La sentenza n. 13282/03 della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha affermato che il patto di non concorrenza del lavoratore (art. 2125 c.c.) può riguardare qualsiasi attività lavorativa che possa competere con quella del datore di lavoro e non va quindi limitata alle mansioni espletate dal lavoratore nel corso del rapporto. I Giudici del Palazzaccio hanno dunque precisato che tale patto è nullo se la sua ampiezza è tale da impedire al lavoratore di esplicare la sua professionalità in limiti che ne compromettono ogni potenzialità reddituale. Il giudice di merito avrà pertanto il compito di procedere a tale accertamento tenendo conto della concreta personalità professionale dell’obbligato, ma non potrà ritenere nullo il patto stesso per il solo fatto di non avere circoscritto l’obbligo di astensione del lavoratore alle attività esercitate presso il datore di lavoro.
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(10/11/2003 - Roberto Cataldi)
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