Mezzi di prova

Nel rito speciale del lavoro, le forme del giudizio in appello sono in sostanza le stesse di quelle del primo grado. La Corte d'Appello, però, al contrario del Tribunale, conserva la sua composizione collegiale. Anche nel secondo grado, tutto il giudizio, compresa l'eventuale fase di istruzione, si svolge nell'udienza di discussione davanti al collegio, in cui uno dei giudici è incaricato dal Presidente della sola relazione. Occorre, inoltre, ricordare che mentre è possibile stare in giudizio personalmente in primo grado, ciò non è possibile nel secondo. Anche nel rito del lavoro è ammissibile la riserva di impugnazione contro le sentenze non

definitive.

Nell'udienza di discussione in appello non sono ammessi nuovi mezzi di prova, ad eccezione del giuramento estimatorio. Nuovi mezzi di prova sono ammissibili solo se il collegio, anche d'ufficio, li ritiene indispensabili per decidere la causa (art. 437, comma 2, c.p.c.). È salva la possibilità per le parti di deferire il giuramento decisorio in qualunque momento della causa. Il concetto di "indispensabilità" relativo alle nuove prove da ammettere, è legato ad una valutazione discrezionale che solo il collegio può fare, valutazione avulsa da ogni altro criterio di orientamento oggettivo. Detta valutazione può riguardare anche l'interrogatorio libero delle parti poichè, seppure la legge non lo prevede espressamente, neppure lo esclude.

Per quanto riguarda, invece, la produzione di documenti, un orientamento piuttosto recente della Cassazione nega la producibilità in appello di nuovi documenti, ad eccezione di quelli che sono stati costituiti successivamente e di quelli richiesti per via dell'imprevedibile decorso del processo. Sempre la Cassazione è orientata a sostenere la tesi secondo cui i documenti, per via delle modalità di produzione, non sono soggetti anche alla preventiva valutazione circa la loro indispensabilità, ma solo al normale giudizio di rilevanza.

Quando vengono ammesse nuove prove, il giudice deve comunque assicurare la parità di trattamento per tutte le parti. Il giudice, in questo contesto, non può avvalersi dei suoi poteri d'ufficio per ammettere prove su fatti non allegati in primo grado o che siano in contrasto con l'istruttoria già esperita, specie se l'appellante resta in contumacia. Non sono comunque mai ammissibili mezzi di prova interessati da decadenza. Se invece la decadenza non si è ancora verificata, sono ammissibili in appello le prove già offerte in primo grado e non ammesse oppure ammesse in primo grado, ma non esperite.

L'art. 437 c.p.c. stabilisce che, qualora siano ammesse nuove prove, il collegio giudicante fissa, entro 20 giorni, l'udienza in cui queste devono essere assunte con successiva emissione della sentenza risolutiva.

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