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Cassazione: l'incapacitā di testare ex art. 591 codice civile

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La Corte di Cassazione si č di nuovo pronunciata, con la sentenza n. 2212 del 2013, sul tema della incapacitā di testare ex articolo 591 codice civile e sull'annullamento del testamento per incapacitā del testatore.
Nel caso di specie, il de cuius aveva dapprima redatto un testamento olografo, nominando come erede un centro residenziale per anziani, mentre recava una data successiva il testamento pubblico con il quale erano stati nominati eredi universali due altri soggetti.

Tanto il giudice di primo grado, quanto la Corte d'appello hanno ritenuto che la testatrice non fosse capace di intendere e di volere all'atto della redazione del testamento pubblico, sulla scorta delle deposizioni dei testi, di referti medici specialistici e delle argomentazioni del consulente tecnico d'ufficio.

Secondo la Corte Suprema č ineccepibile la considerazione operata dalla corte territoriale sulla irrilevanza del fatto, in quanto tale, che il testamento sia stato redatto da un notaio. Da tale circostanza non discende necessariamente che il testatore per questo semplice motivo abbia integre le sue facoltā mentali. In tal senso si era giā pronunciata la Cassazione (sentenza n. 4939 del 1981) laddove afferma che dalla pura circostanza che il testamento venga redatto da un notaio, ossia da un pubblico ufficiale e da persona fornita di adeguata cultura letteraria, non deriva per forza di cose che il disponente abbia il pieno possesso delle sue capacitā mentali. Infine, il giudice di legittimitā affronta la questione dell'onere della prova in tema di annullamento del testamento per incapacitā del testatore, aderendo ad un consolidato orientamento giurisprudenziale sul punto, per cui l'onere di provare che il testamento fu redatto in un momento d'incapacitā di intendere e di volere del testatore grava sulla parte che abbia dedotto tale incapacitā, mentre incombe sulla controparte l'onere di provare la validitā del testamento in quanto redatto in uno spazio temporale di luciditā.

Vai al testo della sentenza n. 2212/2013
(14/04/2013 - A.V.)
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