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CGIL: in arrivo aumento pressione fiscale con scambio Iva-Irpef

Secondo quanto emerge da uno studio della Cgil condotto dal dipartimento politiche economiche, sarebbero circa 11 milioni di contribuenti italiani (cosiddetti incapienti) ossia con un reddito imponibile alle soglie minime ed esenti e dunque dell'Irpef a, che rischiano un vero e proprio salasso dall'aumento dell'Iva. Il provvedimento andrebbe infatti a colpire soprattutto famiglie numerose, quelle con un solo percettore o quelle costituite da giovani o da solo anziani. In sostanza, spiega Cgil, sarebbe proprio questa la fascia della società italiana che andrebbe a subire un aumento iniquo in base alle linee di riforma fiscale che si stanno delineando. Nello studio del sindacato denominato “Dalle persone alle cose? No grazie!” si fa riferimento alle ipotesi di riforma che prevedono uno spostamento del prelievo tributario dalle persone le cose con un aumento delle aliquote Iva. Si parla infatti dell'aumento di due punti percentuali dell'aliquota minima che passerebbe dal 4% al 6%; dell'aumento dell'aliquota ridotta che passerebbe dal 10% all'11% e dell'aumento dell'Iva ordinaria che passerebbe dal 20% al 21%. Allo stesso tempo ci sarebbe una riduzione dell'Irpef oltretutto di misura inferiore rispetto agli aumenti. In sostanza si tratterebbe di un ulteriore incremento della pressione fiscale. Un sistema del genere secondo la Cgil “incrementerebbe le entrate di circa 8 miliardi mentre ridurre di un punto l'Irpef, portare ad esempio la prima aliquota dal 23% al 22%, costerebbe allo Stato circa 1,9 miliardi di mancate entrate senza risolvere niente perché genera un ‘beneficio' che va dai 13 ai 75 euro l'anno”. Un grave errore dunque secondo il sindacato che andrebbe a gravare integralmente sulle fasce medie e basse. Ma non basta.
Secondo il sindacato “le persone e le famiglie con livelli di reddito e di consumo medio-bassi sarebbero più colpiti e, probabilmente, ridurrebbero la loro propensione al consumo a fronte dell'aumento dei prezzi. Oltre a questo svantaggio microeconomico, l'aumento dell'inflazione comporterebbe un effetto negativo macroeconomico per l'intero sistema-paese”.
(19/06/2011 - N.R.)
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