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Il Consiglio dei Ministri ha varato una manovra da 90 pagine (la Legge di Stabilità 2014), che nell'arco di tre anni, dal 2014 al 2016, permetterebbe di intervenire con 27,3 miliardi e di ridurre la pressione fiscale di un punto percentuale
Per il prossimo anno si potrebbe raggiungere il 2.5% di rapporto deficit/Pil come da accordi europei almeno secondo quanto dichiarato dal premier Letta in conferenza stampa, che con tale provvedimento guarda due anni oltre la sua legislatura, senza tagli sul sociale né aumento delle tasse. 

L'obiettivo è quello di ridurre la pressione fiscale con un contributo di 5,6 miliardi per le imprese e di 5 miliardi per i lavoratori e con incentivi per i nuovi contratti a tempo indeterminato. 

La sanità rimane intoccabile per tutto il triennio, vengono rifinanziati ecobonus, ristrutturazioni edilizie e 5 per mille. Le risorse arriveranno da una serie di tagli sulla spesa di Stato e Regioni, che frutteranno complessivamente 3,5 miliardi, sulla vendita di beni pubblici, rivalutazione cespiti, aumento delle tasse sui bolli per la gestione dei titoli. 
100 milioni verranno anche dalla riduzione dei giorni elettorali: si voterà solo di domenica. 
Resta ora da capire la natura degli interventi fiscali, che secondo Letta permetteranno di ottenere 1,9 miliardi, e della Trise, l'imposta destinata a sostituire Tares e Imu sulla prima casa.

In un comunicato stampa di Palazzo Chigi si dichiara che "La Legge di Stabilità per il 2014 segna una svolta nella programmazione economico-finanziaria degli ultimi anni, realizzando le due priorità di politica economica del Governo: favorire la crescita e promuovere l'occupazione."

Gli obiettivi sembrano ambiziosi, si vuole infatti avviare un progressivo percorso di riduzione della tassazione su famiglia di imprese e una progressiva razionalizzazione della spesa pubblica.

Il 27,3 miliardi di euro della manovra saranno destinati in parte agli sgravi fiscali, in parte ad azioni sociali, progetti d'investimento, impegni internazionali; ed in parte per "investimenti a livello locale e la restituzione di debiti commerciali di parte capitale".

Nel comunicato stampa si parla anche di quelle che dovrebbero essere le coperture, che a detta del governo dovrebbero derivare in parte da tagli alla spesa, in parte da interventi fiscali senza effetti depressivi sull'economia e in parte da "dismissioni, rivalutazioni, cespiti e partecipazioni, trattamento perdite".

I principali blocchi di interventi riguardano:

1. Interventi in favore di persone e famiglie
In questo blocco di interventi rientrano le annunciate riduzioni dell'Irpef, il rifinanziamento della cassa integrazione guadagni,  nuove misure contro la povertà, disposizioni in favore degli soldati.

2. Interventi in favore delle imprese
Si tratta di una serie di misure che consentono una riduzione del costo del lavoro, detrazioni per nuove assunzioni a tempo indeterminato, l'incremento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese lo stop all'aumento dell'Iva per le imprese sociali.
 
3.  Investimenti. In questo blocco rientrano l'allentamento del vincolo del patto di stabilità per i Comuni, la manutenzione straordinaria delle Ferrovie e la velocizzazione del Corridoio Adriatico, la ricostruzione dell'Aquila, gli Ecobonus e le ristrutturazioni edilizie.
 
4. La service tax
 Abbiamo già parlato in un precedente articolo  della nuova imposta sui servizi municipali che prenderà il posto di IMU e TARES. La nuova tassa denominata Trise, si divide in due componenti: una diretta a coprire il costo dei servizi di raccolta rifiuti (e che sarà versata da chi occupa materialmente l'immobile) e l'altra andrà a coprire i costi per i servizi indivisibili offerti dai comuni. Quest'ultima viene calcolata sul valore catastale e pagata in parte dei proprietari e in parte da chi occupa l'immobile.

Non sono mancate naturalmente le proteste: Le nuove misure infatti non sono piaciute ai sindacati che criticano i tagli nel pubblico impiego (blocco dei contratti e del turn-over, taglio agli straordinari) fanno notare come la riduzione del cuneo fiscale, a conti fatti,  porterà nelle tasche dei lavoratori solo 14 euro in più.
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(16/10/2013 - A.V.)
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