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La fortuna del potere costruita sull'incuria e l'incompetenza.

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Dr. Luigi Vitale - Ad alcuni studiosi piace pensare che il capitalismo non sia fonte di democrazia.
Leggendo un testo di Perlingieri, grande giurista e riconosciuto costituzionalista, l'idea che mi si forma in mente è quella di una Economia che ha sembianze di un mostro in grado di divorare tutto ciò che incontra. Eppure dell'economia non possiamo proprio fare a meno. E' alla base degli equilibri sociali. 
Tuttavia di equilibrio si può parlare solo laddove esista una un equa distribuzione.
Purtroppo questo non sempre accade. Responsabili sono i nostri politici, di oggi e di ieri.
Certo, all'indomani della grande guerra il sentimento sociale prevaleva su tutto, questo il motivo di un articolo "icona" della nostra Costituzione, il numero 41.
Ma doveva arrivare il boom economico degli anni '60, il sentimento sociale lascerà gradualmente il posto ad un sentimento pratico, individualista. Sarà proprio la politica a disinteressarsi di questo mutamento, ad allontanarsi da una linea ben tracciata dieci anni prima dai nostri costituenti. La corruzione, la disinformazione, l'arricchimento personale, sono i nuovi valori di massima. La crisi economica degli anni '80 vede l'ennesima iniqua redistribuzione della ricchezza verso determinati gruppi. La popolazione assiste impotente decisioni di politica economica che dovranno comportare non la crescita finanziaria del Paese, bensì quella del debito pubblico, che andrà a pesare come un macigno ogni singolo individuo delle prossime generazioni. Questo mentre nella casta molti erano quelli che acquisivano diritti e privilegi spesso inquantificabili e ancora più spesso ingiustificabili. Negli anni '90 doveva esplodere il primo caso nazionale denominato "tangentopoli" che diede luce a sporchi maneggi e malavitosi collusioni fra finanza e politica. Nel frattempo il governo decise di alzare il premio a chi decideva di acquistare titoli dello Stato. Nei primi anni '80 il debito pubblico era decisamente inferiore al 60% del Reddito nazionale, cioè molto al di sotto di quel parametro deciso da tutti i Paesi membri, che si può ritenere un giusto limite da non travalicare per non perdere l'equilibrio.
Purtroppo, in un decennio una grande svalutazione vede salire di molto gli interessi da pagare. 
La svalutazione può anche essere una decisione politica, a volte anche sotto la pressione di lobby finanziarie che hanno tutto l'interesse a rompere gli equilibri economici, per speculare sui risparmi della popolazione. 
Ma la crisi economica del'87 avrebbe dovuto insegnarci molto, se non tutto.
Dagli anni '90 un nuovo apparente equilibrio viene impostato da finanza e politica. 
Da una parte vediamo crescere il debito pubblico, non perchè aumentano le spese per i servizi come istruzione o sanità, tutt'altro questi andranno calando, dall'altra vediamo crescere la pressione fiscale.

Interessante notare che il costo del debito pubblico inteso come quei servizi utili alla società, cioè la difesa, le prestazioni sanitarie e pensionistiche, istruzione e giustizia; sono costi che potrebbero essere tranquillamente pagati con il Reddito nazionale attuale, anzi, avanzano soldi (tecnicamente si definisce "Avanzo primario").
La realtà è che il bilancio pubblico  si porta in disavanzo cioè in "Deficit finanziario" e questo perché oltre al debito esiste una importante quota di interessi passivi, oggi di circa 90 miliardi di Euro.

La questione è drammatica, con il nostro reddito non riusciamo a coprire debito più interessi ormai da molti anni. A tutto vantaggio di speculatori finanziari. Non sembra prevedibile una via d'uscita da parte della politica. 
Concetti ben conosciuti anche in giurisprudenza sono quelli di usura e anatocismo: Quando rilevano a livello privato si parla di reato. Ma quando le stesse dinamiche si verificano a livello pubblico non se ne parla!
Intendiamoci non si tratta di un problema che coinvolge solo l'Italia. Le stesse dinamiche si registrano in Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Irlanda e in molti altri Paesi comunitari o extracomunitari, perfino in Giappone.
Non sono certo i cittadini i responsabili della crisi del debito sovrano (non possono essere accusati di quell'incuria ed incompetenza che ha caratterizzato il mondo politico). In concreto però sono loro a farne le spese. 

Probabilmente c'è bisogno di una presa di coscienza collettiva, bisogna comprendere che una parte della quota destinata al pagamento di interessi passivi, (senza contare quello che si può risparmiare a livello di costi della politica con tutte le sue ramificazioni a livello locale) può essere destinata con successo alla creazione di milioni di posti di lavoro !
Ad un equilibrio economico reale ed equo.

luigivitale02.wordpress.com

(16/01/2014 - Luigi Vitale)
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