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Cassazione: 'lei non sa chi sono io' non si deve dire

'Lei non sa chi sono io' non si deve dire. Lo suggerisce il buon senso, lo impone ora anche la Corte di Cassazione che ha confermato la sanzione disciplinare dell'avvertimento nei confronti di un avvocato del foro di Caltagirone, Nicolo' V., che, forse calandosi nei panni del legale di Al Capone, si era rivolto in questi termini ad una dipendente dell'Ordine degli avvocati che, intenta a fare fotocopie nell'ufficio, aveva proseguito nel suo lavoro. L'avvocato, ''privandola del titolo di dottoressa'', si legge nella sentenza 138, aveva usato nei confronti della stessa espressioni ''sconvenienti'': 'Si deve mettere da parte per darmi la precedenza.
Lei non sa chi sono io? qui e' diventato tutto un mercato. Una volta si diceva: prego avvocato, si accomodi...''. Il tutto perche' la 'dottoressa' Concetta R. alla quale l'avvocato ha rivolto le espressioni sconvenienti era intenta a fare delle fotocopie e aveva contonuato nel suo lavoro anche dopo l'ingresso del legale. La signora alla quale erano state rivolte espressioni ''sconvenienti'' e che era stata inoltre spodestata del ''titolo di dottoressa'' ha denunciato i fatti e il consiglio dell'ordine degli avvocati presso il tribunale di Caltagirone ha aperto un provvedimento disciplinare nei confronti dell'avvocato. Contro la sanzione disciplinare dell'avvertimento, Nicolo' V. ha presentato ricorso in Cassazione ma le Sezioni Unite civili hanno respinto il ricorso confermando la legittimita' del provvedimento che, a detta di pizza Cavour, e' esente da ''vizi di motivazione'' e non e' privo di ''congruenza logica''.
(18/02/2006 - Roberto Cataldi)
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