persone fisiche e i maggiori contributi dovuti sull'ammontare complessivo dei redditi risultanti da più dichiarazioni o certificati di cui all'articolo 1, comma 4, lettera d), presentati per lo stesso anno dal medesimo contribuente ..."

In presenza di anomalie documentali il contribuente viene invitato, con comunicazione scritta, a esibire i documenti richiesti nel termine non perentorio di 30 giorni. Se l'Agenzia delle Entrate ritiene però che i documenti non sono significativi o il contribuente rifiuta di produrli, si procede alla notifica dell'avviso bonario, contenente la richiesta delle maggiori imposte dovute, più sanzioni e interessi.

Liquidazione delle imposte su redditi a tassazione separata

Questo ulteriore controllo si pone l'obiettivo di verificare l'imposta dovuta dai contribuenti sui redditi derivanti da pensioni, TFR, pensioni e stipendi arretrati, ad esempio, che prevedono il versamento di un acconto. Confrontando quanto dichiarato dal contribuente con quello del sostituto d'imposta si determina l'eventuale saldo ancora da versare o il rimborso. Se risulta che il contribuente ha pagato meno imposte rispetto a quelle dovute, viene inviato, con l'invio di un avviso bonario, a pagare la differenza entro 30 giorni. La sanzione del 30 % scatta invece solo se il pagamento avviene dopo lo spirare di questo termine.

E' obbligatorio rispondere all'avviso bonario?

Diciamo che rispondere all'avviso bonario è sempre conveniente per il contribuente. In questo modo infatti ha la possibilità di attivarsi per verificare se quanto richiesto dall'Agenzia è corretto, per contestare quanto richiesto o per chiedere il rateizzo dell'importo dovuto, se riconosce di aver sbagliato. Se invece il contribuente che riceve l'avviso bonario non fa nulla, l'Agenzia iscrive a ruolo l'imposta aumentata della sanzione del 30% e degli interessi del 4% annuo decorrenti dal giorno successivo alla scadenza del pagamento e in seguito provvede alla notifica della cartella.

L'avviso bonario è contestabile?

Come anticipato, il contribuente che riceve l'avviso bonario può decidere di:

  • pagare entro 30 giorni in un'unica soluzione;
  • chiedere il rateizzo del dovuto se riconosce di propri errori;
  • contestare la richiesta se pensa di non dovere nulla all'Erario. In questo caso può decidere di confrontarsi con l'Agenzia delle Entrate, attraverso gli strumenti informatici dedicati: CIVIS e PEC. Naturalmente dovrà supportare le contestazioni con documenti e chiarimenti. Valutate le ragioni dell'istante ed esaminate le prove prodotte gli uffici possono decidere di correggere la comunicazione annullando o riducendo gli importi dovuti dal contribuente. Sia che l'avviso venga contestato oppure no, il contribuente può comunque impugnare la successiva cartella di pagamento.

Si può chiedere il rateizzo dell'importo indicato nell'avviso?

Quando si riceve l'avviso bonario che chiede il pagamento della maggiore imposta dovuta, più sanzioni e interessi è possibile chiedere all'Agenzia delle Entrate di voler pagare questo importo ratealmente. La prima rata deve essere corrisposta entro 30 giorni dall'avviso, le altre invece, gravate da interessi annuali del 3,5%, hanno scadenze variabili, in base alla somma da pagare:

  • fino a € 5000,00: è previsto un massimo di 8 rate ogni tre mesi;
  • per somme superiori a € 5000,00 non si possono superare le 20 rate ogni due mesi

Se non si riceve l'avviso bonario la cartella è nulla?

L'ordinanza n. 1711 del 24/01/2018 della Cassazione precisa in quali casi, il mancato ricevimento dell'avviso bonario determina la nullità della successiva cartella di pagamento. Cassata la sentenza impugnata la Corte rinvia al CTR Campania, che dovrà decidere nel rispetto del seguente principio di diritto "l'emissione della cartella di pagamento con le modalità previste dall'art. 36 bis, co. 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, e dall'art. 54 bis, co. 3, d.P.R. n. 633 del 1972, non richiede la preventiva comunicazione dell'esito del controllo al contribuente, salvo che la procedura di liquidazione automatizzata non si limiti a rilevare meri errori materiali, ma richieda rettifiche preventive dei dati contenuti nella dichiarazione, nel qual caso la sua omissione, a seconda che sussistano o meno incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, può costituire mera irregolarità, non incidente sulla validità della successiva cartella di pagamento, oppure può costituire requisito di validità della procedura di liquidazione automatizzata e della conseguente cartella di pagamento, trovando in quest'ultima ipotesi applicazione immediata la nullità prescritta dall'art. 6, co. 5, della I. n. 212 del 2000".

Secondo la Cassazione quindi:

  • se il controllo effettuato dall'Agenzia ha ad oggetto la correzione di errori di calcolo o versamenti insufficienti, la mancata ricezione dell'avviso bonario non provoca la nullità della cartella;
  • diversamente, se il controllo si riferisce alla correzione dei dati contenuti in dichiarazione, solo nei casi di aspetti particolarmente rilevanti della dichiarazione, in assenza di avviso bonario, la cartella è da considerarsi nulla.

Per l'abbonamento televisivo non occorre l'avviso bonario

La recente sentenza n. 11051/2018 della Cassazione, relativamente al pagamento dell'abbonamento televisivo ha precisato che gli artt. 6 e 7 della legge 212/2000 - Statuto del contribuente - "non impongono l'obbligo di un avviso bonario o del contraddittorio prima dell'emissione di qualsiasi cartella di pagamento ma solo per quelle che derivino da una dichiarazione del contribuente e solo nel caso in cui sussistano rilevanti incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione (Cass. 21 novembre 2017, n. 27716), situazione, quest'ultima, che non ricorre nella specie, ove la somma è dovuta per il semplice fatto oggettivo del possesso di una televisione, e questa circostanza fattuale è necessaria e sufficiente a giustificare il pagamento del canone."

Cassazione ordinanza n. 1711-2018
Cassazione sentenza n. 11051 2018
(12/06/2018 - Annamaria Villafrate)
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