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Cassazione: legittimo l'accertamento induttivo se l'impresa impiega lavoratori in nero

La presenza di lavoratori dipendenti non risultanti dai libri obbligatori può far ritenere complessivamente inattendibili le scritture contabili
Facciata del palazzo della cassazione
Con l'ordinanza n. 24250 del 13 novembre scorso la Corte di Cassazione ha chiarito che la presenza di lavoratori dipendenti non risultanti dai libri obbligatori può far ritenere complessivamente inattendibili le scritture contabili e legittima dunque la ricostruzione del reddito d'impresa con il metodo induttivo.

Nel caso di specie l'accertamento aveva preso il via dalla documentata utilizzazione di tre lavoratori in nero da parte di una società di ristorazione.

Secondo il giudice di ultima istanza, l'impiego di personale irregolare integra la presunzione di maggiori ricavi non dichiarati. E all'Amministrazione finanziaria è attribuita la facoltà di desumere l'esistenza di attività non dichiarate o l'inesistenza di passività dichiarate sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti

In particolare, nel caso oggetto di questa pronuncia la ricostruzione induttiva dei ricavi è stata correlata alla quantità e qualità delle materie prime utilizzate. 

La decisione impugnata, osserva la Corte, aveva anche evidenziato che i primi giudici nel rettificare il reddito avevano espressamente tenuto "conto dei costi dovuti all'autoconsumo".

Qui di seguito il testo dell'ordinanza.


Cassazione, testo ordinanza 13 novembre 2014, n. 24250
(03/12/2014 - G.C.)
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