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La consulenza tecnica d'ufficio a volte è fonte di prova diretta

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La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione (Sent. n. 13401/2005) ha stabilito che "se il giudice affida al consulente il semplice incarico di valutare fatti già accertati o dati preesístenti, la funzione del consulente è deducente e la sua attività non può produrre prova; se, viceversa, al consulente è conferito l'incarico dì accertare fatti non altrimenti accertabili che con l'impiego di tecniche particolari, il consulente è percipiente, la consulenza costituisce fonte diretta di prova ed è utilizzabile al pari di ogni altra prova ritualmente acquisita al processo". I Giudici hanno però precisato che "in nessun caso la consulenza tecnica può servire ad esonerare la parte dal fornire la prova che le spetta fornire in base ai principi che regolano l’onere relativo; solo che nel caso di fatti, il cui accertamento richieda l’impiego di un sapere tecnico qualificato, l’onere si riduce all’allegazione, spettando, poi, al giudice decidere se ricorrono o meno le condizioni per ammettere la consulenza tecnica" e che viola "gli articoli 61 e 116 c.p.c. il giudice che non ammetta la consulenza tecnica per il solo fatto che non è stato adempiuto l'onere probatorio, alla stessa maniera in cui li viola il giudice che, ammessa ed espletata la consulenza tecnica, rifiuti per il medesimo fatto di tenerne conto".
Leggi la motivazione della sentenza
(06/09/2005 - Avv.Cristina Matricardi)
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