Sei in: Home » Articoli

La contrattazione collettiva

Condividi
Seguici

Cos'è la contrattazione collettiva, la differenza tra contrattazione statica e dinamica, le prerogative dei lavoratori e la tutela del datore di lavoro
lavoro fabbrica industria licenziamento lavoratore

  1. Cos'è la contrattazione collettiva
  2. Struttura contrattuale
  3. Limiti alla derogabilità del contratto collettivo

Cos'è la contrattazione collettiva

Con il termine di contrattazione collettiva, si intende il rapporto fra sindacati dei lavoratori e associazioni dei datori di lavoro (o singoli datori), attraverso il quale si definiscono parametri e regolamentazioni ai quali dovranno rispondere gli stessi contratti di lavoro collettivi e individuali.

Contrattazione statica e dinamica

Il contratto collettivo che scaturisce da tale contesa, contempera, dunque, sia le prerogative dei lavoratori, avanzate dalle pressioni sindacali, sia la tutela del datore di lavoro, regolando, generalmente, tanto gli aspetti normativi del rapporto, quanto lo stesso aspetto economico.
Qualora tale processo si esaurisca con la stipulazione del contratto, si parla di contrattazione statica; se, invece, quest'ultimo ne disciplina anche la sua stessa applicazione, si fa riferimento alla contrattazione dinamica.

Struttura contrattuale

La contrattazione collettiva si può svolgere a più livelli organizzativi, dai quali derivano diversi tipi di contratti, dando così origine ad una specifica struttura contrattuale. Si tratta di una struttura gerarchica, ove i livelli superiori dettano i limiti entro i quali si svolgono gli accordi sottostanti.

Accordo interconfederale

Con l'accordo interconfederale, ad esempio, vengono definite regole generali applicabili a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla propria categoria produttiva. Alla sua definizione, figurano, generalmente, Confindustria e le grandi organizzazioni sindacali nazionali.

Il contratto collettivo (CCNL)

Il CCNL, ossia il contratto collettivo nazionale di categoria, è invece destinato a regolamentare le singole categorie produttive, definendone, ad esempio, i trattamenti economici base e gli aspetti normativi di un ben determinato settore.
Infine, il contratto decentrato, ha carattere maggiormente specifico e riguarda una circoscritta area territoriale (provinciale o regionale) o, addirittura, una singola azienda. Il suo scopo è quello di integrare la normativa stabilita dagli accordi precedenti, in funzione delle esigenze concrete di chi vi opera.

Limiti alla derogabilità del contratto collettivo

Il contratto collettivo, che riveste la funzione di accordo di diritto privato ed è pertanto subordinato alla legge, può assumere prevalenza solo in forza della "inderogabilità in pejus", ossia qualora introduca condizioni maggiormente favorevoli per il lavoratore.
Ad esempio, con un contratto collettivo, non è possibile applicare una decurtazione dello stipendio o la revoca di un diritto fondamentale, già acquisito dal lavoratore.
In mancanza di un rapporto di gerarchia, viene invece adottato il criterio della successione temporale, affidando la derogabilità al contratto collettivo successivo.
Vista la loro natura privatistica, i contratti collettivi risultano vincolanti soltanto per i lavoratori iscritti alla Confederazione sindacale coinvolta; tuttavia, gli altri lavoratori possono ugualmente aderire al contratto, anche in maniera tacita, qualora non manifestino tempestivamente il proprio dissenso.
(06/04/2014 - Il diritto in pillole)
In evidenza oggi:
» Cellulare alla guida: multe fino a 2.588 euro
» Negoziazione assistita: l'avvocato lo paga lo Stato
» Il reato di maltrattamenti in famiglia
» Fisco: arriva il maxisconto sull'acquisto casa
» Codice della strada: arriva la riforma

Newsletter f t in Rss