Rivalutazione monetaria dei crediti previdenziali

La Corte Costituzionale ha sancito, con sentenza n. 156/1991, che l'art. 442 c.p.c. è incostituzionale nella parte in cui non prevede che il giudice, quando pronuncia sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro per crediti relativi a prestazioni di previdenza sociale, deve determinare gli interessi a tasso legale dovuti e il maggior danno eventualmente subìto dal titolare del diritto per la diminuzione del valore del credito a causa della svalutazione monetaria. Si tratta di una rivalutazione della somma che il giudice fa avvalendosi di indici ISTAT.

Tale principio, sempre per orientamento della Corte Costituzionale (sent. n. 196/1993), è valido

anche per le prestazioni di assistenza sociale obbligatoria. Infatti la suddetta sentenza estende espressamente anche a queste prestazioni il medesimo trattamento dei crediti inerenti alle prestazioni di previdenza sociale per quanto riguarda il calcolo degli interessi legali e il risarcimento del maggior danno sofferto dal titolare per la diminuzione del valore delle somme a lui dovute. La conseguenza è che anche nell'ambito del contenzioso previdenziale ed assistenziale (ipotesi di ritardato pagamento delle prestazioni da parte degli enti previdenziali) si applica una regola analoga a quella del comma 3, art. 429 c.p.c. Il comma 3 dell'art. 429 c.p.c. prevede, infatti, il cumulo della rivalutazione con gli interessi legali nei casi di ritardato pagamento dei crediti di lavoro da parte del datore di lavoro.

Non va comunque trascurata la rilevanza delle modifiche introdotte in materia dalla Legge n. 412/1991 (così come successivamente modificata dalla Legge n. 296/2006); pertanto l'art. 442 c.p.c. deve essere applicato coerentemente alle disposizioni ivi contenute. L'art. 16, comma 6 della suddetta legge attribuisce al titolare della prestazione, a titolo di risarcimento del danno dovuto al ritardato pagamento, il diritto alla maggior somma tra il differenziale di svalutazione e gli interessi legali calcolati sull'ammontare nominale del credito. In sostanza l'importo degli interessi legali è portato in detrazione delle eventuali maggiori somme dovute per svalutazione. L'ente previdenziale deve corrispondere gli interessi legali a decorrere dalla data di scadenza del termine previsto per l'adozione del provvedimento sulla domanda presentata dall'interessato se questa risulta completa di tutti gli atti, i documenti e gli altri elementi necessari per l'avvio del procedimento. Se la domanda risulta essere incompleta, invece, gli interessi legali dovuti decorrono dalla data del suo perfezionamento.

L'art. 152 disp. att. c.p.c. (modificato dalla Legge n. 269/2003) stabilisce che nei giudizi promossi per ottenere prestazioni previdenziali o assistenziali, la parte soccombente non può essere condannata al pagamento delle spese processuali se risulti titolare di un reddito imponibile ai fini IRPEF inferiore ad un determinato limite ivi previsto. Per effetto della Legge n. 69/2009, inoltre, le spese, le competenze e gli onorari liquidati dal giudice nei giudizi per prestazioni previdenziali non possono superare il valore della prestazione dedotta in giudizio.

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