Dalle prime bozze, rese note dall'agenzia Public Policy si delineano i contenuti del decreto attuativo che dovrà disciplinare il principio generale del divieto dell'abuso del diritto

Ancora nessuna fumata bianca per il decreto sull'abuso del diritto che doveva essere licenziato giovedì scorso dal Consiglio dei Ministri, nell'ambito dell'attuazione della delega per la riforma fiscale (legge n. 23/2014).

Ma dalle prime bozze, rese note dall'agenzia Public Policy si delineano i contenuti del decreto attuativo che dovrà disciplinare il principio generale del divieto dell'abuso del diritto, vietando l'uso distorto degli strumenti giuridici al fine esclusivo o prevalente di ottenere vantaggi fiscali e ridisegnando i confini tra evasione, elusione e abuso, nel senso della semplificazione e della certezza del sistema tributario.

Due i punti che fanno discutere e per i quali si parla già di "condono" del Governo: l'innalzamento della soglia oltre la quale le dichiarazioni fiscali infedeli sono considerate reato penale e la non punibilità delle fatture false di valore inferiore ai 1.000 euro.

In ordine al primo punto, il decreto prevede una quadruplicazione del limite di punibilità.

L'art. 4 del provvedimento, si legge nella bozza, innalza, infatti, dai 50mila attuali a 200mila euro il tetto oltre il quale la dichiarazione infedele al fisco, finalizzata all'evasione delle tasse, è considerata penalmente punibile.

Di conseguenza, fino a 199mila euro non si applicherà più la misura, attualmente prevista, della reclusione da uno a tre anni, ma solo la sanzione amministrativa.

Per le aziende che aderiranno al regime dell'adempimento collaborativo con il fisco, nell'ambito del progetto di tutoraggio dell'Agenzia delle Entrate, il tetto sarà elevato ulteriormente a 400mila euro.

Prevista, altresì, la retroattività delle nuove norme che saranno applicabili anche alle condotte abusive commesse alla data dell'entrata in vigore del decreto, salvo che non sia stato già notificato atto impositivo.

Ai fini dell'applicabilità delle disposizioni, inoltre, non si terrà conto delle classificazioni o delle valutazioni non corrette sugli elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, della non deducibilità degli elementi passivi reali e della violazione dei criteri di determinazione.

Quanto al secondo punto, il decreto taglierà le sanzioni per chi rilascia fatture false.

Stando alle previsioni contenute nella bozza, infatti, per i responsabili di frode "mediante uso ed emissione di fatture per operazioni inesistenti", al di sotto della soglia dei mille euro, attualmente sanzionata con la reclusione da 18 mesi a 6 anni, non vi sarà più alcun regime di punibilità.

Tra le altre misure contenute nella bozza del decreto rilevano anche: la legittimità dell'opzione esercitata dall'impresa sulla scelta del regime fiscale più favorevole e dell'integrazione dell'abuso solo in presenza di motivazioni economiche non marginali e la modifica delle frodi fiscali. Non sarà sufficiente infatti una falsa rappresentazione delle scritture contabili, ma, ai fini della contestazione, occorrerà dimostrare che le operazioni simulate sono state compiute in modo oggettivo o soggettivo mediante "documenti falsi o altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l'accertamento".

Altre novità saranno: l'affidamento alla gestione dell'Agenzia delle Entrate, anziché agli amministratori giudiziari, dei beni (fatta eccezione per denaro e titoli) sequestrati giudizialmente nell'ambito delle indagini fiscali, nonché i limiti all'utilizzo del raddoppio dei termini di accertamento da parte del fisco, con effetto parzialmente retroattivo.

Tutti aspetti, quelli descritti, sui quali non si è pervenuto ancora ad un accordo tra gli addetti ai lavori (Governo e Agenzia delle Entrate, in primis), divisi su posizioni contrastanti tra chi vuole assolutamente evitare un "condono" agli evasori, optando per un'attenuazione delle pene e non per un "affievolimento della lotta all'evasione", e chi invece vede in tali misure un "fisco collaborativo" e la soluzione alla piaga dell'evasione.

Proprio la mancanza di accordo, intanto, ha rallentato l'iter di approvazione del quarto dei provvedimenti in materia di delega fiscale (dopo il 730 precompilato, la riforma delle commissioni censuarie e la modifica delle accise sui tabacchi), che sembra ormai destinato ad arrivare sul tavolo del Cdm la prossima settimana. 


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