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Omofobia? No, grazie!

amici gay
di Barbara LG Sordi -
In queste settimane ho seguito con passione gli interventi sul portale Studiocataldi legati alla proposta di legge sull'Omofobia. È certamente un tema delicato, come in realtà lo sono molti altri, e sono rimasta basita da quel che è accaduto in Parlamento, con un Bonanno imbufalito e che esibisce finocchi pensando così di poter bloccare l'approvazione di una legge che è semplice esempio di civiltà. Così come sono stupita dalle affermazioni di Barilla, che dichiara che mai e poi mai utilizzerà coppie gay per pubblicizzare i suoi prodotti (che forse i gay non acquistano in quantità copiose, mi domando).

Ora, dopo aver letto il bel pezzo scritto dall'Avv. Carmelo Cataldi, vorrei intervenire in merito all'argomento omosessualità, e relativo "terrore omo", od omofobia appunto.
Mi permetto di farlo perché vivo a Milano, capitale della moda italiana (nonché sede di parecchie aziende gay) per eccellenza e designer io stessa. Da più di vent'anni lavoro e frequento, anche per amicizia, uomini e donne dichiaratamente gay. E vi assicuro che non ho mai contratto alcun tipo di malattia che abbia fatto oscillare le mie tendenze sessuali, da sempre etero. Da ciò deduco che l'omosessualità non è di per sé una malattia, che colpisce in gioventù manifestandosi con il desiderio di indossare i tacchi materni oppure appiattire le proprie protuberanze. Quindi potrebbe essere che la tendenza sessuale sia una "sensibilità" che si sviluppi con gli anni, così come al pari potrebbe essere una strana mutazione genetica che manda in tilt la percezione del proprio Io. Sia quel che sia, per me nascere con un organo sessuale piuttosto che un altro non deve corrisponde per forza ad avere pulsioni sessuali verso uno o quell'altro sesso, non può esserci una regola che determina le nostre scelte intime. Fintanto che queste non vadano a lede minori o disabili, o rasentino la violenza e l'aberrazione.

Detto ciò, non essendo io né credente né praticante, non giudico chi non vuole procreare o avere una famiglia tradizionale (ma poi scusate, avrete ben notato quanti omosessuali vogliono poter far valere il proprio diritto all'adozione? O cercano maternità e paternità in via assistita o surrogata? Tantissimi mi risulta), giudico chi si permette di voler annientare i diritti di esseri umani che a livello fisiologico sono assolutamente uguali a qualsiasi altro essere umano eterosessuale. Paragonarci agli animali ha poco senso, anche se reputo gli animali molte volte più sensibili delle persone: la complessità delle nostre sovrastrutture ci porta per forza di cose ad essere diversi da qualsiasi altra espressione di vita sulla terra. E ciò dovrebbe valere a prescindere da credere o meno in Dio. Dalle mie vaghe reminiscenze cattoliche mi ricordo con gran piacere la figura di un figlio di Dio tollerante con reietti, ladre e prostitute. Possiamo noi allora giudicare chi è diverso da noi?
Email barbaralgsordi@gmail.it
(29/09/2013 - Barbara LG Sordi)
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